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Presi i presunti autori del tentato omicidio del 2 settembre a Campora San Giovanni

I carabinieri di Amantea hanno fermato due uomini di Caraffa. Sarebbero i responsabili dell’accoltellamento di un trentunenne

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    Amantea – 05/09/2017 – Quando i marescialli Tommaso Cerza e Maurizio Naccarato, rispettivamente comandanti della stazione dei carabinieri di Amantea e, ad interim, della compagnia di Paola, supportati dai colleghi del nucleo operativo di Girifalco, hanno bussato alla porta di uno dei due fermati, erano intorno le 3,40 di questa notte, ma dall’altra parte non hanno aperto subito. Anzi, i militari hanno dovuto fare intendere chiaramente che per loro non c’era altra possibilità che consegnarsi, considerato che l’area era completamente presidiata. E per Lorenzo Fimiano, 45 anni, nato in Canada, e Raffaele Verre, 49 anni, nato a Caraffa di Catanzaro, dove risiedono, entrambi pluripregiudicati, si sono aperte le porte del carcere di Siano. I due sono accusati, in concorso tra di loro, di tentato omicidio con le circostanze aggravanti. A firmare il provvedimento è stata la dottoressa Teresa Valeria Grieco, sostituto procuratore della Repubblica di Paola, di cui è procuratore capo il dottor Pierpaolo Bruni. A convincere il PM ad emettere gli ordini di fermo sono state le indagini svolte dai carabinieri della stazione di Amantea, che erano intervenuti immediatamente subito dopo il perpetrarsi del delitto. I fatti sono avvenuti poco prima della mezzanotte del 2 settembre scorso, durante la tradizionale fiera che accompagna i festeggiamenti in onore di San Francesco di Paola, a Campora San Giovanni, la popolosa frazione del Comune di Amantea. Quando gli uomini dell’Arma, allertati dalla centrale, sono arrivati alla fine di corso Italia, per altro chiuso al traffico attraverso blocchi di cemento, come previsto dalle recenti misure varate dal ministero degli Interni per limitare l’azione di eventuali terroristi, si sono immediatamente accorti della presenza a terra di un giovane con il ventre sanguinante. Si trattava, in effetti, di un trentunenne di origini del territorio ma residente all’estero, F.M.D., che presentava una profonda ferita da taglio nella zona addominale. Dopo qualche minuto il ferito veniva trasportato dai sanitari del 118, in codice rosso, presso l’ospedale civile di Lamezia Terme e immediatamente sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. La prognosi è riservata ma le notizie che arrivano dal nosocomio lametino appaiono confortanti. Secondo indiscrezioni, pare che il giovane sia stato già in grado di rispondere alle domande dei carabinieri, riuscendo a sostenere fattivamente le attività investigative, che hanno portato la procura a ritenere i due soggetti fermati responsabili del grave delitto. Nello specifico, sempre secondo una sommaria ricostruzione, l’aggressione al giovane sarebbe arrivata dopo uno scambio di banali battute che quest’ultimo avrebbe avuto con i due uomini, venditori ambulanti e titolari di una delle classiche bancarelle sistemata nelle vicinanze del luogo dove si è verificato l’evento. Pare che, subito dopo lo scambio verbale, i due si sarebbero allontanati per ritornare dopo qualche minuto. Secondo le testimonianze raccolte dai militari dell’Arma, raggiunto il trentunenne, uno dei due pregiudicati si occupava di tenerlo fermo mentre l’altro gli sferrava un fendente all’addome con un coltello evidentemente recuperato poco prima. Le indagini dei carabinieri iniziavano immediatamente e i due venivano rintracciati mentre erano già in procinto di rimuovere la bancarella e allontanarsi da Campora San Giovanni a bordo di un furgone blu di loro proprietà. Ne seguivano approfondite perquisizioni, sia sul veicolo che personali, ma l’arma del delitto non veniva rinvenuta. Un particolare evidentemente cruciale, che non consentiva, in quel momento, il fermo dei due soggetti, che tuttavia è avvenuto stanotte, sulla base delle circostanziate indagini che gli uomini della benemerita della stazione di Amantea, hanno effettuato in meno di quarantott’ore. I provvedimenti eseguiti discendono dall’esigenza di scongiurare il pericolo di fuga che per gli investigatori è, evidentemente, molto forte. I due imputati, già associati presso la casa circondariale di Siano di Catanzaro, sono ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.

    Rino Muoio

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