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SPORT

Ricordi di Volley Femminile. 2

Testa e mani al servizio della squadra: Stefania Carino

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Lunedì 20 Agosto 2018 - 10:30

Sveglia nella vita e scaltra in campo, occhi e sorrisetto da giapponesina sorniona (ce l’ha nel Dna, il Giappone, leggendo alcune sue risposte:), grande velocità di pensiero, elettrica nei movimenti: ecco chi era, quando giocava, la protagonista dell’intervista di oggi.

Sergio Lionetti

 

Il mondo nelle sue mani

L’allenatore che ci aiuta a tracciare la figura dell’ex pallavolista di cui parliamo oggi è Simone de Francesco: «Da pochi anni mi ero trasferito a Cosenza e fui contattato dal presidente De Napoli, per allenare la Settecolli, squadra che all’epoca militava nel campionato di serie C. In quell’occasione conobbi Stefania Carino, la palleggiatrice della squadra: mi colpì subito per l’ottima capacità di palleggio e per l’altrettanto ottima gestione della squadra, nonostante la giovane età.

Dimostrò subito di avere grande entusiasmo e voglia di allenarsi e migliorare, così come tutta la squadra. In quel periodo, tra allenamenti e gare ufficiali, Stefania ha sempre mostrato spirito di sacrificio e abnegazione e i risultati non mancarono: guidava la squadra con maestria e buone capacità tattiche. Negli anni successivi, le nostre strade si sono divise e mi è capitato di incontrarla come avversaria: non era mai facile giocarle contro.»

 

Segno zodiacale: cancro

Colore preferito: arancione

Musica che ascolti? A seconda dell’umore, ascolto tutto: dal rock alla classica, al jazz, al blues.

Canzone preferita? Ne ho tante: non è per sempre (Afterhours), Happy ending (Mika), Romeo and Juliet (Dire Straits), Le tasche piene si sassi (Jovanotti), I’ll fly for You (Spandau Ballet), Take on Me (a-ha).

Film preferito? “L’attimo fuggente”, “Wolverine” e tutta la serie degli X Men, ma ce ne sono altri…

Un personaggio famoso da invitare a cena. ...sicuramente lui, Wolverine (Hugh Jackman). Se quella sera lui fosse impegnato, inviterei Thor (Chris Hemsworth).

Cibo preferito? Adoro la cucina giapponese.

Mare o montagna? Mare, sempre: l’acqua è l’elemento che mi rigenera, ma mi piace anche fare del buon trekking in montagna.

Cosa ami? La vita in tutte le sue manifestazioni, la capacità di provare emozioni davanti alle piccole cose: un abbraccio, un sorriso, un tramonto sul mare, il pollo e patate di mia mamma e le melanzane ripiene di mia nonna (buonanima!).

Cosa odi? La falsità, l’arroganza, le convenzioni, gli schemi, la rigidità mentale.

Un tuo hobby? Mi piace sperimentare in cucina.

Tre aggettivi per definirti: solare, empatica, coraggiosa.

Un pregio che senti di avere: diretta.

Un difetto che ti riconosci: impulsiva. Spesso non so trovare dei compromessi.

Tre sogni nel cassetto. A quarantacinque anni compiuti, qualche sogno l’ho realizzato. Da piccola, sognavo di vedere da vicino la nazionale femminile e maschile di volley. Beh… ho una foto con Manu Benelli (per i giovani di oggi non è nessuno, ma era il mio idolo al femminile) e una con Andrea Giani. Ho viaggiato tanto e sognavo di viaggiare, ma il mio sogno più grande sarebbe visitare il Giappone. Inoltre mi piacerebbe “reinvestirmi” in cucina.

Il tuo motto o citazione? «La vita è come andare in bicicletta: per mantenere l’equilibrio, devi muoverti.»

La parola che usi piu spesso? Daiiiiiii…

Tre caratteristiche che deve avere la tua giocatrice ideale. Sveglia, coraggiosa, umile.

Il fondamentale piu’ importante per te? Sono di parte: la ricezione!

Il ruolo della pallavolo nella tua vita? Mi ha insegnato il valore del sacrificio per raggiungere i risultati e che, se anche tutto sembra perduto, tutto può cambiare. E mi ha insegnato il valore del gruppo: da soli, non si va da nessuna parte.

Come e perche’ hai iniziato a giocare a pallavolo? Per caso…

I tuoi maestri e i tuoi primi passi in questo mondo? I primi passi, con Gaetano, Catia (Gaetano Lo Bianco e sua moglie, Catia Persico, per i non pallavolisti. ndr) e Dario Rovito. Con Luigi Granato, Simone De Francesco, Tonio Calabrò, fondamentali, schemi, psicologia. Ricordo i pomeriggi passati con Simone, a scuola, a parlare di schemi, ad ascoltare, con le cassette, i discorsi di Velasco e a curare molto il lato psicologico del giocatore. Giorgio Draganov, poi, è stata la mia ultima esperienza: bellissima. Anche dopo vent’anni che giocavo, è riuscito a darmi stimoli nuovi e possibilità di imparare altro.

