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I pericoli dell’era virtuale. Priscilla sola e in trappola

LE STORIE DI COSENZAINFORMA.IT La fuga dal mondo reale la porta a fidarsi di chi vuole prendere il comando della sua giovanissima vita

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    La solitudine di Priscilla e di una generazione, sempre più “sconnessa” dalla realtà. I social, così come la loro massima diffusione e il loro sempre più frequente utilizzo, stanno modificando non solo le abitudini, ma anche i comportamenti di ogni età. I più esposti sono i ragazzini, facili prede della rete e ancora più frequentemente “ostaggi” di plagi virtuali e lavaggi di cervelli on line.

    I ragazzini, si sono “disconnessi” dal wifi emozionale della loro spontaneità, hanno sostituito la genuinità dei loro pensieri, ancora in fasce”, con l’omologazione di stati “griffati”, scopiazzati sul web e, di cui spesso, non ne conoscono né il significato, né gli autori. Ma, quello che più preoccupa ed allarma, è, soprattutto, questa forma di insoddisfazione di vita, di incompletezza d’esistenza e di fragilità. Tanto emozionale, quanto sensoriale.

    E’ sempre più frequente, infatti, scontarsi con quattordicenni, quindicenni e sedicenni che, svuotati interiormente, cercano di riempire i propri vuoti, affettivi, interiori e caratteriali, cercando complicità, comprensione e compassione in rete. Proprio come Priscilla, appena tredicenne, in piena crisi adolescenziale. In pieno tormento empatico con i suoi genitori.

    Priscilla, nei suoi tredici anni, ci sta stretta. Così come non le piacciono gli occhiali rosa che, inforca solo per far piacere a sua madre; così come detesta l’apparecchio ai denti che, “indossa” solo dopo bisticci ed urla; o così come come non sopporta quelle treccine che sua madre le ricompone ogni mattina. Gli occhiali, le treccine e l’apparecchio, la fanno sentire piccola, quasi invisibile agli occhi del mondo. Ed è così che un giorno, Priscilla, dopo l’ennesima sfuriata con i suoi genitori, ha deciso di iscriversi in una chat.

    Come nickname ha scelto “Incompresa13”, quasi a voler identificare in un nomignolo virtuale, uno stato d’animo reale. Un campanello d’allarme emozionale, scoperto per puro caso da suo padre e che le ha salvato non solo la vita, ma anche l’innocenza e la spontaneità. “Incompresa13”, fragile psicologicamente, condizionabile caratterialmente e offuscata dallo tsunami dei suoi tormenti, è finita nelle “grinfie” di una diciassettenne, spietata caratterialmente, dall’indole forte e dal temperamento deciso che, approfittando delle incertezze esistenziali di Priscilla e del suo irrinunciabile bisogno di comprensione e di accettazione, ha convinto la tredicenne a riprendere il comando della sua vita, liberandosi di mamma e papà. Non solo.

    La diciassettenne, per cementificare meglio il suo “dominio psicologico” nei confronti della sua amichetta di chat, l’ha anche convinta a procurarsi dei tagli sulle braccia. Gesti di autolesionismo, indotti da un forte tormento emozionale. Sono stati i tagli, le ferite auto inflitte, le macchie di sangue, i graffi sul corpo, ad insospettire la mamma e il papà della tredicenne che, incapaci di aprire un dialogo con la tredicenne, hanno deciso di denunciare tutto alla polizia. L’inchiesta, partita immediatamente, ha fatto scoprire la verità: la diciassettenne di Catanzaro, conosciuta in chat, aveva scelto Priscilla come sua vittima sacrificale.

    E, Priscilla, grazie all’intervento dei detective della Polizia postale, è stata liberata da una prigionia mentale e da un incubo virtuale. La tredicenne, ora, tra le braccia di mamma e papà e le carezze affettuose dei parenti, sta ritrovando la sua serenità e la sua pace. Ora ha capito che gli occhiali le stanno bene, l’apparecchio ai denti, le regalerà un sorriso ancora più bello di quello che ha adesso e le treccine la fanno somigliare a quelle bambole che “colorano” la sua stanza e la sua vita. E, inoltre, s’è resa conto che con mamma e papà si può parlare. Di tutto. Senza il bisogno di “affacciarsi” a finestre segrete e panorami virtuali.

     

    Carmine Calabrese

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