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CRONACA

Il sindaco Occhiuto incontra Papa Francesco

L'Anci ricevuta in Vaticano

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Domenica 01 Ottobre 2017 - 19:39

"La città di cui vorrei parlarvi riassume in una sola le tante che vi sono affidate". E' da primo cittadino, da "fratello", che il Papa si rivolge ai sindaci d'Italia aderenti all'Anci, a cui nel suo discorso, attribuisce tre virtù nel governare, quella "della prudenza", del "coraggio" ma anche della "tenerezza" nei confronti dei più deboli. Le città siano basate sulla solidarietà vera che evita caos e violenza Francesco indica loro come può una città essere "segno della bontà e della tenerezza di Dio", "anticipo e riflesso della Gerusalemme celeste" che "profuma di cielo e racconta un mondo rinnovato" da relazioni di "fraternità" e "comunione", da una solidarietà vera. "È una città che non ammette i sensi unici di un individualismo esasperato che dissocia l’interesse privato da quello pubblico. Non sopporta nemmeno i vicoli ciechi della corruzione, dove si annidano le piaghe della disgregazione. Non conosce i muri della privatizzazione degli spazi pubblici, dove il 'noi' si riduce a slogan, ad artificio retorico che maschera l’interesse di pochi". No a città a doppia corsia: occorre dilatare gli spazi Costruire questa città, spiega il Papa, non richiede uno slancio "presuntuoso verso l'alto", bensì un "impegno umile e quotidiano verso il basso", un impegno a fare spazio agli altri; e serve anche, soggiunge, un "cuore buono e grande nel quale custodire la passione per il bene comune" perché è questo che fa crescere la "dignità" , la "giustizia sociale" e la "corresponsbilità". "Perché la città è un organismo vivente, un grande corpo animato dove, se una parte respira a fatica, è anche perché non riceve dalle altre ossigeno a sufficienza. Penso alle realtà nelle quali viene meno la disponibilità e la qualità dei servizi, e si formano nuove sacche di povertà ed emarginazione.

È lì che la città si muove a doppia corsia: da una parte l’autostrada di quanti corrono comunque iper-garantiti, dall’altra le strettoie dei poveri e dei disoccupati, delle famiglie numerose, degli immigrati, di chi non ha qualcuno su cui contare". Visitare le periferie e mettersi in ascolto degli ultimi Con la vicinanza e l'affetto del "fratello" il Papa ribadisce ai sindaci l'invito forte a non "accettare schemi che separano" e fanno sì "che la vita dell'uno sia la morte dell'altro". Bisogna frequentare le periferie urbane, sociali e esistenziali perché, dice Francesco, è il "punto di vista degli ultimi la migliore scuola per capire i bisogni veri", per avere il "polso dell'ingiustizia" e anche per individuare "la strada per eliminarla". Occorre dunque, ribadisce, "costruire comunità dove ciascuno di senta riconosciuto come persona e cittadino, titolare di doveri e di diritti". Questa prospettiva, è la sottolineatura del Papa, richiede sia una politica che un'economia "nuovamente centrate sull'etica", un'etica "della responsabilità, delle relazioni, della comunità e dell'ambiente"; ugualmente c'è bisogno di un "noi autentico", di "forme di cittadinanza solide e durature". Serve una politica dell'accoglienza che non emergini nessuno "Abbiamo bisogno" richiama fortemente Francesco, "di una politica dell’accoglienza e dell’integrazione, che non lasci ai margini chi arriva sul nostro territorio, ma si sforzi di mettere a frutto le risorse di cui ciascuno è portatore. Comprendo il disagio di molti vostri cittadini di fronte all’arrivo massiccio di migranti e rifugiati. Esso trova spiegazione nell’innato timore verso lo 'straniero', un timore aggravato dalle ferite dovute alla crisi economica, dall’impreparazione delle comunità locali, dall’inadeguatezza di molte misure adottate in un clima di emergenza".

E' un disagio superabile, conclude il Papa, "attraverso l’offerta di spazi di incontro personale e di conoscenza mutua", quindi ben vengano le iniziative che già promuovo la cultura dell'incontro, lo "scambio di ricchezze artistiche e culturali" e la "conoscenza dei luoghi di origine dei nuovi arrivati". In tanti lo fanno già, riconosce, esprimendo ai sindaci l'auspicio che la diffusione di questi esempi cresca. La politica aiuti a guardare al futuro con speranza Solo così, dice Francesco, la politica potrà assolvere al suo compito fondamentale: "aiutare a guardare con speranza al futuro", la speranza che fa emergere le energie migliori di ognuno, dei giovani prima di tutto. Infine nel suo saluto il Papa assicura ai sindaci italiani la sua preghiera e li accompagna con un augurio speciale: "di potervi sentire sostenuti dalla gente per la quale spendete il vostro tempo, quella familiarità del sindaco col suo popolo, quella vicinanza. Se il sindaco è vicino al suo popolo la cosa va avanti, sempre".

 

Radio Vaticana




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