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Ilaria ora è la forza degli ultimi nelle ‘frontiere’ delle nostre città

LE STORIE DI COSENZAINFORMA Le persone non sono numeri, assomigliano di più a delle lettere. E quelle lettere vogliono diventare storia. E mio padre diceva che le storie vanno condivise. Sempre

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    di Carmine Calabrese

    La sognatrice con i piedi nel fango, con la testa nella speranza e con le mani “impregnate” di solidarietà e di riscatto. Ci sono persone anonime che diventano belle storie di vita. Ci sono esistenze semplici che, seppur “affossate” dai problemi, “toccate” dalle emergenze, “violentate” dalle difficoltà, diventano esempi. Da imitare, diventano “punti cardinali” da seguire per incamminarsi lungo i sentieri dell’umanità e della voglia di ricominciare. Per nuovi cammini, per nuove vite. Ilaria (nome di fantasia, ndr) è una di queste vite, Ilaria è uno di questi esempi, Ilaria è una di queste preziose “bussole”.

    Lei, quarant’anni, una vita difficile alle spalle, non ha mai perso la voglia di sorridere, né ha mai smesso di credere che, anche per lei, il meglio deve ancora venire. Di fango addosso le ne è stato gettato tanto, così come anche è stata “lapidata” con le pietre dei facili giudizi, con i sassi delle cattiverie gratuite, con la polvere dell’indifferenza, soffiatale negli occhi. Ma lei, il fango l’ha utilizzato per costruirci, come se fosse argilla, occasioni a cui aggrapparsi. Con le pietre e i massi ha fatto sentieri, su cui ricominciare a camminare. Ilaria, grandi occhi verdi, viso segnato dalle “sberle” della vita, di motivi per arrendersi e per imprecare contro tutto e tutti, ne avrebbe tanti. Ma, non l’ha mai fatto.

    E, nemmeno l’ha mai pensato. S’è aggrappata alle sue “croci”, s’è caricata sulle spalle il bagaglio pesante del suo passato, s’è disinfettata le ferite del cuore e dell’anima, è s’è rialzata, trovando negli altri, con gli altri e per gli altri, una buona ragione per andare avanti, una nuova occasione per ricominciare. Daccapo. Lei, un matrimonio “naufragato” nella bottiglia e “dilaniato” dalle botte, amanti focose del suo ex marito, non ha smesso di credere nell’amore. Quello vero, quello sognato per la vita, quello delle favole, quello del lieto fine, quello del bacio salvifico con cui il principe rianima le labbra e la vita della principessa, quello del “vissero tutti felici e contenti”. Ilaria, ad un tratto, aveva pure pensato di averlo trovato un amore del genere. Ma, si sbagliava. Era solo un bluff. L’ennesimo “scherzo” fattole da una vita, dall’indole burlona. Ilaria, infatti, in Raffaele (38enne di Napoli, ndr) c’aveva puntato tutte le sue fiches. In quell’amore c’aveva creduto.

    L’aveva visto come una finestra a cui riaffacciarsi, per riprendere a respirare l’aria fresca della felicità e della speranza. Ma, Raffaele, ragazzo mite, dagli occhi cerulei e dal fisico statuario, dalla parlantina veloce, dall’erre moscia e dal corpo “urlante” frasi ad effetto e slogan di contestazione tatuati, sei mesi dopo la “scintilla”, s’è trasformato in un incubo. Ilaria è diventata un oggetto di piacere, è diventata un “sacco” per scaricare la rabbia, è diventata, per Raffaele, un problema. Non da risolvere, ma da eliminare. Lei, che sperava di aver trovato, finalmente, di nuovo il calore dell’affetto, il conforto di una famiglia e l’occasione giusta per ricominciare, s’è ritrovata di nuovo all’inferno. S’è risentita sola, si è riscoperta fragile. E, “tatuata” di botte, d’orrore e di di violenza. Raffaele, infatti, l’aveva trasformata in un oggetto, di perversione e di piacere, con cui far “giocare” i suoi amici. Balordi, prepotenti e strafottenti delle vite e con le vite altrui. Ilaria ha trovato il coraggio di scappare, ha rimesso in valigia la sua dignità e si è ripresa la sua vita. Ricominciando daccapo, per l’ennesima volta. Ilaria, era stata costretta a diventare femmina, a dodici anni. Suo cugino, infatti, una sera d’estate in un vecchio casolare di campagna, abusò ripetutamente di lei. I segni di quella notte di violenza e di orrore, li poerta ancora addosso.

    E’ una cicatrice profonda sulla coscia destra, qwuasi un “marchio” d’appartenenza, quasi un “invito” al silenzio e all’omertà. Lei, invece di starsene zitta, raccontò tutto a sua madre a sua sorella. Ma, non venne creduta. Anzi. Fu cacciata di casa e ripudiata, fu “gettata” per strada. Come un rifiuto, come una poco di buono. Lei, però, costretta a diventare “mamma” di se stessa, s’è alzata le maniche e ha rimesso a posto i pezzi della sua vita. Come una dodicenne, spensierata, fa con il suo puzzle preferito. Ilaria ha studiato, Ilaria ha badato a se stessa, Ilaria è diventata donna, osservando la vita degli altri.

    Soprattutto, quella delle mamme, delle sorelle dei suoi compagni di classe, così come quella delle sue insegnanti, diventate di colpo non solo “indottrinatrici” di cultura e “maestre” di vita e per la vita. Ilaria è cresciuta bene. Lei non ha mai cercato di “annegare” i suoi vuoti interiori nell’alcol, non ha mai “anestetizzate” le sue carenze affettive nelle droghe, non ha mai “svenduto” se stessa e la sua dignità, elemosinando carezze o complimenti. Ilaria è diventata donna. E’ diventata, ulteriormente, umana. Ilaria oggi fa volontariato. Nelle chiese, nelle piazze, nei quartieri dimenticati, nelle aree ad alta densità criminale, in tutte quelle zone della città che sono diventate “frontiere”, dove il disagio “fischietta” per strada, dove la povertà, l’ignoranza e la disumanità di uomini e donne, trasformano le ragazzine in bambole. Esposte, tra gli scaffali del piacere più perverso e le occasioni di sesso, a buon mercato. Ilaria, continua credere nell’amore vero e nelle favole. Lo fa per se stessa, ma lo fa anche per tutte le Ilarie che ci sono ancora in giro. In tutti gli angoli del mondo.

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