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Intimidirono un fioraio, condannati tre ‘rivali’

Massimo Domanico, Francesco Filice e Maria Antonietta Chiappetta, sono stati giudicati colpevolii dalla Suprema Corte di Cassazione

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    Le colpevolezze “germogliano” in condanne. Definitive e inappellabili. Dopo un lungo iter processuale, Massimo Domanico, Francesco Filice e Maria Antonietta Chiappetta, sono ritenuti responsabili di estorsione aggravata. Una condanna, emessa dai giudici della Suprema Corte di Cassazione, e “chiusa” con la ceralacca della colpevolezza. I tre, secondo le deteminazioni dell’accusa, hanno, ripetutamente, “dato fastidio” ad un fiorario, loro rivale, proprietaria di un negozio di piante e fiori su viale della Repubblica. E’ il 13 marzo del 2013, quando, all’alba i detective della squadra Mobile di Cosenza fanno, su disposizione della Procura della Repubblica di Cosenza, scattare la retata. L’accusa nei confronti di Domanico, Filice e Chiappetta è estorsione aggravata, ma ai tre viene anche contestata l’illecita concorrenza, minaccia e violenza e danneggiamento da incendio in concorso.

    I fatti in questione risalgono ad un lasso di tempo che va dall’ottobre del 2011 al giugno del 2012. Un tempo durante il quale, l’esercente, nonostante le pressioni, le intimidazioni, le minacce e gli avvertimenti, non ha mai ceduto, né si è mai piagato. Si era dovuto “arrendere” solo per l’incendio del suo negozio. Un incendio che ha ridotto in cenere le sue entrate e i suoi affari, ma che non ha “bruciato” il seme della sua voglia di giustizia e verità. L’esercente, infatti, agli inquirenti fece qualche nome, indicò più di un sospetto e diede qualche indicazione su esecutori e mandanti. Di quel “messaggio” di abbassare la saracinesca e cambiare aria. Subito.

    La denuncia e l’incendio diedero il via all’inchiesta, coordinata minuziosamente dalla squadra Mobile di Cosenza. Le indagini permisero agli inquirenti di raccogliere prove, sezionare indizi e responsabilità. Scattarono gli arresti. I tre, condannati sia in primo che in secondo grado, sono stati ritenuti colpevoli anche dagli “ermellini”. I giudici romani, accogliendo in pieno le determinazioni dei colleghi della Corte d’Appello di Catanzaro, hanno confermato la condanna di Domanico a 5 anni e 2 mesi, riconoscendolo colpevole anche per il reato di danneggiamento seguito da un incendio, ma anche la responsabilità della Chiappetta a 3 anni e 6 mesi e la colpevolezza di Filice a 3 anni e 4 mesi, accusato di concorso in estorsione aggravata. Gli ermellini, inoltre, non accogliendo i ricorsi delle difese, hanno giudicato in maniera positiva le motivazioni della Corte di Appello di Catanzaro sulla credibilità della parte offesa e di un dipendente. Nella tarda serata sono state eseguite le ordinanze di esecuzione pena, notificate dai carabinieri della Compagnia di Cosenza e dalla stazione di Mendicino.

    Carmine Calabrese

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