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Pestaggio violento alla compagna, 43enne in manette

E' successo a Trebisacce. La "mattanza" contro le donne continua

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    Un’altra sberla. In faccia alla vita, all’amore, all’affetto, alla grazia. Ancora una volta, purtroppo, la luce dei riflettori della cronaca, s’accende su una nuova, l’ennesima, storia di maltrattamenti in famiglia. E’ ancora una volta, una donna a versare “lacrime e sangue”. E’ ancora una volta, una donna a diventare “schiava” della possessiva gelosia del suo compagno. Questa storia che, ha per protagonista Maria (la battezziamo così, ndc) ha come epicentro Trebisacce. Tutto succede, nella serata di domenica. Le cose in casa di Maria, ormai da tempo, non andavano più bene. Le liti tra la donna, una 40enne, e il suo convivente, Vincenzo (anche questo è un nome di fantasia, ndc), 43enne, nativo di Bari ma, residente da anni nel centro jonico, erano abbastanza frequenti. A volte, la tensione tra i due, deflagrava solo in violente liti e in parole grosse, altre volte, come purtroppo domenica, la situazione degenerava in autentici “attacchi” di rabbia, sfocianti in agguati di natura fisica e psicologica. Proprio come domenica. Sono state le numerose segnalazioni dei vicini a far venire a galla questa storia. Le urla della donna, infatti, hanno convinto gli inquilini dello stabile, a contattare la sala operativa del 112, segnalando l’sos. All’arrivo dei carabinieri, la situazione era drammatica. Maria, seduta su una sedia, con gli occhi gonfi di pianto, con il viso “sporco” di sangue e di paura e con la voce tremolante, non aveva nemmeno la forza di parlare. Tanto dalle botte prese, tanto dagli insulti ricevuti, tanto dalle scariche di rabbia con cui era stata “folgorata” da Vincenzo. La casa, mostrava uno scenario di guerra. Porte abbattute, mobili all’aria, bicchieri e piatti frantumati per terra. Come pezzi di un puzzle. Maria, deve la sua vita, alla sua prontezza di riflessi. Maria, deve la sua vita, alla sua forza di attaccamento alla vita. La donna, infatti, nell’unico attimo di distrazione di Vincenzo, s’è chiusa in camera da letto. I carabinieri, una volta sul posto, hanno faticato parecchio per portare la calma. Il convivente di Maria, infatti, era indemoniato. Era quasi impossibile controllarlo. Tanto da scagliarsi anche contro gli stessi inquirenti. Maria e i vicini, ascoltati a lungo, hanno scoperchiato un “vaso di Pandora”, fatto di minacce, pressioni, aggressioni, violenza. Un “terremoto” di ira, rabbia e malvagità che andava avanti da anni. C’è chi, addirittura, lo data nel lontano 2008. Maria, per anni, ha scelto la strada del silenzio. Forse per vergogna, forse per pudore, forse per paura, forse, perché, le donne tendono sempre, per amore, solo per amore, a proteggere i loro compagni. A volerli “guarire”. A voler provare a “curarli”. Maria ha, sempre, sperato che quel suo compagno ritornasse ad essere l’amante affettuoso, complice e comprensivo di un tempo. Ma, purtroppo per lei, quella sua speranza s’è frantumata sulle mani violente di Vincenzo. Il 43enne, è finito in manette. Le accuse a suo carico sono pesanti: maltrattamenti in famiglia, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Per lui, si sono aperte le porte del carcere di Castrovillari. Maria, soccorsa dagli operatori del 118, è stata accompagnata in ospedale per essere medicata. Le servirà tempo, le servirà aiuto e pazienza. Solo così, potrà riprendere in mano i pezzi sparpagliati della sua vita, della sua dignità e della sua serenità interiore e ricostruirli, come un puzzle.

    Carmine Calabrese

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