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Strage di San Lorenzo, il paese ha paura!

Diverse persone preferiscono allontanarsi per il timore di venire coinvolti nella vicenda

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    Un esodo. Continuo, frenetico e silenzioso. Dal primo pomeriggio di domenica scorsa, alcuni dei circa tremila laurenzani, hanno cominciato a caricare bagagli in auto e allontanarsi da San Lorenzo. Un allontanamento volontario verso altri luoghi, un allontanamento deciso per paura, imposto dal timore e dettato dalla voglia di dimenticare o, forse, più concretamente dal non volersi ritrovare, consapevolmente o inconsapevolmente, testimoni oculari e persone informate sui fatti. Di un duplice omicidio. San Lorenzo, da domenica mattina, è un paese spaventato, prigioniero del “coprifuoco” e del silenzio. Stamattina, anche la popolare trasmissione “Storie Vere”, condotta da Eleonora Daniele, su Rai 1, ha acceso la luce dei riflettori sul caso. Quella stessa luce, quella del luminol, con cui i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche stanno cercando di far “parlare” la scena del duplice delitto. Ieri, intanto, sui corpi di Edda Costabile e Maria Ida Attanasio, è stato effettuato l’esame autoptico. Gli anatomopatologi hanno evidenziato come le due donne sono state “sfregiate” con il piombo e giustiziate, senza pietà. Lo stesso responso che, già durante il primo esame cadaverico esterno, aveva dato il medico legale. Edda Costabile, infatti, è stata uccisa con due colpi esplosi in pieno volto. Una “punizione”. Maria Ida, invece, è stata rincorsa per 40 metri, colpita due volte alle spalle e “finita” con un colpo alla nuca. Come in un’esecuzione, in stile ‘ndranghetista. Già, la ‘ndrangheta. Inquirenti e magistratura, sia essa ordinaria, sia essa antimafia, sono convinti che in questa “brutta storia” di San Lorenzo, anche la “mala” possa avere o aver avuto un suo interesse. Legato all’arsenale, fatto ritrovare da Francesco Attanasio con una “soffiata” alla squadra Mobile di Cosenza? O, legato alla morte di Damiano Galizia, ucciso dallo stesso Attanasio, lo scorso 26 aprile? Domande, ancora in cerca di una risposta. Esaustiva e convincente. Una risposta che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere vicina. Davvero vicina. Intanto, alcuni familiari di Damiano galizia sono stati convocati in procura a Castrovillari e ascoltati a lungo dai carabinieri. All’appello, però, manca un fratello di Damiano Galizia. Anche lui è sparito, anche lui s’è volatizzato. Anche lui è finito nel vortice dell’esodo. Ma, perchè? Altro interrogativo, difficile. Nei prossimi giorni, se non addirittura, nelle prossime ore, verrà ascoltato anche Francesco Attanasio, detenuto nel carcere di Reggio Calabria, dopo un periodo di “ospitalità” in una cella del Cosmai.

    LE FAMIGLIE – Tra i Galizia e gli Attanasio, c’è stato un rapporto di amicizia. Un rapporto andato avanti nel tempo. Un tempo, interrotto bruscamente, da Francesco Attanasio, a colpi di pistola. Era, come detto il 26 aprile. Prima di arrivare a fare fuoco e a “risolvere” con il crepitio del piombo la questione, Francesco Attanasio, debitore nei confronti di Damiano Galizia, di un prestito di 17 mila euro, venne convocato in casa Galizia, per parlare. Damiano Galizia e suo fratello, infatti, secondo alcune ricostruzioni investigative, intimarono ad Attanasio di saldare quel debito e mettersi in regola. Quei 17mila euro, consegnati a Francesco Attanasio, servivano ai Galizia. I tre, sempre secondo queste ricostruzioni, si accordarono per saldare il debito in più tranche. Ma, Francesco Attanasio, descritto da persone a lui vicine, come una persona smaniosa di soldi e successo, con idee imprenditoriali troppo elevate e con le “mani bucate” perennemente, quei 17mila euro, non sapeva, proprio, dove andarli a recuperare. E, forse, proprio questa sua impossibilità di saldare il debito, è alla base del litigio con Damiano Galizia. Quel litigio, quelle parole forti, voltate tra i due, quello schiaffo di Damiano Galizia, hanno finito per “armare” di rabbia, esasperazione e piombo, Francesco Attanasio. Spingendolo a premere il grilletto e rimettere le cose a posto. Senza l’esborso di un euro. Ma, Attanasio, alla fine quel debito sarà costretto a pagarlo. Con gli interessi della giustizia. Con un verdetto pesante di condanna. Per lui, infatti, la Procura della Repubblica di Cosenza, ha chiesto il giudizio immediato. Ma, anche e, purtroppo, con gli interessi della mala. L’esecuzione di sua madre e sua sorella, sanno di vendetta. “Puzzano” terribilmente di “giustizia”, sommaria e fai da te. Proprio, come in una faida.

    Carmine Calabrese

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