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Vende l’oro di famiglia per comprare l’Iphone al figlio

Una decisione estrema che può essere collegata al disagio giovanile? Forse non possiamo più vivere senza la tecnologia?

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    Un Iphone di ultima generazione vale quanto l’oro di famiglia. Lo scambio è stato deciso da una madre dietro le insistenze del figlio che reclamava l’ultimo gioiello partorito dalla tecnologia della “mela” ed è uno scambio che fa riflettere sul valore che attribuiamo alle cose, così come ai limiti dell’educazione. Lo scambio, infatti, è tutt’altro che neutrale sia per quello che rappresentano nel nostro immaginario collettivo i due oggetti, sia perchè la relazione famigliare è sempre più improntata sui beni materiali piuttosto che sull’emotività. Di quest’ultimo aspetto ce ne accorgiamo ogni giorno che passa, per le pretese sempre più esigenti che avanzano i nostri figli, con i quali riusciamo a dialogare sempre di meno. Anche la presenza dell’adulto famigliare si fa sempre più rara e i nostri giovani, adolescenti con un grande bisogno di riconoscimento, pensano inconsciamente di poter sostituire i bisogni affettivi con gli oggetti che il mercato ci elargisce tanto generosamente. Ma il prezzo è ben più alto di quello presente sull’etichetta. Aumenta, infatti, il disagio giovanile e la devianza che si manifestano in forme variegate. Dalla mancanza di rispetto verso le persone e le cose alla pigrizia, dal bullismo alla dipendenza da stupefacenti e alcool, dalla disattenzione e scarsa motivazione a scuola fino all’insuccesso e all’abbandono scolastico. Uno scambio di merce che potrebbe sembrare naturale, porta con sé dinamiche psichiche e culturali profonde. Basti pensare a quello che l’oro può significare in una famiglia: ricordo di eventi straordinari, affetto di congiunti che magari non ci sono più, appartenenza ad un gruppo. L’Iphone è per antonomasia uno status symbol, attraverso il quale si cerca l’identificazione con il gruppo dei pari. E mentre l’oggetto partorito dal consumismo sfrenato, in cui i giovani sono immersi, passerà di moda creando ulteriori bisogni per acquisti sempre più costosi, il valore economico dell’oro non subisce grandi variazioni con una tendenza, nel grande periodo, ad aumentare. L’acquisto di un cellulare con funzioni base non avrebbe investito tante energie economiche quanto l’ultimo modello d’innovazione tecnologica. Sul bilancio famigliare 50 euro non pesano quanto 700. Il contesto in cui attecchiscono tali scelte è quello di una zona a prevalente sviluppo agricolo in cui la cultura contadina s’intreccia con gli aspetti deleteri della globalizzazione. Sono luoghi ai margini della città, dove il tessuto sociale appare sfilacciato e impoverito. Le nuove povertà, che colpiscono anche i nostri territori, hanno a che fare con quella che gli studiosi chiamano analfabetismo emotivo e analfabetismo funzionale. Abbiamo tanto in termini di merci, ma non riusciamo a configurarli in schemi significativi che riescano a migliorare qualitativamente la nostra vita. Se è vero che sono aumentati i punti vendita in franchising per la vendita del prezioso metallo a causa di una domanda in espansione per poter soddisfare bisogni di prima necessità, qualche perplessità potrebbe aiutarci a capire in che direzione si sta muovendo l’umanità. L’Iphon – ci chiediamo – è forse diventato un oggetto di prima necessità, di cui non possiamo fare a meno? Il nostro rapporto con la tecnologia è malato? O forse, ha ragione il duo rap J-ax e Fedez, quando in “Vorrei ma non posto” avvisa: “L’iphone ha preso il posto di una parte del corpo. E infatti si fa gara a chi ce l’ha più grosso”.

    Francesca Rennis

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