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Marulla, Re dei Lupi e leggenda rossoblù

Una leggenda che scorre, lungo la confluenza tra fede e pallone. Tra storia e futuro. Tra il rosso e il blù

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    Altro che Alarico e il suo mito, altro che Alarico, il suo tesoro e la sua gloria. Il vero “Re”, con indosso la casacca n. 9 e armato di quel sinistro, pesante come un macigno, con cui “affondò” nell’Adriatico le speranze di salvezza della Salernitana, è lui: Gigi Marulla. Oggi sono, esattamente, due anni che il bomber non è più fra noi. Il cuore di Marulla, sempre più icona di questa città, sempre più mito dei colori rossoblù, sempre più dio dei Lupi, s’è fermato in un tardo pomeriggio di due anni fa. Il suo cuore ha smesso di battere, ma il suo ricordo no. Quello non si fermerà mai. Da due anni a questa parte, siamo tutti un po’ più poveri, siamo tutti un po’ più vuoti. Gigi, vive nei sorrisi di chi l’ha conosciuto, vive nelle parole di chi l’ha amato, vive nei pensieri di chi l’ha adorato, vive nei cori dello stadio, vive nei canti degli ultrà. Gigi vive nella dolcezza della figlia Ylenia, Gigi vive nella professionalità di Kevin. Lupo vero, Lupo come suo padre. Grande campione dentro al campo e super-uomo nella vita. Gigi, vive e vivrà per sempre. Nel suo “tempio” sacro di via degli Stadi. Marulla era un campione, ma era, anche e soprattutto, un uomo vero. Un antidivo, per eccellenza. La sua umiltà, il suo modo di essere, la sua bontà, la sua passione, il suo attaccamento a Cosenza, il suo sentirsi “Lupo”, l’hanno fatto diventare un personaggio. Uno di quelli che sono dentro ad ogni storia bella e commovente. Impossibile dimenticare Gigi; impossibile cancellare dalla mente quella sua “sgommata” tra Ceramicola e Della Pietra; impossibile non emozionarsi, rividendo quell’esultanza a Pescara, dopo aver bucato Baratta; impossibile non sentire un groppo in gola rivedendolo, con le lacrime agli occhi, nel tunnel dell’Euganeo di Padova, dove naufragarono i sogni della cadetteria del Cosenza. Tra Marulla e Cosenza, tra Gigi e il Cosenza, fu amore a prima vista. Un colpo di fulmine, degno della più alta forma di romanticismo. Gigi la casacca rossoblù, l’ha indossata come una seconda pelle. Lui, originario di Stilo, in riva al Crati ha trovato la gloria, la fama, l’amore, la fortuna. Gigi era una bandiera, una di quelle che non ammainano. Mai. Gigi è diventato un mito e anche una leggenda di questa città. Gigi è un murales, Gigi è un poster, Gigi è un bandierone rossoblù. Che sventola, lungo la confluenza tra fede e pallone. Tra storia e futuro. Tra il rosso e il blù.

    Carmine Calabrese

     

    Foto dal profilo fb di Sergio Crocco

     

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