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Rose, Cassano, Corigliano: viaggio nella disperazione e nell’inferno domestico

Tre storie di violenze. Tre racconti dell'orrore, consumati dentro abitazioni in cui la serenità, non abita più

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    Casalinghe presenze. Demoniache. Una volta le famiglie, erano centri d’eccellenza della protezione e del sentirsi al sicuro. Poi, d’un tratto, però, all’interno di alcune di queste famiglie, s’è spezzato un filo, quello che legava il rispetto con l’amore, la compassione con il perdono, l’affetto con la complicità. E, questo filo, spezzandosi, ha finito per compromettere un equilibrio, ha finito per strappare la normalità di queste famiglie, facendole precipitare dentro un precipizio. Di paura, di tensioni, di terrore, di violenza. Famiglie, apparentemente normali, diventate, di colpo, nuclei entrati in collisioni. Per una specifica o per, indefinite varie ragioni. Che non possono essere un alibi, che non devono essere giustificate come alibi. Ed è che, purtroppo quotidianamente, la luce dei riflettori della cronaca, s’accende su nuovi e agghiaccianti fatti di cronaca che, fanno rabbrividire. Un violento “terremoto” psicologico, morale, umano, interiore, ha sconquassato la stabilità emotiva di tre famiglie. Tre nuclei familiari che, seppur distanti fra di loro, sono accomunati da un unico fattore: la violenza. Ed è così che dal centro abitato di Rose, arrivano le urla di una coppia di anziani genitori, costretti, per tanto, troppo tempo, a subire in silenzio le angherie, i soprusi, gli scatti d’ira, le violenze, tanto fisiche, quanto psicologiche, di un 40enne, trasformatosi da classico bravo ragazzo in demone. Una trasformazione, raccontano i soliti ben informati, facilitata dalla mancanza di soldi, dall’assenza di un lavoro, dall’incapacità a intravedere un orizzonte. Ma, questi, sono solo alibi, alibi, insufficienti, a giustificare una propria insoddisfazione personale, come atto di prepotenza contro due genitori. Marco, (il nome è di fantasia), ormai c’aveva preso l’abitudine. Riversando la sua rabbia e le sue frustrazioni contro i suoi genitori, pensava dimostrare a se stesso la sua forza. Ma, quella, non è forza. E’ vigliaccheria. E, quelle urla, quelle richieste di aiuto, quei “ti prego, basta. Fermati”, dei due genitori, sono state raccolte dai vicini di casa, dai conoscenti e dai carabinieri. E, proprio questi ultimi, hanno messo fine a quell’inferno domestico. Marco, è stato denunciato. Per percosse, per minacce, per violenze. Quella coppia di anziani genitori, nonostante le botte, nonostante le violenze, nonostante i soprusi, si sente in colpa e continua a ripetersi: “dove possiamo aver sbagliato? Cosa non abbiamo capito? Quali segnali, non siamo riusciti ad interpretare? Domande, interrogativi, quesiti, al momento senza risposte. Ma, che sono dolorose. Come e più delle botte.

    Ed è ancora un’altra storia di urla e di richieste d’aiuto, che ha fatto venire a galla un altro inferno. Questa volta l’epicentro è Cassano. Questa volta, il demone è un 42enne, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Un 42enne, raccontano i pettegolezzi cittadini, reso schiavo dalla droga. E, quella necessità di “farsi”, Alberto, anche questo è un nome di fantasia, voleva e doveva accontentarla, in qualunque modo. Spesso, lo faceva, riempendo di botte sua madre, tra l’altro invalida, tra l’altro debole, tra l’altro incapace di reagire contro suo figlio e di contenerne l’aggressività. Alberto, riusciva a sopraffarla. Spesso l’ha anche ridotta, quasi in fin di vita. Anche in questo caso, è stato essenziale l’intervento dei carabinieri. I militari dell’Arma, indagando, hanno scoperto che questa triste, squallida storia, andava avanti da tempo. Da così tanto tempo che, i segni che Alberto aveva lasciato sul corpo fragile di sua madre, era diventati visibili e incancellabili, come tatuaggi. Tatuaggi che a quella donna, a quella mamma, hanno devastato il fisico e l’anima, hanno spezzato la serenità. Alberto, è stato trasferito nel carcere di Castrovillari. Ora il mostro è dietro le sbarre. Ma, nonostante tutto, quella donna, non riesce a trovare, ancora, la sua pace. E, chissà, se la troverà mai.

    Quella stessa pace che non esiste più nella vita, nella casa, nell’anima di Mirella (nome di fantasia anche questo, ndc) presa a martellate da suo marito Roberto, 54 anni, fino a ieri un uomo tranquillo, diventato anche lui un mostro. L’epicentro è Corigliano. Roberto, nel corso dell’ennesima lite con sua moglie, ha smesso di «aggredire» sua moglie con le parole, e s’è accanito su di lei, con un martello, fino quasi a sfondarle il cranio, fino quasi a sfigurarle il volto. Mirella, ha lottato, s’è difesa, ha chiesto aiuto, ha urlato, utilizzando tutto il fiato che aveva in gola, reso flebile dalle botte. Per sua fortuna, quelle urla sono state ascoltate dai vicini di casa che hanno allertato i carabinieri. I militari dell’Arma, sono arrivati subito in quell’abitazione, evitando il peggio. Mirella è stata salvata, soccorsa e medicata dal personale medico e paramedico del 118 e portata in ospedale per essere curata. le ferite alla testa, dichiarate guaribili in una ventina di giorni, passeranno, prima o poi. Ma, quelle dentro l’anima, no. Da quelle, non si guarisce subito. I muri, i mobili «grondanti» di sangue, di violenza, di urla e di disperazione, raccontano l’orrore. Descrivono l’inferno. L’inferno in cui, precipitano vittime e carnefici, in cui precipitano l’amore, la compassione, il rispetto, la comprensione, l’affetto. Roberto, ora è in carcere. Mirella è ancora in ospedale. Impaurita, dolorante, incredula. Presto andrà a casa. Quella casa che, oggi, le mette un po’ paura.

    Carmine Calabrese

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