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Figlio di un politico cosentino sentito dai pm per i terreni di Expo

Si tratta di una indagine relativa all’acquisto a prezzi stracciati di suoli con destinazione d’uso modificato

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    All’inizio erano cinque le procure che avevano aperto un fascicolo riguardante l’acquisto di alcuni terreni a prezzi stracciati e poi rivenduti a cifre raddoppiate agli organizzatori dell’Expo di Milano. Ora a indagare è soltanto la magistratura di Ragusa che sta scavando a fondo su quello che potrebbe essere un affaire illegale da milioni di euro. Terreni dove non si poteva costruire, ma nel giro di pochi mesi, trasformati in edificabili. La Guardia di finanza alla quale gli inquirenti hanno delegato l’attività investigativa, ha sentito come persone informate sui fatti un avvocato di Milano, un commercialista anche lui lumbard. E il figlio di un noto politico cosentino. Il padre di quest’ultimo per diversi anni è stato anche consigliere regionale, mentre l’erede, armi e bagagli si è trasferito in Lombardia dove ha aperto uno studio di consulenze. Il rampollo avrebbe acquistato dei suoli attraverso un prestanome pagandoli poche migliaia di euro rispetto al valore effettivo. La kermesse milanese è stata l’unica al mondo a svolgersi su spazi privati, è stato, quindi, un gioco da ragazzi, tramite le conoscenze giuste, rifilare le superfici sulle quali sono sorti poi alcuni capannoni, agli organizzatori dell’Expo, dopo che ne avevano fatto modificare lo status. Cosa hanno raccontato i tre alle fiamme gialle? Mistero. Per quel poco che è trapelato, il giovane cosentino avrebbe spiegato di essere estraneo a ogni contestazione. E che l’acquisto dei suoli gli era stato consigliato dal legale. Da precisare che egli non è al momento indagato, come ha tenuto a precisare l’avvocato Palaia del foro di Roma. Nel frattempo l’indagine va avanti parallela a una avviata dai pm di Palermo. Ma qui siamo su un altro contesto. Ovvero, i pm palermitani, e in questo contesto si tratta della Direzione distrettuale antimafia, avevano scoperto che affiliati alla mafia avevano commesso alcuni attentati ai cantieri aperti per la realizzazione di strutture adiacenti ai padiglioni dell’Expo. In particolare erano state piazzate bombe carte di cui alcune esplose danneggiando un paio ruspe nei siti dove sono sorti poi dei parcheggi destinati agli spettatori della manifestazione milanese. Lo scopo degli avvertimenti era quello di far ottenere ad alcune famiglie siciliane in primis la sicurezza e la vigilanza degli stessi cantieri. Poi, una volta ultimati, la gestione dei parcheggi. Sulla vicenda è stato informato anche Raffaele Cantone, responsabile nazionale dell’Autorità anticorruzione.

    Astolfo Perrongelli

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