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Operazione Murales: il Gip fa propria l’impalcatura dell’inchiesta

Applicate 7 misure cautelari in carcere, 10 domiciliari e 8 obblighi di firma

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    Regge l’intero impianto accusatorio dell’operazione Murales, ricostruito dal sostituto procuratore della Repubblica di Paola, Anna ChiaraFasano, sulla base delle intense attività investigative svolte sull’alto Tirreno cosentino dai militari dall’Arma della compagnia dei Carabinieri di Scalea. L’operazione Murales, scattata durante la notte del 16 dicembre scorso e finalizzata a fare luce sul sistema di approvvigionamento e spaccio delle sostanze stupefacenti in quella parte di territorio cosentino, era stata condotta dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza con il supporto di velivoli dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri e unità cinofile dei Carabinieri del gruppo operativo Calabria di Vibo Valentia. I provvedimenti di fermo di indiziato di delitto firmati dalla dottoressa Fasano, che da mesi affronta numerose e delicate inchieste che riguardano il territorio di competenza della procura paolana, erano stati 25, a carico di altrettante persone accusate, a vario titolo, di spaccio continuato di sostanze stupefacenti, estorsione e detenzione illegale d’armi. L’inchiesta, tuttavia, non mirava e non mira solo a mettere fine all’illecito sistema di vendita degli stupefacenti, cocaina, hashish e marijuana, nelle più note località turistiche dell’alto tirreno cosentino e in particolare nei comuni di Scalea, Santa Maria Del Cedro, Belvedere Marittimo, Diamante, Buonvicino e Sangineto, ma si prefigge, evidentemente, di comprendere qual è il livello dominus che regola il sistema sotto accusa. Nella stessa ordinanza di fermo si evidenziano, per altro, i rapporti anche di amicizia e parentela di alcuni soggetti coinvolti con il clan Muto di Cetraro, che da tempo subisce l’azione determinata delle forze dell’ordine e della magistratura. Ma tornando alle decisioni del Gip di oggi, si capisce che tutta l’impalcatura dell’inchiesta coordinata dal PM Anna Chiara Fasano, è stata fatta propria dallo stesso giudice. Nello specifico, le indagini avevano individuato nelle sei donne fermate, in alcuni casi legate sentimentalmente con elementi di spicco del sodalizio criminale in questione e capaci di regolare aspetti importanti degli affari illeciti con determinazione e risolutezza, un elemento caratterizzante dell’organizzazione. Emblematico, ad esempio, il ruolo svolto da una di loro che, secondo il magistrato e i carabinieri, gestiva personalmente la contabilità delle attività del gruppo criminale, senza escludere di porre in essere comportamenti minacciosi nei confronti di uno spacciatore non in regola con i pagamenti. Per quanto sopra, i cinque dei provvedimenti di fermo, a carico di Esposito Annalisa, Lombardo Rossella, Gazzaneo Stefania, Greco Gabriella e Ramona Piemontese, sono stati tramutati in arresti domiciliari. Stessa misura è stata poi adottata per Grosso Ciponte Luca, Iannelli Fabrizio, Presta Alessio, Valente Andrea e Oliviero Pierluigi. Conferma della misura cautelare in carcere, infine, per Pastorelli Lorenzo, Ricca Carlo, Vilardi Ivan, Mandaliti Giuseppe, Cianni Mario, Impieri Ciro e Impieri Rosario Alessandro. In buona sostanza, dunque, per l’intero gruppo di comando e controllo del sistema di approvvigionamento e spaccio degli stupefacenti nell’alto Tirreno cosentino, come sostenuto dal pubblico ministero, è stata decisa la misura cautelare degli arresti. Meno afflittiva, invece, quella decisa per gli altri 8 fermati, Addino Salvatore, Amoroso Salvatore, Casella Ciriaco, Di Falco Adamo, Fittipaldi Francesco, Greco stefano, Orto Salvatore, Ricca Stefania, ai quali è stata imposta la misura dell’obbligo di firma, ritenendo, evidentemente, per quest’ultimi la posizione meno grave. Le indiscrezioni che trapelano dagli ambienti investigativi, in ogni caso, fanno capire che l’inchiesta, che aveva anche messo in luce il ruolo assegnato ad una minorenne, tossicodipendente, nello spaccio e cessione di droga e il piano per la realizzazione in tempi brevi di una rapina presso un supermercato ubicato nel territorio, non viene considerata affatto conclusa.

    Rino Muoio

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