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Quel ladro che s’aggira nel regno … dei morti

Un rapinatore “alleggerisce” le persone, prevalentemente sole, che vanno a fare visita ai loro cari al cimitero di Luzzi

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    Da qualche giorno Luzzi, piccolo borgo della Media Valle del Crati, è un paese impaurito. Tutta colpa di un rapinatore che “alleggerisce” le persone, prevalentemente sole, che vanno a fare visita ai loro cari o, commettono l’errore di passare di lì. Ieri, l’ultimo episodio. Una 45enne, recatasi al cimitero a far visita ad un congiunto, mentre stava uscendo dal cancello secondario del camposanto, è stata avvicinata da un uomo. Il malvivente, senza un attimo di esitazione, dopo essere arrivato a pochi passi dalla 45enne, con la scusa di un’informazione, l’ha afferrata per un braccio e, sotto la minaccia di un coltello, si è fatto consegnare l’oro che aveva addosso e i soldi che teneva in borsa. Il tentativo della donna di “smarcarsi” da quella mano ruvida e tesa è fallito. Sul nascere. La reazione della donna, ha innervosito il malvivente, facendolo agitare. Fino all’inverosimile. La 45enne, impaurita e senza nessuno vicino a cui poter chiedere aiuto, ha assecondato tutte le richieste del malvivente, consegnandogli tutto quello che aveva in borsa e i soldi che teneva in una tasca del cappotto. Ma, per il malvivente quel bottino era poco, troppo poco. Solo l’arrivo di un giovane, transitato con l’auto, ha evitato che la situazione degenerasse. Il malvivente, infatti, ha mollato la presa. La 45enne s’è datta alla fuga e lui s’è dileguato, imboccando una delle tante stradine sterrate che sono nelle vicinanze del cimitero. Ripresasi dallo spavento, la 45enne, dopo aver avvisato i familiari di quanto accadutole, è andata dai carabinieri a denunciare il crimine. A causa dello stato di agitazione e paura, però, non è riuscita a fornire indizi utili agli inquirenti. Nessun dettaglio sul volto, nessun segno particolare sugli abiti, nessun altro elemento utile sul malvivente. L’unico elemento quella mano, quella mano ruvida e tesa che le ha tenuto stretto il braccio.

    Carmine Calabrese

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