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Fiera di San Giuseppe: Mercanti e mercanzie e il loro evolversi nei secoli

Il senso di questo evento sembra essere apparentemente mutato. Un tempo era occasione per effettuare scambi di merce di vario tipo oggi è forse anche pretesto per una pigra passeggiata

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    Nel corso dei secoli la Fiera è stata oggetto di una serie di cambiamenti dovuti soprattutto all’evolversi dei tempi, ciò ha determinato, come diretta conseguenza, un mutamento delle merci e dei mercanti, che secolo dopo secolo hanno pagato il loro tributo allo scorrere inesorabile del tempo. I “mercanti” si preparano all’esposizione dei loro articoli allestendo gli stand che, come ormai consuetudine da qualche anno animeranno viale Giacomo Mancini, lungo un percorso mutato con gli anni ma che è la continuazione di una tradizione secolare cara al cuore dei cosentini. In passato Cosenza riceveva i mercanti “…che portavano con loro mercanzie, informazioni, prodotti e idee, libri, nuove mode, notizie su mirabolanti invenzioni, incredibili scoperte, straordinari viaggi”.  Così il compianto Tobia Cornacchioni nel suo “Mercanti di Luce”, ci fa toccare con mano la fervida vivacità, la calda ospitalità e la grande sete di conoscenza che ha sempre caratterizzato la cittadina Bruzia. Anche oggi la Fiera non ha perso la sua dimensione internazionale. Commercianti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo non mancano all’appuntamento. Cinesi, che ormai hanno invaso la città, peruviani, che con i loro suoni suadenti creano un’atmosfera che ha tipizzato la manifestazione stessa; marocchini, camerunensi, senegalesi che si affaticano per accaparrarsi l’attenzione degli acquirenti. La Fiera riprende così a far circolare non solo prodotti ma anche idee, sentimenti e diversità culturali, nel rispetto di una tradizione secolare. L’artigianato e i prodotti locali, se pur in maniera minore, continuano a caratterizzare lo storico evento fieristico. Per quanto riguarda le mercanzie, il nuovo si incontrerà ancora una volta con il vecchio, e così, accanto alle produzioni artigianali locali, di varia natura sono le merci che campeggiano sulle bancarelle. Una modernizzazione imposta dal mutare dei tempi. “Urzuli” “Salaturi” “Carusielli” e“Pignate” testimoniano con la loro presenza la continuità di una tradizione atavica. Tra i prodotti da sempre presenti in Fiera, ci sono, come sempre e già da qualche giorno ormai in città, le varie tipologie di piante che attestano la venuta della primavera; i vimini che intrecciati con sapienza, danno vita ai tradizionali “cannistri”, cioè contenitori per la raccolta della frutta, e i famosi “panari” o “fulazze” per l’esposizione al sole dei pomodori, dei fichi o delle melanzane. Nel novecento la Fiera si svolgeva nelle prime giornate primaverili tra la chiesa di San Francesco di Paola e quella di San Gaetano. Vi si trovava di tutto. Dai variopinti e svariatissimi giocattoli, agli eccellenti prodotti tipici come le soppressate, i capicolli e le salsicce pepate e poi montagne di frutta e verdura con gli immancabili lupini e le carrube a far da padrone. Ma la nota caratteristica della Fiera era ed è costituita da due specialità gastronomiche: i cavallucci, confezionati con la pasta dei caciocavalli silani, e i mostaccioli, i tipici dolciumi della Fiera di San Giuseppe. Come tipici sono diventate le più recenti e saporitissime zeppole la cui forma richiama alla memoria un piccolo sole, in omaggio alla venuta della primavera. La fiera di San Giuseppe a Cosenza è, dunque, ben più di un appuntamento commerciale, è un annuale rinascere della comunità alla nuova vita, un voler ripercorrere una tradizione dall’antico sapore, alla quale, pur negli inevitabili mutamenti dovuti all’evolversi dei tempi, non si vuole rinunciare.

     

     

    Francesca Cannataro

     

     

     

     

     

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