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Pd in Calabria. La lotta per le investiture è iniziata

L'analisi di Letterio Licordari sulla situazione dei piddini nella regione 

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    Certo che siamo al Medioevo! C’è ancora la lotta per le investiture, ma ora al papa Niccolò II°, che condannò l’investitura laica dei vescovi ed escluse l’imperatore dalla partecipazione attiva all’elezione del pontefice, sarebbe ora che si sostituissero i cittadini, gli elettori, gli esponenti del territorio, quelli che fanno politica “battendo il marciapiede” (nel senso buono, anche con riferimento alla politica…). In Calabria è già cominciata, con largo anticipo, la campagna elettorale. In questa estate, l’ultima prima delle elezioni politiche del 2018 (salvo anticipi, ma pare siano davvero poco probabili), alle sagre di ‘nduja e alle feste popolari e popolane che un tempo erano dell’Unità o dell’Amicizia o dell’Avanti, si sostituiscono più raffinati eventi, come la presentazione del libro di Renzi dal titolo che può richiamare sia i Savoia che i comunisti (che però, più coerentemente, pretendevano un “popolo alla riscossa”) che i socialisti, il cui organo di stampa di partito aveva però un punto esclamativo finale. Non si leggono in giro recensioni di questo libro, ammesso che nelle presentazioni, in tutta Italia, si sia parlato e si parli anche del libro. Campagna o pre-campagna elettorale che sa, appunto, di lotta per le investiture, e non sempre (al contrario di quanto avviene nelle aziende serie) chi ha prodotto di più ottiene riconoscimenti adeguati (in questo caso la riconferma tra le “nomination”). Alla faccia del merito… La calata di Renzi a Diamante ha un sapore simbolico e fa presagire che qualche Oscar in primavera sarà assegnato, non fosse altro che per ricambiare l’ospitalità ottenuta a Diamante dal segretario regionale del Pd e da tutto l’entourage calabrese, ma anche a qualche altro fedelissimo o fedelissima, convinti che la qualità del lavoro svolto in Regione sia da voto medio-alto e che a Roma si sia fatto il proprio dovere. Viva la rottamazione, quindi… Intanto, si registra la recente presenza a Gizzeria del ministro Orlando per la presentazione non di un libro ma dell’associazione Dems (Democrazia & Società) anche in Calabria, una comunità di idee e valori aperta a movimenti e singoli cittadini anche non iscritti al partito, con l’obiettivo di riannodare un rapporto con la società allargando il campo a più forze civiche progressiste, qualcosa che negli ultimi tempi al Pd (e non solo al Pd) è sfuggita di mano…e il ministro Orlando, per tener fede al nome, per queste cose è da tempo “furioso”. E il popolo applaude (e compra pure il libro, alla faccia di chi sostiene che in Calabria non si legge…), convinto che – tutto sommato – aveva ragione Montanelli quando invitava a turarsi il naso. Ma all’epoca erano sottili olezzi, quasi impercettibili, oggi l’aria è più pesante, sa di letame, di depuratori che non funzionano e di boschi bruciati, e nonostante le batoste recenti in quel di Cosenza e di Crotone, che non possono stare sull’altro piatto della bilancia con le vittorie ai ballottaggi di Paola e Acri che hanno permesso al segretario regionale Pd, Luigi Guglielmelli, di riprendere a respirare dopo una pericolosa fase di apnea, ma – si sa – bisogna pur sempre dire (e saper dire) che si vince anche quando si perde, e questo si apprende solo all’Università della politica… La Calabria, questo il Pd e anche le altre forze politiche lo devono sapere, è terra di “No”: il seme gettato nel terreno a dicembre del 2016, nonostante la siccità, ha generato piantine che sembrerebbero essere resistenti e pronte alla fruttificazione in primavera: c’è un 67% di No (ben più del 59% dell’intero Paese) che non può dissolversi nel nulla, questo lo sanno bene nel Pd, che a livello nazionale, secondo un recentissimo sondaggio di Renato Mannheimer, direttore della società Eumetra Monterosa, datato 15 luglio, vede scendere la popolarità di Renzi sotto il 24% ma salire quella di Gentiloni, con una destra unita (Berlusconi-Salvini-Meloni…chissà, anche Alfano) che al momento è data al 32%, senza Alfano, con M5S che corre da solo attestandosi intorno al 27% dei consensi e con una sinistra costituita da una galassia di formazioni che, pur arrivando assieme al 10% circa, non solo non appoggerà Renzi, ma non potrà esprimere nulla in presenza di una legge elettorale che non abbia una componente maggioritaria. Sarà così anche in Calabria? Quali saranno gli esiti della lotta per le investiture? Le avvisaglie non sono confortanti, nonostante le autocelebrazioni, ma da qui alle politiche, di acqua sotto i ponti (siccità permettendo) ne passerà. Le investiture del Pd riguarderanno anche soggetti di altre formazioni che stanno a destra per la Regione, in forza di accordi legati a quelli che un tempo venivano battezzati “equilibri più avanzati”? Sono in tanti a cercare o pretendere la conferma, non possono e non vogliono perdere la speranza, anche se Speranza, nel Pd, è un nome che è proibito pronunciare…

    Letterio Licordari

    foto tratta dal profilo Facebook di Stefania Covello

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