Il cuore di Luca ha smesso di battere

Il bambino affetto da una grave malformazione genetica non ce l’ha fatta. La morte non cancella, però, una grande lezione di vita

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    L’anomalia genetica, s’abbatte come un’onda travolgente, affogando la speranza e sradicando la serenità. Così come non “galleggiano” più la fede di mamma coraggio e la fiducia di papà amore.

    Da queste pagine vi avevamo raccontato la storia di Luca, il piccolo venuto al mondo con un’anomalia genetica grave. Luca, nato con il cuore “spostato” a destra, senza un polmone e con il diaframma inesistente, ha lottato ed ha cercato di rimanere legato al cordone ombelicale della vita, provando a salvarsi, attaccato ai tubi di un’incubatrice.

    Tenera e calda, come un abbraccio. Purtroppo per lui e per la sua famiglia, non ce l’ha fatta. La sua prova di resistenza, la sua voglia di vita, il suo attaccamento all’esistenza sono state sconfitte da questa grave malformazione genetica che, non gli ha dato scampo.

    Luca era in lista d’attesa per subire diverse operazioni. La più delicata, quella che avrebbe riguardato il suo cuore. L’equipe medico-chirurgica che l’ha avuto in cura e che, fino all’ultimo istante, ha fatto il tifo per lui, gli avrebbe dovuto e voluto spostare l’organo vitale a sinistra.

    Così come gli avrebbe voluto regalare una prospettiva di vita migliore, ricostruendogli il diaframma e il polmone, nutrendolo con le poppate di vita e di coraggio e alimentandolo con gli omogeneizzati di speranza. Il cuoricino di Luca, però, nonostante le sollecitazioni farmacologiche e terapeutiche, nonostante l’impegno dei medici, nonostante l’amore delle infermiere, ha cessato di battere.

    Stamattina alle 10, nella chiesa di Pietrafitta, don Antonio Abbruzzini, amico della famiglia del piccolo, ha celebrato, commosso, il funerale del neonato. La chiesa, ad un tratto, è diventata troppo piccola, per quanti, con commozione e partecipazione emotiva, hanno voluto stargli vicino per un ultimo saluto, per una carezza. Uomini, donne, bambini, anziani, in chiesa c’erano davvero tutti. Tutti in fila per Luca, tutti con gli occhi gonfi di lacrime per Luca, tutti uniti in preghiera per Luca.

    Il neonato, venuto al mondo già fragile, oggi è un angelo. Uno dei più belli. Ora dorme tra le braccia del Signore. Luca, ma soprattutto sua mamma e suo papà, sono stati protagonisti di una bella storia. Una storia che, non è stata, non è e non rimarrà, solo un commovente spezzone di esistenza da raccontare, ma è diventata anche un’autentica ed imperdibili lezioni di vita.

    Da prendere come esempio. Questa è una storia che, nonostante l’epilogo triste e tragico, sa di buono, profuma di bello e ossigena l’anima. Di speranza, d’amore, di coraggio, di fede. Questa è una storia che, nonostante tutto, c’ha fatto respirare tutto il profumo della vita che aveva dentro e che, meglio di altre, ha esaltato il miracolo della nascita e la magia dell’esser genitori.

    Questa è la storia che esalta la grandezza, umana e spirituale, di Marco e Martina (i nomi sono, rigorosamente, di fantasia, ndr) una coppia affiata, innamoratissima, complice. Marco e Martina, genitori di una bellissima coppia di gemellini, hanno riassaporato, da meno di una settimana, la meraviglia di ridiventare genitori. Marco e Martina, durante tutta la gravidanza, hanno sempre saputo che il loro figlio sarebbe venuto al mondo, con il cuoricino spostato dall’altro lato del corpo, con un solo polmone e senza il diaframma, hanno comunque aspettato 9 mesi per accoglierlo, per salutarlo e per dirgli benvenuto amore.

    L’equipe ginecologica (la coppia si è rivolta ad un centro specializzato nel Nord Italia, ndr) che ha seguito tutta la gravidanza di Martina, aveva informato la coppia che la maternità sarebbe stato un percorso difficile e anche complicato.

    Il verdetto, inappellabile, dei medici, però, non ha turbato, né spaventato Marco e Martina che hanno dato, convintamente, il loro assenso a portare avanti la gravidanza. L’ipotesi di interrompere la gestazione, questi due fanta-genitori non l’hanno presa proprio in considerazione. Si sarebbero sentiti “sporchi”, si sarebbero sentiti “vigliacchi”.

    Mai e poi mai, avrebbero commesso uno “sgarro” alla vita, mai e poi mai si sarebbero permessi di voltare le spalle ad un capolavoro che, anche se, sin dalla sua venuta al mondo, ha lottato, con tutto se stesso, contro un “difetto” genetico e contro alcune dimenticanze dell’anatomia, è rimasto aggrappato al cordone ombelicale della vita e voleva imparare ad abbracciarsi con la speranza e la fede, quelle che, l’hanno accarezzato e gli hanno tenuto compagnia nel caldo di una culletta termica.

    Carmine Calabrese

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