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INPROVINCIA

Don Antonio, un uomo ‘nato’ sacerdote

A Pietrafitta è dal 2016. La sua opera va oltre la fede

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Lunedì 21 Maggio 2018 - 14:14

Padre “Speranza”. E’ questo il modo migliore, per raccontare don Antonio Abruzzini. E’ questo il modo migliore, per esaltare la sua figura e tutta la sua grandezza, umana e spirituale. Sì, proprio così. Perché don Antonio, prima che un uomo di fede, è un portatore sano di speranza, è un predicatore di bellezza, è un “ministro” di meraviglia ed è anche un divulgatore di Grazia. Umana e divina. Lui, prete da sempre, forse già da prima di venire al mondo, ovunque è andato e va a portare la sua missione di fede, ovunque è andato e va portare la parola di Dio, il conforto, i sorrisi, le carezze e la generosità, lascia un segno. Indelebile. Lascia un’impronta. Incancellabile.

L’ha fatto, per lungo tempo, come sacerdote della chiesa di San Pietro e Paolo, l’ha fatto e lo fa, durante le sue missioni in Africa, continua a farlo nell’associazione onlus “Stella Cometa”, fondata da lui e da don Battista Cimino, un altro “ultimo tra gli ultimi”, tra i dimenticati, tra i disperati, tra gli abbandonati, tra gli emarginati, tra i senza tetto e i senza tutto. Don Antonio anche se la chiesa, forse, non glieli riconoscerà, fa “miracoli”. Non cose dell’altro mondo. Cose terrene. Come far avvicinare le persone, come far abbattere i muri che separano, come far crollare i recinti che isolano dal mondo, dagli altri e, in alcuni casi, anche da se stessi. Don Antonio, abituato ad aiutare, lo fa con le parole, lo fa con l'ascolto. Già l'ascolto, la prima vera forma di aiuto concreto a chi ha bisogno. Perchè, per frettolosità, per vagabondaggine, per e per altri infiniti per, la gente ha smesso di ascoltarsi, di confidarsi.

Preferisce tenersi tutto dentro. Preferisce far finta di nulla. Soffrendo. Don Antonio, ora è a Pietrafitta. C’è, dal settembre del 2016. C’è stato mandato dal vescovo e da Dio, forse perché entrambi hanno capito che, lì, proprio lì, c’era urgente bisogno di lui. Don Antonio è arrivato nella chiesa di San Nicola, Santo patrono del borgo. A modo suo, in silenzio. In punta di piedi. Con il sorriso stampato in faccia, con le mani spalancate per accogliere e per donare e con la sua inseparabile speranza, usata come segnalibro, tra le pagine del Vangelo. A Don Antonio è anche stato fatto anche un altro regalo: gli è stato affidato il convento di Sant’Antonio, un piccolo convento di frati cappuccini.

E ha anche riacceso la vitalità dell’oratorio “San Francesco”, ritornato ad essere di colpo, un luogo di ritrovo per giovani, una palestra aggregativa, un posto di speranza, un posto dove la luce, non solo splende. Ma anche guarisce. Sì, perché don Antonio, è tutto questo. E’ una persona semplice, umile, tenera, romantica, speciale. E’ una persona straordinaria. Che conquista e affascina. Tanto nella predicazione del Vangelo o nella celebrazione di un’omelia, quanto nella sua vocazione di essere d’aiuto, di esserci. Per tutti.

Carmine Calabrese




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