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Aggiornamento sul duplice omicidio: è legato al delitto di Galizia

Lo dicono gli inquirenti impegnati nelle indagini a San Lorenzo del Vallo

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    Un regolamento di conti? Una vendetta trasversale? L’onta di uno sgarro, pagata a caro prezzo?. Ancora una volta, la comunità di San Lorenzo del Vallo, tristemente famosa per essere stata il teatro della terrificante “strage di San Lorenzo”, ritorna, prepotentemente, sotto la luce dei riflettori. Per un fatto di sangue. Un duplice omicidio, efferato. Madre e figlia, infatti, sono state condannate a morte. Giustiziate, senza pietà con un rosario di pallettoni. Alla schiena. I corpi delle due donne sono stati scoperti all’interno del locale cimitero. All’interno del camposanto, al momento del fatto, c’era tanta gente. Ma, nessuno, pare, si sia accorto di nulla. Le due donne, secondo le prime indiscrezioni investigative, sono la madre e la sorella di Francesco Attanasio (nella foto) il giovane imprenditore di San Lorenzo del Vallo, residente a Rende, in carcere per l’omicidio di Damiano Galizia.

    LA PISTA INVESTIGATIVA – Gli inquirenti hanno pochi dubbi: il duplice omicidio delle due donne, è strettamente legato al delitto di Damiano Galizia ma, ancor di più, alla recente perquisizione, effettuata in casa dei familiari di Francesco Attanasio, reo confesso del delitto di Galizia e ristretto nel carcere di Reggio Calabria, dopo un periodo di detenzione nel penitenziario cittadino. C’è da ricordare, inoltre, che lo stesso Attanasio, alcune ore prima del delitto, fece una “soffiata” alla Questura, facendo ritrovare, all’interno di un magazzino di Rende, un autentico arsenale della mala. Quel magazzino, usato da Galizia, venne trovato dalla vittima con lo stesso interessamento di Attanasio. Tanti, troppi, tasselli ancora da far combaciare.

    L’AVVERTIMENTO – Prima di far “parlare” le bocche di fuoco, persone, non ancora identificate, e sulle quali sono ancora in corso minuziose indagini investigative, avevano lanciato, era lo scorso 3 maggio, un messaggio diretto alla famiglia Attanasio, entrando nella cappella di famiglia, incendiandola e devastandola.

    LA LITE E L’OMICIDIO – Ma, torniamo a quello che sembra il punto di innesco di questo giallo. Intricato e sanguinario. Fino a quel famoso e tragico 26 aprile, Francesco Attanasio, era un ecclettico ragazzo, con variegati interessi e con tanta voglia di sfondare e affermarsi nel campo della comunicazione, come editore, e nel ramo immobiliare, come agente e procacciatore di occasioni. Fino a quel famoso 26 aprile, Attanasio, con alle spalle anche un tentativo di sfondare in politica, sposando la causa di Callipo, allora candidato alla carica di governatore della Calabria, in competizione con l’attuale capo del governo regionale, Mario Oliverio, non aveva mai dato segni di squilibrio o di pericolosità. Né aveva mai dato l’idea di essere legato a “pezzotti” della mala. Fino a quel 26 aprile, questo ragazzo, tutto passione, lavoro, interessi e famiglia (sposato e con un figlio piccolo, ndc) affrontava le sue giornate, tra alti e bassi, ma con entusiasmo. Poi, però, qualcosa, soprattutto nell’ingranaggio mentale, s’è inceppato, facendo emergere tutte le sue fragilità. O, finendo per far precipitare le sue certezze, anche economiche. Poco solide. Francesco Attanasio, per sua stessa ammissione, è l’autore del delitto di Damiano Galizia, un omicidio avvenuto per un debito non saldato, per una lite sfociata in raptus e, forse, per tante, anche troppe, verità. Non dette. Quel giorno, in base alla confessione dello stesso Attanasio, l’omicida e la sua vittima, Galizia appunto, si diedero appuntamento, all’altezza dell’uscita di Cosenza Nord, per discutere di alcune cose: l’acquisto di un auto e la restituzione di un debito. Di 17mila euro. Dal punto d’incontro, i due decisero di spostarsi in una zona più appartata: una villetta di Arcavacata, sita in contrada Dattoli, in uso ad Attanasio. Quel faccia a faccia, però, non sarebbe stato, per niente, risolutivo. Anzi. La situazione è precipitata. Parole grosse, spintoni e un ceffone, ben assestato, che Galizia ha dato ad Attanasio. E’ stato proprio il ceffone a far deflagrare la rabbia dell’omicida che, senza nemmeno parlare, ha estratto la sua calibro 9 e fatto fuoco. Galizia è crollato a terra. Attanasio, scappa. L’indomani ritorna nella villetta, pulisce tutto il sangue, elimina le tracce del suo passaggio e fa “sparire” il corpo di Galizia, nascondendolo dentro un tappeto. Poi la confessione e le manette. Ora l’ennesimo pezzo, raccapricciante, di questo giallo.

    Carmine Calabrese

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