La fede in Abramo e l’ubbidienza di Isacco…

Il risultato dei ballottaggi in Calabria. IN ESCLUSIVA per COSENZAINFORMA il commento al ballottaggio dello scrittore e giornalista Letterio Licordari

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    Tra chi afferma che il voto dei ballottaggi ha una valenza politica, chi si disimpegna per il mancato risultato adducendo che le amministrative non fanno testo e chi si assume paternità di vittorie in realtà frutto di lavoro degli altri, nei quattro Comuni calabresi in cui si è votato ieri (Catanzaro, capoluogo di regione, Paola, Acri e Palmi, che contano più di 15 mila abitanti) si registrano conferme di continuità, come nel caso di Abramo, e conferme sui pronostici dopo la prima tornata, negli altri tre Comuni.

    E’ di marchio centrodestra, senza dubbio alcuno, il quarto mandato (non consecutivo) assegnato a Sergio Abramo dai suoi concittadini. Catanzaro ha inteso sostenere una continuità dai contenuti contraddittori e discutibili ma che, comunque, ha evidenziato una svolta rispetto alla stasi di altre esperienze. Vincere, con quasi il 65% dei voti, contro un candidato del centosinistra di riconosciuta qualità professionale e morale quale Vincenzo Ciconte (peraltro consigliere regionale, affermato chirurgo e Presidente dell’Ordine dei Medici della provincia) assume una valenza non trascurabile.

    Se Abramo e Ciconte sono state espressioni di coalizioni ben definite, a Paola, Acri e Palmi hanno prevalso coalizioni eterogenee, rese ancor più tali dagli “spostamenti” dei voti delle liste escluse al primo turno. Solo ad Acri, per la verità, con l’elezione di Pino Capalbo (quasi il 60%) si può dare un connotato più marcato per il Pd (la controparte era Anna Vigliaturo, esponente dell’Udc, partito che esiste ancora, lo diciamo a beneficio di chi legge), mentre a Palmi supera la soglia del 61% il neo-sindaco Giuseppe Ranuccio (a capo di liste civiche orientate al centrosinistra) sul contendente Francesco Trentinella (centrodestra), dopo i clamorosi errori della prima tornata che davano al ballottaggio Mimma Di Certo (a capo di altra coalizione orientata al centrosinistra).

    Nella città di San Francesco, come era nelle previsioni, in forza dei risultati della prima tornata, torna a vestire la fascia tricolore Roberto Perrotta (53% circa), che ha battuto l’uscente Basilio Ferrari, che ha comunque ridotto lo spread iniziale rispetto all’avversario con i voti provenienti dalle altre coalizioni non vincenti giorno 11 giugno.

    Risultati che vengono classificati “in controtendenza” rispetto ai risultati nazionali, in una regione in cui di solito di parla di “pendenze” e “contropendenze”, ma quello di Catanzaro è la “regola che conferma la regola” di questa tornata di ballottaggi. Perrotta guida anche lui un insieme di espressioni politiche che si avvicina al centrosinistra, ma che sarebbe dispregiativo, come nel caso di Palmi e di Acri, definire “accozzaglia”, termine coniato da Renzi, che però un bel “mea culpa”, magari al Santuario di San Francesco di Paola, dovrà proprio recitarlo, preferibilmente in compagnia dei “probiviri” calabresi del suo “partito”, visto come sono andate le cose a livello nazionale e tenuto conto che il popolo (valga o meno l’indirizzo politico di queste elezioni) ha fatto capire, votando il centrodestra, che preferisce l’originale, anche se non perfetto, ad una copia contraffatta!

     

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