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Esce inserto su ‘La Repubblica’. Comitato Stop incendi Calabria: ‘La nostra Regione continua a essere invisibile’

Nell'allegato ignorati i roghi che hanno bruciato 32.000 ettari del territorio calabrese nel solo 2017. A Longobucco andati in fumo 5.000 ettari

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    Il quotidiano La Repubblica, venerdì scorso, ha pubblicato un inserto sulla drammatica situazione creata questa estate dagli incendi dolosi che ha fatto indignare il “Comitato Stop Incendi Calabria”. Secondo il comitato di cittadini la regione è stata praticamente ignorata e liquidata in poche righe, a dimostrazione di come non sia conosciuta o forse volutamente ignorata la devastante estate di fuoco calabrese. E in più l’analisi sulle cause degli incendi, per il Comitato, non ricalca minimamente la realtà dei fatti.

    “Con grande rammarico, ma senza sorpresa o meraviglia alcuna, constatiamo che nell’inserto intitolato “Quel che resta del bosco”, apparso venerdì 22 settembre 2017, su “La Repubblica” e interamente dedicato agli incendi che hanno devastato il nostro Paese, la Calabria viene citata marginalmente e senza alcun riferimento reale e preciso ai dati della devastazione che è avvenuta nella nostra regione, letteralmente consumata dai roghi”. Scrive il Comitato Stop Incendi Calabria.

    “La Calabria, quindi, continua a non esistere, ad essere semplicemente invisibile (forse per il troppo fumo, chissà!), a non far numero e a non contar nulla – insistono i cittadini che si sono riuniti in comitato – L’articolo dell’inserto “Super 8” di Repubblica ruota tutto, o quasi, intorno ai roghi abruzzesi, con il sindaco di Sulmona che immagina il lungo periodo di tempo che impiegheranno i 1.000 ettari di bosco bruciati nell’incendio del Morrone. Tutto vero, ovviamente, e ce ne dispiace; ma allora – ci chiediamo – cosa dovrebbe dire il sindaco di Longobucco, con i suoi 5.000 ettari andati in fumo solo in quel comune, o quelli di Rose, Plataci, Albidona, tutti comuni in provincia di Cosenza che hanno perso la quasi totalità dei loro territori? Inoltre, l’invisibilità di cui parlavamo in apertura si evince anche dai numeri riportati nell’articolo. Un esempio per tutti: 70.576 ettari persi in tutt’Italia dal 2000 al 2012, viene scritto in un trafiletto… un conto che non regge al confronto dei 32.000 ed oltre andati in fiamme nella sola Calabria, nel solo 2017! “.

    “Da qui, il dubbio (anzi la certezza) che la nostra regione non rientri in questo conteggio, come se il suo territorio fosse fuori dai perimetri della Repubblica Italiana”.

    Ma non è tutto: l’inviato, Paolo Griseri (e con lui, evidentemente, tutta la redazione dell’inserto), sembra vivere in un mondo parallelo, descrivendo l’odioso fenomeno con una superficialità da far restare a bocca aperta! Al solito, si punta il dito su quella indistinta entità chiamata “piromane” (sotto il cui termine si può celare qualsiasi essere umano dedito a bruciar qualcosa, dal malato di mente al malavitoso, dal contadino sbadato al turista che accende il barbecue in una pineta per poi lasciar bruciare la legna senza custodia), delineando caratteristiche e particolarità degne di un manuale di psicologia – chiosano –  non certo mostrando di voler capire cosa realmente sia successo in Italia, e specialmente al Sud, in questa maledetta estate del 2017. La prima intervista che appare nel servizio è quella rivolta al tenente colonnello Marco Di Fonzo, coloritamente definito dal giornalista “l’acchiappaincendiari”, un ghostbuster del III Millennio che ci riporta nostalgicamente all’omonimo film del 1984 di Ivan Reitman; qualcosa a metà tra il fantasy e la commedia (all’italiana!), quindi. Il Di Fonzo così esordisce: «i piromani sono persone malate, con problemi psichiatrici, che vanno fermate, messe in condizioni di non nuocere e curate, non arrestate. Noi non ci occupiamo di loro e va detto che non sono molti. A noi interessano gli incendiari. Quest’estate ne abbiamo arrestati una quarantina»”.

    “Il militare opera una distinzione – precisano – quindi, tra piromani e incendiari; ma quando si cimenta nella definizione di questi ultimi, ci sorprende ancor di più per ingenuità e scontatezza: «Ciascuno di noi» – dice – «è un potenziale incendiario»; e poi: «…nella metà dei casi si tratta di incendi colposi». A questa pessima definizione del criminale che appicca fuoco cerca di far fronte il giornalista stesso, aggiungendo: ‘[L’autocombustione] è come la favola di Babbo Natale: tranquillizzante ma, in fondo, falsa. Peggio, molto peggio, sapere che chi dà fuoco lo fa per ragioni molto meschine, per ripicca, per danneggiare qualcuno’”. 
     

    “Tutto qui, quindi: solo un po’ di malati di mente, un po’ di sbadataggine e qualche vendetta privata (magari tra confinanti di terreni) per spiegare un disastro che ha devastato decine di migliaia di ettari di boschi e macchia mediterranea – aggiunge il comitato – Ma non è ancora tutto: alle domande che l’ormai imbarazzato giornalista pone al tenente colonnello (domande un po’ più circostanziate, che punterebbero a capire il motivo di una escalation di fenomeni incendiari così imponente), il Di Fonzo risponde con un’altra disneyana ragione per appiccare gli incendi nei boschi: gli asparagi! Sì, amici, gli asparagi! “

    “«Nelle zone in cui vengono normalmente raccolti» – dice il tenente colonnello – «si è scoperto che subito dopo l’incendio, quando la cenere ha finito di bruciare, spuntano piccoli asparagi, tenerissimi, che gli automobilisti si fermano volentieri a comperare ai banchetti improvvisati lungo la statale». E poi elenca ancora “litigi contro la pubblica amministrazione”, non meglio identificate “ragazzate”, e incredibili salti pindarici che vanno dalla prostituzione (!) all’erbetta fresca per i pascoli che nasce, come gli asparagi, dopo i roghi. Qui è là ci si imbatte – concludono – in qualche accenno alla legge Madia, all’insufficienza del numero dei Vigili del Fuoco, al ritrovamento di inneschi e alla mancata manutenzione dei boschi; quel che basta, parafrasando Giorgio Gaber, per far credere che il falso, mescolato a un po’ di vero, sia più credibile; per fare ancor più confusione su un problema che, specialmente alle nostre latitudini, sembra essere solo frutto di immaginazione collettiva; per dare a tutta questa storia una connotazione di irreale superficialità, quasi da Soap Opera, con fuorvianti riferimenti a Madonna (la rock star dalle origini abruzzesi), alle tante Madonne sparse sul territorio della Majella, a Susanna Agnelli, a Papa Celestino V e a Papa a Ratzinger, alla onnipresente sfortuna e ad altre entità che con questa tragedia c’entrano davvero poco”. 
    E in chiusura: ”Non c’è che da fare i complimenti più sinceri agli autori di questo articolo-farsa, quindi, per come siano riusciti a deviare (meglio, a far deragliare) l’attenzione dell’opinione pubblica su uno dei più scottanti – è il caso di dire – casi di distruzione ambientale del nostro Paese”.

     

    mpv

    foto intervento canadair ed esercito in provincia di Cosenza

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