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TDL: No alla scarcerazione per Salvatore e Matteo Serpa

Il Tribunale della Libertà rigetta la richiesta degli avvocati di parte

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    Amantea – (CS) Salvatore e Matteo Serpa restano in carcere. Il Tribunale della Libertà al quale si erano rivolti gli avvocati dei due soggetti ritenuti appartenenti alla locale e omonima famiglia malavitosa, ha rigettato la richiesta di scarcerazione. L’istanza era arrivata dopo che Matteo e Salvatore Serpa erano stati raggiunti da due provvedimenti di fermo con custodia in carcere emessi dal sostituto procuratore della Repubblica di Paola, dott.ssa Anna Chiara Fasano, chiamata a fare luce, assieme all’Arma dei Carabinieri, al brutto episodio verificatosi all’imbrunire dello scorso 21 ottobre. Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, coordinati dalla stessa dottoressa Fasano, quella sera si sarebbe in effetti verificato uno scontro in piena regola tra le due storiche consorterie criminali dei Martello di Fuscaldo e dei Serpa di Paola. Nello specifico i due fermi erano stati eseguiti a seguito dell’esplosione di un colpo d’arma da fuoco calibro 9, avvenuta nella serata del 21 ottobre in pieno centro a Paola. Un episodio grave che per gli inquirenti potrebbe essere conseguente ad un risentimento nato qualche giorno prima tra gli esponenti dei due clan e che avrebbe portato i rappresentanti del clan Martello a speronare per un paio di volte, attraverso l’utilizzo dello stesso fuoristrada sul quale viaggiavano, la Golf di colore bianco di proprietà di Serpa Matteo, parcheggiata all’interno dell’area di un distributore di carburante che insiste nella centralissima via Nazionale. Un evento che sarebbe stato letto come una provocazione e al quale, Matteo e Salvatore Serpa avrebbero risposto immediatamente e con violenza. In specie, secondo quanto si è potuto comprendere, Matteo Serpa avrebbe fornito in pochi minuti a Salvatore Serpa, una pistola con la quale, quest’ultimo, avrebbe esploso un colpo all’indirizzo dello stesso fuoristrada, in procinto di abbandonare l’area di servizio dov’era parcheggiata la Golf Bianca, per poi allontanarsi a piedi. La precisa ricostruzione fatta dalla dottoressa Fasano, con il sostegno dei militari dell’Arma, era stata successivamente fatta propria dal Giudice per le indagini preliminari, che aveva trasformato il fermo dei due soggetti in custodia cautelare in carcere. Le tesi del PM Fasano, integrate negli ultimi giorni con altri contributi investigativi ed elementi probatori, hanno nella sostanza trovato ristoro anche in sede di Tribunale della Libertà. Si vedrà nei prossimi giorni le motivazioni alla base del pronunciamento dei giudici. Nel frattempo le indagini vanno avanti.

     

    Rino Muoio

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