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Il film Anisi proiettato a Diamante

Ragazzi down occupano una casa in campagna e vivono un’esperienza incantata

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    “Ho sempre scelto quello che la vita mi ha offerto”, Compreso un figlio down. Lo ha detto Luciana Virginia Pasetto, veneta, venuta a vivere in Calabria, a Diamante, per amore di quel figlio. Ha mollato tutto e si è trasferito in una casa in campagna, sulle colline, vista mare. L’Arcipelago Sagarote è quello che ha realizzato in nome del vivere comunitario, dell’immersione nella natura, lontano dal frastuono della costa e dalla vita fatta di corsa. All’Arcipelago le giornate e le attività, invece, scandiscono i ritmi naturali, sono a misura di Gregorio, oggi un ragazzone allegro e compagnone. Scegliere ciò che la vita offre non è facile e non lo sanno fare tutti, perché vuol dire accettare ogni cosa come un dono. E questo dono, che è Gregorio, va condiviso metaforicamente anche con gli altri, facendo capire loro l’immensa ricchezza di possederlo. Gregorio in campagna è cresciuto libero, partecipa alle diverse attività, si fa voler bene dai tanti che vi soggiornano o semplicemente vi passano. Accudisce gli animali, pianta, raccoglie, fa attività di bricolage. Ora è diventato anche un attore, con altri suoi amici di Cosenza, pure affetti dalla sindrome di down. Tutti testardi questi ragazzi! durante le riprese, non hanno mai voluto dire il nome “asini” correttamente, pronunciandolo invece “anisi”. E questo buffo anagramma è diventato poi il titolo del film, Anisi. 20 ore di riprese condensate in un’ora di proiezione, fatte da due giovani registi, Elsa Benetos e Simon Dedours, su un’idea della stessa Luciana. Si immagina che questo gruppo di ragazzi occupino una casa e vi trascorrano alcuni giorni, organizzando una festa cui partecipano altri come loro venuti da fuori. Saranno visitati quindi dai carabinieri e da una troupe televisiva, che non saranno in grado di cogliere a pieno la straordinarietà di quello che sta succedendo all’Arcipelago Sagarote. Le scene, la scelta dei colori e del tema ricorda trame di romanzi o film surreali e metafisici. Si è trasportati, come Alice, in un paese delle meraviglie in cui normalità e diversità si confondono. Collane di perle, ghirlande di fiori, abiti stravaganti e variopinti fanno da sfondo al racconto, in cui si parla anche di amore, desiderio, bellezza. Di bellezza, soprattutto, quella dei ragazzi down e del loro cuore, che non conosce finzione o cattiveria. Un esempio e un monito per tutti noi, cosiddetti normodotati. Significativa a tale proposito la scena in arrivano i due carabinieri, che si prendono gioco di loro, ma la situazione si capovolge e, nell’immediatezza delle risposte, si intuisce la relatività dell’essere normale o speciale. “Come stai tu?”, la domanda del carabiniere. “Seduto”, la risposta dei ragazzi. Conclusione: “Allora gli unici in piedi siamo io e il mio collega?”. Ecco, per l’appunto è solo una questione di prospettive. Ma, se ci si incontra per davvero, pur rimanendo tutti diversi perché unici, ci si può comprendere e amare. Questo è il messaggio che noi abbiamo colto nello straordinario film Anisi, che consigliamo a tutti, perché fa bene, ci ridimensiona e ci apre a “un altro” che, alla fine, altro non è che il nostro essere rimasto bambino.

    Tania Paolino

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