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ARTE E CULTURA

I megaliti delle Incavallicata sul quotidiano 'Libero'. Riprese le tesi di Canino

L'architetto cosentino: "Sono sculture fatte dall'uomo e non pietre. Non credete alle mie parole, andate guardate, toccate con mano queste meraviglie e vi convincerete"

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Martedì 27 Giugno 2017 - 16:43

Oggi il quotidiano nazionale "Libero" diretto da Vittorio Feltri, si occupa con un bellissimo articolo della giornalista Lucia Esposito, delle pietre delle Incavallicata, riprendendo il lavoro di un architetto cosentino Domenico Canino che ormai da 15 anni si occupa del sito di Campana.

"Sono sculture fatte dall'uomo e non pietre. Non credete alle mie parole, andate guardate, toccate con mano queste meraviglie e vi convincerete". Questa la sua tesi. Cosenzainforma ha chiesto a Domenico Canino un suo intervento che riportiamo di seguito: 

In Europa ci sono molti siti di grandi megaliti, da Stonehenge in Inghilterra, a Carnac in Francia, in Corsica, in Sardegna e in altri luoghi. Tutti i grandi megaliti vengono fatti risalire dagli archeologi a circa 5000 anni fa, epoca neolitica. E sono solitamente MENHIR (pietra singola) e DOLMEN (pietre accavallate).  In Calabria, a Campana, quindi nella Sila Greca, ci sono due enormi megaliti, ma contrariamente a tutti gli altri dislocati in Europa si presentano con altre forme: uno è zoomorfo, raffigura, infatti, un elefante, e l’altro è antropomorfo, visto che rappresenta due gambe di un gigantesco uomo. Entrambi sono incompleti e usurati dal tempo.

L’elefante e il ciclope, così sono chiamati a Campana da sempre, sono state reputate per secoli pietre modellate dal vento, ma dal 2002 si sono accesi i riflettori dei media e le statue sono state oggetto di studio da parte mia e di numerosi altri appassionati. Rilievi, fotografie, documentari sulle maggiori tv di tutto il mondo, ma il mistero rimane. Per avere certezze bisogna fare indagini scientifiche con il microscopio e verificare il tipo di utensile utilizzato per la modellazione scultorea. Era metallico o anch’esso era di pietra? Che scopo aveva una rappresentazione simbolica in così grande scala? Erano dei simboli religiosi oppure rappresentavano un avvenimento storico?  Nelle mappe geografiche della Calabria sono presenti sin dal 1603, dove sono indicate come “Cozzo delli Giganti” sulla carta di Giovanni Antonio Magini. E poi un poesia del 1694 del vescovo Marino di Campana descrive la seconda statua come “il gran Colosso” caduto al suolo a causa di terremoti.

Troppi misteri. Resta il fatto che sono i soli megaliti antropomorfi e zoomorfi presenti in tutta Europa. Per vederne altri bisogna andare in Egitto, in Mesopotamia o all’isola di Pasqua. Abbiamo un tesoro da studiare e valorizzare: noi calabresi ne saremo all’altezza considerato che in tutti questi anni (quindici per l’esattezza) non si è avviato uno studio né si è cercato di valorizzarle come meritano?




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