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CRONACA

Elezioni Ordine dei Giornalisti della Calabria. Affluenza record

Quant'è difficile esercitare un diritto, la cronaca di una giornata estenuante di voto. Nessuna donna nei posti di comando

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Martedì 03 Ottobre 2017 - 17:5

di Tania Paolino

Hotel Benny, Catanzaro. Il gruppo più consistente è arrivato intorno alle 10. In corso, le elezioni per il rinnovo dell'Ordine dei giornalisti della Calabria. Una giornata calda, in linea con le previsioni. Davanti alla porta di accesso all'albergo, vari capannelli: “Ciao, come stai? Da quanto tempo!”. Alcuni convenevoli, saluti e abbracci sinceri, strette di mano, poche pacche sulle spalle, almeno alla presenza altrui.

Se non altro, l'occasione è stata buona per rivedersi, conoscersi o, frequentemente, incontrarsi di persona, perché magari si è già amici di facebook.

A quanto dicono i veterani, mai vista quell'affluenza. Chi aveva già votato e usciva, aveva la faccia provata dalla lunga attesa e dal caldo. Non era una cosa incoraggiante, tuttavia, si era lì per un obiettivo e occorreva resistere, anche per il fatto che molti dei presenti avevano percorso diversi chilometri per raggiungere il capoluogo di Regione.

Una prima coda iniziava già nella hall, poi continuava lungo due rampe di scale, che conducevano nel piano più basso dell'hotel.

Si entrava, quindi, in una stanza vuota, caratterizzata da un caldo soffocante; finestroni chiusi e aria condizionata spenta mettevano ancora una volta a dura prova la resistenza dei votanti, prima del controllo delle quote, il cui regolare pagamento era un requisito per votare. Di nuovo la coda, che conduceva questa volta finalmente al seggio.

Qui dentro tutto ridiventava normale: l'aria condizionata accesa era il premio per aver fatto un'attesa di oltre due ore. Qualcuno a quel punto si lamentava della disparità di trattamento e della disorganizzazione: avrebbero potuto prevedere due seggi anziché uno. Ma quasi sicuramente nessuno si aspettava quella affluenza. “Un bagno di democrazia”, verrebbe quasi da dire.

E stavolta lo è stato davvero, senza esagerazione: per la prima volta nella storia dell'Ordine dei giornalisti della Calabria si sono contese le cariche gli uscenti e la lista di Giornalisti d'Azione, che diversi giorni prima dell'election day ha reso pubblici i nomi dei candidati e il programma, rompendo una lunga tradizione di silenzio e immobilismo.

Le urne hanno largamente riconfermato gli uscenti, cosa quasi scontata, ma non per questo hanno vanificato o ridimensionato la validità dell'esperienza della lista concorrente, che vanta ancora un altro primato, quello di aver candidato donne. Nessuna quota rosa però entra nei posti di regia del giornalismo calabrese, nonostante valide giornaliste siano presenti nella carta stampata e nelle varie emittenti televisive. Un Ordine maschilista, purtroppo, se tiene lontano le colleghe pubbliciste e professioniste, una interdizione su cui occorre fare una riflessione, anche perché in controtendenza con le scelte nazionali.

Ieri mattina erano soprattutto donne a votare, le giornaliste calabresi sono infatti tante e coraggiose, alcune di loro diventano facile bersaglio di un sessismo rancoroso o di minacce più importanti. Esposte in quanto donne e in quanto professioniste, che osano raccontare i fatti senza menzogna. Molte delle elettrici all'Hotel Benny erano giovanissime, qualcuna di loro raccontava con ingenuità disarmante di essere stata invitata a scrivere su fogli locali, tanto  poi “vedrai, ti faccio iscrivere all'albo”.

Un ricatto che si fa beffa del sogno, dell'impegno, delle competenze necessariamente richieste da questo mestiere, della gavetta, che qui più che altrove è il fondamento da cui iniziare il percorso. Affinché casta non sia, solo il merito andrebbe premiato, il cammino verso l'iscrizione all'albo o l'esercizio della professione dovrebbe essere difficile, non per settarismo o spirito “di casta”, al contrario, perché il giornalismo è prima di tutto servizio. Se ancora ha valore rischiare e in qualche caso anche morire per la verità, specialmente al Sud, la prima garanzia da pretendere da parte di un Ordine è la passione e la capacità di saper fare questo mestiere. Il giornalismo non può essere ridotto a una mera operazione di copia/incolla dei vari comunicati che arrivano alle redazioni. Pazienza anche qualche sgrammaticatura, se il pezzo è funzionale all'acquisizione di una verità, prima ancora che di una notizia.

Sempre ieri mattina, un anziano giornalista a un certo punto si è avvicinato e con tono scherzoso ha detto: “Vuole qualcuno dei miei bollini?”. Per lui il giornalismo è stato una seconda attività, dopo il lavoro vero e proprio, come per molti dei presenti. Perché, soprattutto in Calabria, di solo giornalismo non si può vivere. Ieri si è provato anche a ridargli la dignità di un lavoro. Ma è ancora difficile scardinare un modo di pensare e operare, che cerca protezione invece di garanzie, favori piuttosto che diritti, una scrivania al posto della strada, mezze verità contro i fatti. Il vero giornalismo è cassa di risonanza e megafono, chi non è pronto ad accenderli dovrebbe riconsiderare seriamente le proprie scelte.

 




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