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‘Il razzismo non è una favola’. Questo piatto non s’ha da fare

Un racconto di Maurizio Alfano per spiegare con una favola il razzismo ai bambini, ma anche agli adulti

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    C’era una volta, in un regno lontano, un principe alquanto strano. Il suo nome Don Intrigo, della nobile famiglia della Cipolla Bianca… Come ogni favola che si rispetti, anche quella inventata da Maurizio Alfano, esperto di politiche migratorie, ha un inizio che immerge sin da subito il lettore nel racconto e un contenuto allegorico importante e pedagogico. La sua morale, infatti, è l’abiura di ogni forma di razzismo, da quello esplicito, conclamato e propagandato a quello subdolo, inconscio e altrettanto pericoloso. Protagonisti sono gli ortaggi: il prepotente Don Intrigo, di manzoniana memoria, che cerca di far fallire il progetto del pomodoro Renzo e della spiga di grano Lucia, salvare cioè il pomodoro pachino e altri ortaggi. La favola si arricchisce anche di altri personaggi e di situazioni divertenti, ma sempre fortemente simbolici, che guidano il racconto verso una fine catartica e fiduciosa in un mondo a colori, ancora da venire, ma possibile, per il quale vale la pena battersi e nel quale è necessario ancora credere. Alfano ha tentato un percorso non facile, spiegare il razzismo ai bambini, ma anche agli adulti, scegliendo un genere letterario antico e un linguaggio semplice, essenziale e, proprio per questo, evocativo. Il libro è dedicato al piccolo Aylan, il bimbo curdo siriano di tre anni, vittima di un naufragio dopo essere salpato da Bodrum, in Turchia, su un piccolo gommone. La foto del suo corpo esanime spiaggiato fu un colpo al cuore per chiunque la vide e scosse l’opinione pubblica mondiale, portando finalmente l’attenzione sulle migliaia di migranti in fuga dalla guerra in Siria. Con Aylan persero la vita anche la sorellina e la madre, erano tutti destinati in Grecia e, da qui, avrebbero tentato di raggiungere il Canada. Il suo piccolo corpo tra le braccia dell’uomo che lo raccolse sulla riva del mare fu la rappresentazione cruda, insensata, di una moderna “Pietà”. L’indignazione per alcuni giorni fece il giro del mondo, tra le persone semplici e i potenti, i quali ben presto dimenticarono e continuarono con le loro politiche ipocrite e cieche. Alfano con questa sua favola vuole arrivare al cuore nobile e puro dei bambini, di quelli occidentali soprattutto; un’educazione aperta, rispettosa delle diversità, improntata al rispetto reciproco e al dialogo è forse l’unica strada che rimane, nel momento in cui i Don Intrigo sembrano essere ancora numerosi e sordi alle sofferenze di tanta parte del mondo. Giustamente riconosciuta dall’Unar quale iniziativa di rilievo nell’ambito delle attività di prevenzione e contrasto delle discriminazioni razziali, l’opera è quindi un segnale di speranza: come in un piatto convivono ingredienti diversi, allo stesso modo possono coesistere popoli differenti ma con identici diritti.

    Tania Paolino

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