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PROCESSO BOZZO: GIUSTIZIA SBIADITA?

L' ex editore di Calabria Ora, Piero Citrigno, condannato a 4 mesi di reclusione. Che non farà mai.

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    COSENZA – Una pagina un po’ “sbiadita” di giustizia. Una pagina “colorata” di indignazione e rabbia. E’ con queste due immagini, diametralmente opposte fra di loro, sia a livello cromatico che nel senso figurato, che provo e voglio raccontare la lunga giornata di ieri, una giornata di attesa, ansia e speranza. Una giornata vissuta all’interno di un’aula del tribunale di Cosenza. Una giornata con Alessandro e per Alessandro. Bozzo. La giornata di ieri, però, alla fine s’è conclusa senza il più classico lieto fine. Piero Citrigno, ex editore di Calabria Ora, imputato per violenza privata nei confronti di Alessandro Bozzo, brillante cronista di politica e cronaca giudiziaria, suicidatosi in una maledetta serata di marzo di tre anni fa, è stato ritenuto colpevole. Condannato, in nome del Popolo Italiano, a 4 mesi di reclusione. Esatto 4 mesi. Appena centoventi giorni di reclusione. Che non farà mai. Lo so, scrivendo questo articolo e facendolo con questa fagocitante partecipazione emotivo, sto infrangendo un’infinità di leggi, soprattutto di natura deontologica. Un giornalista, infatti, nel racconto di una notizia, nello scrivere una storia, dovrebbe utilizzare solo il vocabolario dell’imparzialità. Ma, in questa storia, purtroppo non ci riesco. Anzi, senza il purtroppo. L’unico purtroppo che penso e credo meriti di essere sottolineato, evidenziato e ripetuto è che Alessandro non c’è più. E, nessun verdetto di colpevolezza, ce lo restituirà. Alessandro è andato via, all’improvviso. Lasciandoci tutti di stucco, con la bocca aperta e lio sguardo ancora pieno di incredulità e dolore. Lo stesso dolore che da quella maledetta sera di marzo mi porto dentro. Come un macigno. Come una colpa. Per non aver capito il suo tormento interiore, per non aver saputo interpretare il suo disagio, per non aver avuto, poco o tanto, tempo a disposizione per farmi una bella chiacchierata con lui. Come facevamo prima del 4 aprile del 2011, giorno del mio licenziamento e dell’inizio di un mio calvario. Ma questa è un’altra storia. Una storia che sto portando avanti nelle aule del tribunale, anche con Alessandro e per Alessandro (Carmine Calabrese)

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