Quantcast

Cassano Ionio: Beni confiscati alla mafia, la svolta progettuale di Libera

Il Sybaris Hotel non ancora nelle disponibilità della collettività

Più informazioni su


    Nella gestione dei beni confiscati alla mafia occorre garantire continuità, credibilità, impegno responsabile della comunità. Si presenta come una svolta culturale decisiva quella lanciata stamani dalla rete di Libera in conferenza stampa presso la sala della diocesi di Cassano Ionio. Sono diversi, infatti, i beni confiscati presenti sul territorio cassanese che attendono di essere utilizzati in senso sociale. Tra questi, l’immobile conosciuto come Sybaris Hotel a Sibari, per il cui riutilizzo era stato firmato il 5 settembre scorso un protocollo d’intesa tra l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, la Prefettura di Cosenza, il Comune di Cassano all’Ionio, l’Università della Calabria, la Diocesi di Cassano allo Ionio e l’Associazione Libera contro le mafie. Un protocollo che sembrerebbe cristallizzato dall’iter burocratico. Una particella catastale su cui insiste l’immobile risulta, infatti, non ancora regolarmente accatastato. Ma la sfida culturale non si ferma e così è stato presentato il progetto formativo che, inserito in un bando del “Progetto Policoro” – come ha spiegato il responsabile Antonio De Marco – accompagnerà i cittadini, che vorranno aderirvi, alla gestione di beni confiscati alla mafia. «Beni che ritornano alla comunità ferita dalla violenza mafiosa – ha evidenziato monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano Ionio – sfigurata da comportamenti illegali e da soprusi». La svolta riguarda la consapevolezza che dovrebbe acquisire una comunità considerando il danno provocato da una cultura dell’appartenenza al potere mafioso, ma anche una responsabilità civile di recupero di un bene con cui conferire dignità lavorativa alle persone e recuperare il senso stesso di comunità. «La sfida dell’utilizzo sociale del bene – ha sostenuto ancora mons. Savino – riguarda la cultura dell’incontro, della tolleranza, dell’inclusione sociale. Nessuno deve sentirsi escluso e per questo dobbiamo resistere ad ogni forma di violenza, da quella fondata sulla parola a quella sulle armi». Davide Pati, vicepresidente di Libera e responsabile nazionale del settore Beni confiscati, ha illustrato il senso di un percorso formativo, necessario a dimostrare che il lavoro legale è possibile, ma che «è necessario evitare improvvisazioni nella gestione dei beni confiscati. Occorrono competenze, studi di fattibilità, percorsi che, con la giusta informazione e conoscenza, garantiscano continuità nell’utilizzo del bene e non un’iniziativa estemporanea. C’è bisogno di un impegno corale, di credibilità». Per l’avvio dell’Associazione temporanea di scopo (Ats) deputata alla gestione dell’immobile, si devono ancora superare degli scogli, come quello della particella catastale “non accatastata”, la successiva manifestazione d’interesse da parte del Comune e la stessa costituzione dell’Ats. Un’impostazione culturale, conferma ancora Marta Perrotta, coordinatrice provinciale di Libera, «tesa al recupero del lavoro che conferisce dignità alle persone secondo quanto prescrive la stessa Costituzione italiana». Un recupero produttivo della struttura, dunque, finalizzato al vivere democratico del proprio territorio. Così come è inscritto da sempre nel termine «Calabria – ha ricordato Pati – la volontà di far sorgere il bene». Francesca Rennis

    Più informazioni su