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Cosenza, rialzati subito. Con orgoglio e passione

Bisogna andare oltre accuse e polemiche. Non servono a nessuno

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    L’epicentro della vergogna. Nazionale. Cosenza è ferita. E’ ferita nela passione e nell’orgoglio. E’ ferita nella fede e nella passione. Pallonara. E’ ferita nell’autostima. E’ una ferita che fa male, che sanguina, che brucia. Soprattutto, perché la storia di Cosenza-Verona, è diventata l’argomento preferito di cui parlare e sparlare. Il calcio non giocato, ha vinto sul risultato, sui tackle, sui cross. E, su tutto il resto. Cosenza-Verona, gara di cartello della seconda giornata di campionato e “battesimo” casalingo dei nuovi Lupi, nuovi nei volti, nuovi nelle maglie, è diventata di colpo il momento più nero della storia rossoblù.

    Nero, come quella “X” del 2003, nero, come il sogno infranto a Lecce, nero come la retrocessione di Padova, nero come la ripartenza dai dilettanti, nero come l’umore di oggi e di ieri. E, nei prossimi giorni, il nero rischia anche di “colorare” la classifica. Lo spettro della sconfitta a tavolino (0-3), la penalizzazione di un punto e una pesantissima multa, è dietro l’angolo. Dalla tarda mattinata di ieri e fino alle 18:30, Cosenza, il Cosenza e i suoi tifosi, si sono sentiti come le palline impazzite dentro un flipper: si gioca, forse non più, è certo che si gioca,.

    No. Non si gioca più. E questo verdetto, è diventato inappellabile alle 18:30, con il comunicato ufficiale del club di via degli Stadi. Da quel momento in poi e anche per la giornata odierna, la passione rossoblù, divampata in rabbia, in rassegnazione, in indignazione, è deflagrata, tanto nel reale, quanto nel virtuale. Le bacheche di tifosi storici ed occasionali, di sportivi, di appassionati, di amanti del calcio e di semplici curiosi, sono diventate finestre da cui lanciare accuse e frecciate: dall’amministrazione comunale, al presidente Guarascio; dagli ispettori della Lega, all’arbitro Piscopo; dai giocatori del Verona, alle ditte che hanno eseguito i lavori allo stadio. Tutti colpevoli, tutti con le spalle al muro. Tutti messi dietro la lavagna.

    Tutti “bocciati”, con un brutto voto, in condotta, in organizzazione e in professionalità. Come cronisti, non compete, certo, a noi stabilire di chi siano le colpe e di chi le responsabilità. Così come, non spetta a noi, tracciare l’elenco dei promossi e dei bocciati, dei sicuri condannati e dei certi assolti. L’unico nostro compito e dovere, soprattutto deontologico, è quello di raccontare una giornata. Storta, nera, difficile, complicata, Una giornata che condanna Cosenza e il Cosenza ad una “lapidazione” pubblica. Ad una figuraccia, senza precedenti. Una giornata che deve diventare una lezione. Dalla quale imparare tanto.

    Da resettare in fretta. Una giornata, da cui ripartire. Il campionato è ancora lungo. Questa giornata, deve essere, deve servire da insegnamento a tutti. Occorre, analizzare, capire, spiegare, metabolizzare, cosa è successo, è ricominciare. Solo così, questa giornata non resterà una ferita aperta per Cosenza, per il Cosenza e per l’intera tifoseria. Dai Cosenza.

    Carmine Calabrese

    Mafalda Meduri

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