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La Curva Sud ancora balla e canta per Ettore. Otto anni senza di lui

Anche da lassù starà sventolando un bandierone rossoblù (di Carmine Calabrese)

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    Un ricordo, incancellabile. Ettore Covello vive. Vive nei cuori di chi l’ha amato, vive nei pensieri di chi l’ha conosciuto, vive nelle parole di chi l’ha apprezzato. Come uomo e come ultras. Ed è proprio così che gli Ultrà della Sud, hanno voluto ricordare il loro “fratello” di curva. L’hanno fatto con un memorial che, organizzato nei minimi dettagli dagli Ultrà, è giunto alla sua ottava edizione. Ettore Covello, straordinario come persona, insostituibile come amico di tutti, stimato per la sua correttezza e per la sua “inguaribile” passione per i colori rossoblù, manca. Manca, davvero tanto.

    Lui, sorriso genuino, spontaneità contagiosa, carattere gioviale, il mondo degli Ultrà, troppo spesso e anche frettolosamente giudicato “malato”, l’ha nobilitato con la sua passione, con la sua convinzione, con un grande senso di appartenenza. Essere Ultrà per Ettore non era solo una moda, era soprattutto, uno stile di vita, una filosofia di pensiero, una scelta di fede. Il mondo degli Ultrà, Ettore l’ha anche studiato e raccontato sociologicamente con una tesi di laurea. Se il fenomeno degli Ultrà è in continua evoluzione e se la voglia di tanti ragazzi di vivere, dentro e fuori le curve, con la mentalità da Ultrà è in continua crescita, lo si deve proprio a esempi come Ettore.

    Che hanno trasformato le curve in case d’accoglienza e di fratellanza. Anche l’ottava edizione è stata un successo. I genitori di Ettore, (Ondina ed Eugenio), hanno ringraziato tutti gli amici, i conoscenti e i compagni di Ettore che, anche nell’edizione 2017, non hanno fatto mancare la loro presenza e il loro entusiasmo. La Casa degli Ultrà è diventato, con Ettore e per Ettore, così come per tutti gli altri “fratelli” prematuramente scomparsi, un luogo di aggregazione, ma anche di condivisione. Di divertimento e di sorrisi, di calcio e di goliardate. Di fede e di passione.

    Ettore vive nelle curve e negli stendardi delle tifoserie di Pordenone, Caserta, Genoa, Casarano, Venezia e Ancona, tutte legate agli Ultrà del Cosenza e della Curva Sud 1978 da sinceri rapporti di stima, fratellanza e amicizia.

    Ettore vive nel ricordo di chi l’ha conosciuto. Uno su tutti, negli occhi e nel cuore di Mario Molinari, altro storico “padre” degli Ultrà della Curva Sud. Mario Molinari, esattamente come ha fatto ed insegnato Ettore, è uno di quegli ultras che valorizzano il fenomeno del tifo organizzato e lo esaltano di valori e di passione. Ettore può davvero sorridere. I suoi “fratelli” e la sua “Sud” l’hanno ricordato e lui, ne siamo più che sicuri, ha cantato, tifato e ballato con loro. Anche da lassù, sventolando un bandierone rossoblù.

    Carmine Calabrese

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