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Al teatro Rendano la storia d’Italia, cantata da Vittorio Grigolo

COSENZA - Uno spettacolo coinvolgente , grazie alle proiezioni video e all’uso delle più moderne tecnologie , nonché alla sontuosità degli oltre duecento costumi di scena

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    COSENZA – Il giovane tenore Vittorio Grigòlo ,trentanove anni ,originario d’Arezzo sale sul palcoscenico del Teatro Rendano cantando le pagine più celebri dell’Opera attraverso la storia d’Italia. Due atti , da “ La donna è mobile “ a “ Una furtiva Lagrima” , passando per “I pagliacci “ di Leoncavallo al “Nessun dorma “ di Puccini . Grigòlo ammalia tutti gli spettatori , concedendo a fine spettacolo un profondo monologo :” Dedicato alla mia terra ,al mio paese che non ha mai smesso di creare sognatori e con essi di sognare ! Insieme uniti possiamo trasformare i sogni in realtà . L’Italia nel cuore non può far altro che aumentarne le possibilità “. Grigòlo è innamorato della sua terra , nonostante è sui palchi dei più prestigiosi teatri d’opera del mondo , è orgoglioso di mostrare le sue radici. Il suo spettacolo è stato voluto anche per avvicinare i giovani alla lirica , creando un intreccio narrativo ,le arie più belle del melodramma italiano sono accompagnate da un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori . E’ uno spettacolo coinvolgente , grazie alle proiezioni video e all’uso delle più moderne tecnologie , nonché alla sontuosità degli oltre duecento costumi di scena . Dal “ Rigoletto “ a “La Boheme” , quattordici pagine musicali scelte per ricostruire la storia del nostro Paese e delle sue bellezze , dal Rinascimento alle due guerre mondiali , dalla ricostruzione alla “dolce vita” . Cala il sipario alla fine del secondo atto , intercorrono tre minuti di applausi, Grigòlo e il suo cast escono sul palco con il desiderio di condividere con il pubblico uno dei cori più noti della storia dell’opera . Tutti in piedi , schiarita la voce e cantiamo : “ Va, pensiero , sull’ali dorate , va , ti posa sui clivi, sui colli , ove olezzano tepide e molli , l’aure dolci del suolo natale! Del Giordani le rive saluta , di Sionne le torri atterrate … oh mia patria sì bella e perduta !Oh membranza sì cara e fatal ! Arpa d’or dei fatidici vati , perché muta dal salice pendi? Le memorie nel petto raccendi , ci favella del tempo che fu ! O simile di Solima ai fati , traggi un suono di crudo lamento , o t’ispiri il Signore un concento , che ne infonda al patire virtù”. Grigòlo trasmette la sua virtù , chiunque a fine spettacolo si è personificato in un soprano o in un tenore dilettante , gli acuti di ognuno hanno continuato riecheggiare nelle vie notturne del centro storico cosentino.

    ( Alessia Rausa)

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