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Comitato No Metro. “Metropolitana leggera: un’opera che nasce fallita”

E Viale Parco, che fine farà? Rimarrà sventrato a vita dalla potenza di una deflagrazione frutto degli accordi trasversali o dei giochi di potere?

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    COSENZA – Negli ultimi mesi, di aggettivi per apostrofare l’infelice progetto della metropolitana leggera che intenderebbe collegare le città di Cosenza e Rende, ne abbiamo usati davvero tanti: insostenibile, illegittima, anacronistica, invasiva, ingiustificatamente onerosa, e, adesso, anche irrealizzabile. Sì, perché la Cmc (Cooperativa Muratori Cementisti), l’azienda che dovrebbe occuparsi della realizzazione del progetto della metro, da fonti più che attendibili, è data sull’orlo del baratro. Ne dà il triste annuncio, addirittura, l’agenzia Standard & Poor’s, che ha già declassato l’azienda ravennate annunciandone, in parole spicce, l’imminente default. Chiunque si allarmerebbe, nel venire a conoscenza di simili accreditate notizie, ma non le nostre inde-fesse istituzioni regionali e comunali che, per tutta risposta, esprimono fiducia con un’invidiabile, quanto immotivata, sicumera. Forse, coltivano il subdolo e folle proposito di far partire (o continuare, dipende dai punti di vista) i lavori per la realizzazione della metropolitana leggera per poi, magari, trovarsi costretti a bloccarli nel bel mezzo del loro divenire, quando le casse della Cmc risulteranno definitivamente prosciugate? E Viale Parco, che fine farà? Rimarrà sventrato a vita dalla potenza di una “deflagrazione” frutto della cecità politica, degli accordi trasversali, dei giochi di potere? Un territorio già vessato e devastato come il nostro ha forse bisogno di un’ulteriore cattedrale nel deserto? Si confronti, ad esempio,  il per nulla confortante esempio di Messina, dove la metro è stata costruita e poi smantellata. Vogliamo consegnare la nostra città a un simile destino? Intanto, qualcuno dice, che i lavori siano iniziati. Quello che vediamo, però, è solo sporcizia, inutili ed enigmatici massi, alberi tagliati e, soprattutto, la chiusura di una parte del viale, tanto strategica quanto utile per decongestionare il traffico cittadino. Una chiusura che ha reso la nostra città più insicura, più brutta, più sporca, una chiusura che ha paralizzato la viabilità, desertificando alcune zone e rendendone impercorribili altre. Perché Occhiuto e Oliverio non si fanno un giro, all’uscita delle scuole o degli uffici, insomma, negli orari di punta, ad esempio, su Via Popilia? Troveranno, certamente, gaudenti automobilisti pronti a strombazzare per accoglierli. Possibile che, per portare a termine “a tutti i costi” un progetto illegittimo (ricordiamo il ricorso già presentato che, a breve, verrà anche depositato), si ignori il chiaro volere di una cittadinanza che, con quasi 4000 firme a sostegno, ha chiesto l’immediata concessione di una consultazione popolare sul tema? L’imminente fallimento della dita costruttrice è solo l’ultima appendice di una fallimento che coinvolge, a pieno titolo, governo (silente) nazionale, Regione e Comune. Speriamo che chi dovere impedisca che la metropolitana si trasformi in una tragica incompiuta, ma, ancora prima, riteniamo che l’immediata riapertura del Viale sia necessaria e urgente. Non siamo disposti più a transigere, Cosenza non è più disposta ad attendere. E il Natale “del traffico e dell’insicurezza” è ancora solo alle porte.

     

    Comitato No Metro

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