Quello in convento fu sesso consenziente, non stupro: assolto 36enne

Dopo un lungo iter giudiziario, Roberto Epicoco, di Cerisano è uscito da un incubo durato otto anni

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    Assolto dalla legge, scagionato anche con l’aiuto della tecnologia e di … Dio. Dopo un lungo iter giudiziario, Roberto Epicoco, 36enne di Cerisano, è uscito da un incubo giudiziario, in cui era finito nel lontano 2009. Il 36enne, otto anni fa, venne accusato dalla sua ex compagna, una ragazza di nazionalitò rumena, di averla violentata. Già quest’atto d’accusa, di per sè era già grave, ma la presunta vittima, rincarò la dose, dichiarando di essere stata “posseduta” dentro un convento. Epicoco, pur dichiarandosi innocente, in primo grado era stato condannato a 3 anni e 4 mesi. Un verdetto di colpevolezza, emesso dal tribunale collegiale di Cosenza, presieduto dal giudice Giovanni Garofalo. Questa storia, carica di risvolti giudiziari, di colpi di scena, ma anche di chiacchiericci pubblici, ha fatto velocemente il giro delle Serre cosentine.

    Il 36enne, assistito dagli avvocati Cristian Cristiano e Francesco Santelli, ha sempre ribadito la sua innocenza e i suoi due legali di fiducia hanno fatto di tutto per dimostrarlo. I due penalisti, infatti, facendo ricorso a dettagliate indagini difensive, hanno, pezzo per pezzo, smontato non solo l’impianto accusatorio della Procura, ma anche il castello d’accuse della donna, evidenziandone incongruenze, lacune e approssimazione. I giudici dell’Appello di Catanzaro, accogliendo in pieno le tesi della difesa, hanno assolto il 36enne dalle pesantissime accuse di violenza sessuale.

    Quell’atto di passione “demoniaca” e perversione blasfema, consumato nel convento non era frutto diu una violenza ma, di un rapporto consapevole e consenziente. Ad annullare la condanna di Epicoco c’hanno pensato i tabulati telefonici. Tra il 36enne e la donna, infatti, quel giorno, quello appunto della presunta violenza subita, c’erano stati diversi contatti telefonici.

    Prevalentemente sms e squilli. Contatti che la donna, sia in sede di denuncia che durante il dibattimento e il controinterrigatorio aveva negato. Ma la determinazione degli avvocati Cristiano e Santelli ha fatto il “miracolo” e per Epicoco sono finiti i guai. I due penalisti, infatti, hanno dimostrato ai giudici del secondo grado che, proprio il giorno della presunta violenza, il loro assistito contattò la donna, informandola che lui era già dentro e che lei sarebbe potuta entrare nel convento da una finestra. Che, lo stesso Epicoco, lasciò aperta. Anche questa è stata un’altra tessera che s’è staccata dal mosaico d’accuse della donna.

    La ragazza, infatti, raccontò, prima ad un’amica, poi alle forze dell’ordine, di essere stata minacciata dal 36enne e posseduta dall’uomo che, prima e durante l’atto libidinoso, impugnava un coltello. Nulla di vero. Il 36enne ieri è stato dichiarato innocente. Senza scomuniche e senza nemmeno la penitenza di un’Ave Maria. La legge umana e quella divina si sono trovate d’accordo su un verdetto di non colpevolezza.

    Carmine Calabrese

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