Quantcast

‘Le sedute di laurea devono restare a Rende’

Il Coordinamento cittadino “Alternativa Popolare” contesta al sindaco Manna la “fuga” verso Cosenza

Più informazioni su


    “A Rende – scrive Alternativa Popolare della città – ormai si è perso ogni punto di riferimento e anche la sua identità sta andandosi disperdendo. È gravissimo, infatti, che sia stato stipulato un accordo tra l’Università della Calabria e il Comune di Cosenza per discutere le sedute le laure nel centro storico bruzio. Ormai, allora qualsiasi altro Comune può venire e seguirne l’esempio. E Rende, invece che fa? Soprattutto, un bravo sindaco che è attaccato alla città e alle sue peculiarità culturali, non dovrebbe permettere ciò e restare immobile ma dovrebbe battersi per valorizzare il proprio centro storico e non quello altrui. Infatti, abbiamo appreso dalla stampa che un sindaco dell’area urbana ha sottoscritto questo accordo con l’Unical per promuovere le laure nel centro storico cosentino, al fine di dargli maggiore visibilità. Ci saremmo aspettati dal sindaco – scrive Alternativa Popolare – una presa di posizione nei riguardi del Rettore per ricordare che Rende è la città dove il Comune ospita e concede servizi al campus universitario e che quindi questo tipo di iniziative andrebbero trattenuto sul proprio territorio. Sindaco le ricordiamo che il centro storico di Rende è sempre più abbandonato e sta morendo e l’unica cosa concreta che ha fatto è stata quella di cambiare assessore al centro storico perché evidentemente i progetti per il rilancio del borgo antico sono stati solo parole al vento. Oggi ne ha nominato un altro che certamente non è figlio del borgo antico e che non ha nessun legame con questa parte di Rende. Sindaco – continua Alternativa Popolare – non pensi che cambiando un assessore si possa rilanciare e dare lustro ad uno dei un centro storico più bello d’Italia. Le ricordiamo che in questi tre anni nel centro storico non ci sono state politiche volte al suo miglioramento, nè finanziamenti europei, nè aperture di attività commerciali, nè ripopolamento e nè riqualificazione”.

    Più informazioni su