In quale ruolo hai giocato? In quale altro ruolo ti sarebbe piaciuto giocare? Palleggiatrice forever…

Cosa ti piaceva di piu’ e cosa di meno, del tuo ruolo? Non c’è ruolo che mi piacesse di più, nella sua interezza! Sia che si trattasse di recuperare o “raddrizzare” una ricezione o una difesa andate a male sia far attaccare una compagna senza muro o mettere a terra una palla “di seconda”.

Com’eri, quando scendevi sul parquet? Per me la pallavolo era gioia: scendevo vogliosa di giocare.

Prima di ogni partita seguivi qualche rituale scaramantico? Avevo calzini e laccio per la coda “speciali” per la partita!

Come e’ stato il tuo percorso da atleta e in quali squadre hai giocato? Ho iniziato nei centri C.A.S. della Settecolli. Poi ho giocato a Rossano, Spezzano albanese, Paola, Cogenza ma non ricordo la cronologia…

Quando hai deciso di appendere le ginocchiere al muro, raccontaci un po’. Non è stata una vera “scelta”: non sarei mai stata capace di farlo. Sono partita per un dottorato in Germania ed ho chiuso il campionato con il gruppo di Draganov. Mi sono allenata per un po’ lì in Germania, partecipando a qualche torneo. Poi, rientrata in Italia, a Milano, non ho più cercato squadre: la chiusura è avvenuta da sola…

Adesso faccio un po’ di beach volley, ma cose da poco e poi, se posso, vado a vedere qualche partita di campionato qui dove vivo. D’estate, però, faccio sempre due palleggi con le mie amiche storiche: Ilaria ed Eleonora.

Non solo pallavolo nella tua vita: dacci qualche notizia. Sono una farmacista. Mi occupo della gestione di parafarmacie e della gestione del personale, dagli acquisti al marketing, dalla vendita alla formazione del personale.

Pratico lo yoga, mi piace cucinare e mangiare bene, ma continuo a mantenermi in forma.

C’e’ ancora un  sogno da ex giocatrice di pallavolo che vorresti si realizzasse? Devo dire di no. Ho vinto campionati, coppe, trofei personali e mi sono presa tante belle soddisfazioni.

Un sogno che hai realizzato da giocatrice? Vittoria in campionato e promozione in B2 con il Paola, vincendo a Crotone 3 a 2! Vittoria della Coppa Calabria quando ero nello Spezzano, battendo (3-1) il Cutro fuori casa. Poi non dimentichiamo i campionati studenteschi con il mio Liceo classico.

Un sogno che invece non sei riuscita a realizzare mentre giocavi? Quello che c’era da vincere… è stato vinto!

Se potessi tornare indietro nel tempo, c’e’ qualcosa che cambieresti, nel tuo percorso di pallavolista? No, niente: non sarei quella che sono oggi…

Cosa ti manca di piu’, della pallavolo giocata? Tutto, mi manca: l’allenamento in sé, le ore con le compagne e l’allenatore, lo spogliatoio, le uscite, le trasferte, le incazzature, le delusioni e i pianti: non importa se di gioia o di dolore. Tutto!

C’e’ una vittoria a cui sei maggiormente affezionata? Il derby con la Volley Cosenza e con le squadre citate prima. La delusione più cocente? Uhm… non ne ricordo…

Le compagne di gioco che piu’ ti hanno segnata nell’arco della tua carriera? E quali allenatori? Per quanto riguarda gli allenatori: Luigi Granato, Simone de Francesco e Giorgio Draganov. Come giocatrice, la mitica Cristiana Parenzan: non solo una giocatrice fortissima, ma una persona in gambissima.

Hai mantenuto qualche contatto con le tue ex compagne di squadra? Assolutamente sì!

Qual e’ stata l’emozione piu’ forte vissuta durante gli anni di atleta? Ogni partita ed ogni allenamento era in generale un’emozione: vittorie e partite perse sul 3 a 2 erano sempre più emozionanti! Ero particolarmente euforica quando riuscivo a partecipare alle azioni di muro ...visto che non sono alta e me ne ricordo uno in particolare, quando giocavo con Cristiana, che mi incoraggiava sempre in questo fondamentale!

Da spettatrice, segui ancora la pallavolo? Non assiduamente dal vivo, ma se c’è occasione vado a vedere il campionato maggiore qui a Milano. In tv spesso...

Cosa ti ha lasciato la pallavolo? Il carattere, l’esperienza, i ricordi: ho dedicato alla pallavolo molto del mio tempo! Penso che sarei peggiore come persona nella vita, nel lavoro e nelle relazioni, se non l’avessi fatta...

 




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