Quantcast

Alfredo scrive a Dio. E aspetta una risposta

LE STORIE ESCLUSIVE DI COSENZAINFORMA.IT Ci sono vite che, camminando lungo il sentiero dell'esistenza, spesso “inciampano”, cadendo e facendosi male.

Più informazioni su


    Una mattinata in ginocchio nel confessionale della speranza. Con in mano la “coroncina” della dignità. Ci sono vite che, camminando lungo il sentiero dell’esistenza, spesso “inciampano”, cadendo e facendosi male. Ma, aggrappandosi alla mano della fede e alle braccia della speranza, trovano la spinta per rialzarsi e riprendere il cammino. Superando prove dall’altissimo coefficiente di difficoltà. Altre vite, invece, sbagliano strada, perdendosi e smarrendo il senso dell’orientamento con la realtà e la capacità di leggere la bussola per ritrovare, lungo la strada, la vita e se stessi. Così come ci sono vite che, di fronte alla difficoltà e alle prove, scelgono, senza esitazione, di fidarsi della fede e affidarsi a Dio. Come, pure, ci sono esistenze che, mollano resilienza, speranza, fede e si fermano, alzando le mani in segno di resa. Alla prima categoria di vita, appartiene Alfredo, 47 anni, festeggiati proprio qualche giorno fa. Da solo. La vita, negli ultimi cinque anni, non è stata per niente tenera con lui. Lui, gli ultimi 1826 giorni, li ha e li sta collezionando nella cartella della resistenza. Una resistenza di fede, di nervi, di speranza. Alfredo, infatti, un matrimonio finito, “lacerato” da silenzi e dispetti; un impiego perso per colpa della crisi; la solidità economica “aggredita” dai debiti, da tantissime uscite e da pochissime entrate, sta facendo i conti con un altro difficile e doloroso distacco: la perdita di sua madre, deceduta all’improvviso. La morte di sua madre, per Alfredo è stato l’ennesimo schiaffo, rifilatogli dalla vita. Con questa perdita, il 47enne sta facendo ancora i conti. Non riesce a metabolizzare il lutto, non riesce a superare il distacco. La morte della madre significa anche la recisione violenta di un altro cordone ombelicale con un altro forte legame affettivo: la casa. Da quella casa in cui ha vissuto da ragazzo ed è ritornato a vivere da single, Alfredo deve andare presto via. Per morosità. Alfredo cerca riparo nella preghiera. Ed è per questo che tante ore della sua giornata le passa in chiesa. In cerca di risposte, in attesa di un segnale. Alfredo, per tutta una giornata se n’é stato in ginocchio tra i banchi della messa. E, tra una recita del rosario e un atto di dolore, ha scritto una lettera, indirizzandola a Dio e lasciandola a fianco della croce. Tra le rose che sbocciano tra le Ave Maria e i sempreverdi che profumano, di vita e di speranza. È una lettera commovente, carica di dignità, scritta con parole dolci. È una lettera “sentita”, raccontata con il nero dell’inchiostro e la trasparenza delle lacrime. È una lettera che fa riflettere, fa pensare, fa agitare l’anima e sobbalzare il cuore. È una lettera tenera, come quella di un bimbo che scrive a Babbo Natale la sua lista dei regali. È una lettera che non chiede elemosina, non vuole compassione, non cerca ospitalità. Nella sua lettera, Alfredo chiede a Dio solo un po’ di pace, di sicurezza e di serenità. Alfredo aspetta una risposta. Aspetta che, nella cassetta della posta, arrivi un’altra lettera. Con dentro un miracolo.

    Carmine Calabrese

    Più informazioni su