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S. Nicola Arcella: Suor Cecilia si oppone alla chiusura del suo asilo per non lasciare a casa 28 bambini

La religiosa di 80 anni è rimasta da sola a difendere la scuola nonostante il suo Ordine ne abbia ordinato il rientro a Roma e l'immobile  sia stato messo in vendita. Lei resiste per non abbandonare la sua comunità


Suor Cecilia non molla, vuole tenersi i suoi 28 bambini. Nonostante la Casa Madre di Roma l’abbia richiamata, esonerandosi da ogni responsabilità, la suora quasi ottantenne non vuole lasciare né l’asilo né il paese dove ha trascorso molti anni della sua vita, aiutando a “crescere” generazioni di donne e uomini di San Nicola Arcella. L’Istituto religioso è quello delle “Figlie di nostra Signora al Monte Calvario”, l’immobile che lo ospita venne fatto costruire nel 1930 da Amedeo Barletta, il quale, avendo fatto fortuna in America, pensò di lasciare un bene al suo paese d’origine, realizzando un asilo. Fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 1976, Barletta ha in qualche modo sovvenzionato la scuola; in seguito, i suoi eredi non si sono presi questo impegno ma hanno consentito che l’edificio rimanesse alle suore.

Ora l’edificio è stato messo in vendita insieme con altri beni immobili, per risanare una situazione debitoria molto grave contratta dall’Ordine; la prossima asta per la sua vendita si terrà il prossimo 18 gennaio per un valore di 230.000,00 euro. I 56 genitori dei 28 bambini sono preoccupati, sia perchè, se chiude l’asilo “Filomena Barletta”, viene a mancare un pezzo della storia di San Nicola Arcella, sia perchè i propri figli rimarrebbero a casa, creando difficoltà alle famiglie in cui lavorino madre e padre. Negli ultimi mesi, quindi, sono state numerose le loro riunioni. In un primo tempo pare che il parroco e il Vescovo avessero manifestato l’intenzione di acquisire l’immobile, salvo poi fare un passo indietro. Intanto il tempo è passato e i genitori ora non sono più nelle condizioni di poter rispondere all’asta. A Trecchina, stesso Ordine, stesso problema, ma con un risvolto diverso: qui il curatore fallimentare ha dato la possibilotà ai bambini di continuare a frequentare la scuola materna. fino a quando non sarà aggiudicata all’asta. Sulla questione, a San Nicola Arcella, è intervenuta anche l’amministrazione comunale a guida Barbara Mele.

Lo scorso 27 dicembre, con seduta straordinaria ed aperta, si è tenuto, infatti, un consiglio comunale convocato appositamente per discutere della messa in vendita dell’immobile. Già con delibera di Consiglio C. n. 35 del 30 novembre 2015 e più recentemente con delibera c.c. n. 31 del 9 settembre 2016, l’amministrazione aveva espresso la ferma volontà di mantenere tale istituzione nel territorio comunale, non escludendo la possibilità di acquisto dell’immobile da parte del Comune, nel caso in cui i vincoli di legge lo avessero consentito. Alla seduta del 27 dicembre, alla quale erano presenti numerosi cittadini, imprenditori, genitori di bambini frequentanti l’asilo, rappresentanti di associazioni locali, l’ente ha evidenziato le motivazioni tecniche che non consentono di partecipare con un’offerta all’asta del 18 gennaio. “Posto che l’offerta deve essere presentata entro il 18 gennaio p.v. e tenuto conto che la Curia con un’inopinata decisione assunta ai primi dicembre di quest’anno ha manifestato l’intenzione di non acquistare l’ex asilo, l’Amministrazione non è nelle condizioni tecniche di potere formulare una proposta di acquisto per la data anzidetta. – questo il documento di sintesi – La decisione della Curia è stata comunicata personalmente al Sindaco e al capogruppo consiliare di minoranza dal Vescovo.

Anche se l’Amministrazione, come suggerisce l’opposizione consiliare, adottasse in ipotesi oggi il DUP (Documento Unico di Programmazione), inserendo la programmazione di acquisto dell’immobile per il 2017, tuttavia l’importo necessario ( €.230.000,00+ spese accessorie, quali spese notarili, spese registrazione e trascrizione) non può essere assicurato mediante risorse ordinarie dell’ente, ma mediante l’assunzione di un mutuo. Per regola contabile generale (art. 203 del Testo Unico degli enti locali) l’assunzione di un mutuo per l’anno 2017, implica già l’avvenuta approvazione del bilancio di previsione dello stesso anno. Per il 2017 il termine di approvazione del bilancio, per come prevede la legge di bilancio per il 2017, è il 28 febbraio 2017. Già l’ANCI e l’ANPCI hanno chiesto la proroga del suddetto termine, visto che non è stato ancora adottato – contrariamente alle promesse del Governo – il DPCM di quantificazione del Fondo di Solidarietà Comunale, senza la quale specialmente i piccoli Comuni non sono in grado di approvare i bilanci”. In poche parole, l’Amministrazione comunale precisa che, dal momento in cui è venuta a conoscenza dell’indisponibilità della Curia all’acquisto dell’immobile (inizi di dicembre 2016), non c’erano più i tempi tecnici per assumere il mutuo entro l’anno. Ciò perché, anche ad essere rapidissimi, per la predisposizione, l’approvazione del DUP e per la successiva istruttoria del mutuo, non si sarebbe assunto il mutuo entro il 31 dicembre 2016. L’amministrazione fa sapere anche che, se il 18 gennaio prossimo la gara dovesse essere aggiudicata, si impegnerà a mantenere il vincolo di destinazione pubblica, già previsto dal vigente PRG e che sarà confermato nell’adottando PSC, così come formalmente esplicitato nel Documento Preliminare di Programmazione approvato, in tempi non sospetti, nel 2012 e recentemente confermato dal Consiglio comunale con la deliberazione n. 31, del 9 settembre 2016. Qualora invece la gara dovesse andare deserta, la stessa amministrazione comunale s’impegna all’acquisto assumendo un mutuo, nonostante le difficoltà finanziarie dell’ente, per garantirsi la provvista finanziaria necessaria, subito dopo l’approvazione del bilancio di previsione 2017 per come prevede la legge”. Quest’ultima proposta è stata votata all’unanimità dall’intero consiglio comunale.

Intanto i 28 bambini, che si configurano ora come “abusivi”, continuano a rimanere in compagnia di una suora, che potrebbe esser chiamata anch’essa “abusiva”, se non fosse offensivo. Una suora sicuramente coraggiosa, disposta a non lasciarli. Se lo facesse, inoltre, verrebbe richiamata a Roma e lì, o altrove, costretta a ricominciare da capo, alla sua età. Come dire, la precarietà e la flessibilità sono oggi la legge suprema, nel pubblico come nel privato; anche a quasi ottanta anni si deve esser disposti a cambiare residenza e quotidianità, e questo capita ancora una volta perchè a monte c’è una situazione debitoria; inoltre, se a rispondere all’asta sarà qualche imprenditore, un edificio fondato con uno scopo preciso potrebbe nel giro di qualche anno cambiare destinazione d’uso, da scuola dell’infanzia trasformarsi, magari, in un hotel 4 stelle. I genitori e l’amministrazione vorrebbero scongiurare quest’ultima possibilità, in attesa di quel che succederà il prossimo 18 gennaio.

Tania Paolino