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SANITA' E SALUTE

Morì in ospedale. Ancora nubi sul caso Roselli

Il 63enne spirò all’Annunziata, Un calvario giudiziario e medico lungo quattro anni

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Venerdì 08 Giugno 2018 - 10:0

Un lungo calvario. Medico, diagnostico e giudiziario. Per i familiari di Francesco Roselli, scomparso all’Ospedale dell’Annunziata di Cosenza, per le devastanti complicazioni di una sepsi post chirurgica, gli ultimi quattro anni, sono stati un continuo viaggio all’inferno. Tra ricordi dolorosi e ricerca della verità. In attesa di arrivare ad “attraccare” al porto della giustizia. Quando Roselli morì, aveva 63 anni. Nel corso di questi quattro lunghi anni, fatti di denunce, di perizie, di confronti, di accuse e di dolore, non è stato ancora possibile stabilire una verità certa. Nel registro degli indagati, sono finiti i medici dell’equipe chirurgica della “Falcone” che, operarono il 63enne e se ne presero cura.

Nel corso dell’udienza, celebrata davanti al Tribunale di Cosenza, sono sfilati i consulenti medici: Francesco Ricci e Francesco Perticone, entrambi dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Secondo la Procura della repubblica, la morte del 63enne è un caso di malasanità. I medici, finiti sotto inchiesta, infatti, rispondono di omicidio colposo ma, anche di negligenza medica, per errata terapia farmacologica e per una serie di carenze nella gestione del post operatorio, nonché per l’errore commesso dagli stessi chirurghi durante la seduta operatoria. Secondo le determinazioni della pubblica accusa, Roselli venne operato con la tecnica della laparoscopia (è una tecnica chirurgica moderna, che permette al medico operante di diagnosticare e curare problemi e patologie, a livello della cavità addominale o di quella pelvica, senza praticare ampie incisioni chirurgiche,ndc) e non con l’utilizzo, ritenuto più sicuro, della laparotomia (si intende una incisione chirurgica della parete anteriore dell'addome che consente l'accesso alla cavità addominale e agli organi in essa contenuti, ndc).L’incubo per Francesco Roselli inizia il 20 giugno del 2014. Il 63enne, affetto da giorni da dolori e fastidi addominali, si reco al Pronto soccorso dell’Ospedale di Acri. Qui, (questo è quanto racconta la denuncia presentata dai familiari, ndc) dove una lunga visita, viene dimesso e convinto a ritornare a casa.

I medici, infatti, trattando l’addome, non riscontrano nulla di grave. Con un’ apposita terapia, i dolori e i fastidi, passeranno in fretta. Ma, non è così. Poche ore dopo, la situazione peggiora e questa volta, si opta per il trasferimento, tramite 118, all’Ospedale dell’Annunziata di Cosenza. Dopo una lunga visita, i medici del nosocomio cittadino, ne dispongono il ricovero, provvedendo anche ad inserire il suo nominativo nell’elenchi degli interventi urgenti. La cartella clinica, “parla” di “sospetta perforazione gastrointestinale”. Il 63enne, dopo i primi accertamenti, viene trasportato in sala operatoria. Ma, sempre secondo il racconto di chi ancora oggi, a distanza di quattro anni, cerca giustizia, risposte e verità, qualcosa in sala operatoria va storto. Cosa ancora non è stato accertato. Di certo, il 63enne muore. La causa del decesso, è dovuta a sepsi. Di questo ne è più che sicuro il legale della famiglia Roselli, Vincenzo Conforti, costituitasi parte civile. Secondo il legale, “ci sono pochi dubbi, sulle responsabilità mediche degli imputati. Da sempre, siasmo convinti che la morte di Francesco Roselli è strettamente legata ad una serie di negligenze. Una su tutte, la scelta della tecnica operatoria. Restiamo convinti di questa nostra certezza. Ora, non resta che attendere il pronunciamento di altri periti”. Il processo, è stato aggiornato al prossimo 11 luglio. Compariranno gli altri consulenti tecnici della Procura. La famiglia Roselli, tra fede e speranza, tra dita incrociate e mani giunte, spera dio conoscere la verità. Spera di avere giustizia.

Carmine Calabrese




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