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Il bisogno non sarà mai merce di scambio della nostra azione amministrativa

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    L’erogazione dei buoni spesa per l’emergenza Covid-19 ha suscitato numerose polemiche e non pochi malumori tra i sangiovannesi, anche e soprattutto a seguito della divulgazione, ad opera di ignoti, dell’elenco parziale dei beneficiari.

    Rispetto a ciò, per ripristinare quel senso di armonia sociale che è necessaria per combattere uniti l’attuale momento di emergenza sanitaria ed economica, l’Amministrazione Comunale chiarisce quanto segue:

    1. I buoni spesa per l’emergenza Covid-19 sono stati indirizzati dallo Stato prioritariamente ai cittadini che si trovano oggi in una nuova condizione di fragilità economica causata dalle disposizioni di distanziamento “sociale” emanate per combattere la pandemia, e non solo a quelle fasce deboli riconosciute come tali da tempo e che, quindi, risultano già percettori di sostegno economico da parte dello Stato o del Comune.
      Per cui è stata effettuata una selezione che ha messo ai primi posti,per fare pochi esempi, quei professionisti ed artigiani che in questi due mesi a causa della pandemia non hanno potuto svolgere il proprio lavoro non percependo, quindi, alcun incasso o quei cittadini privi di occupazione non destinatari di altro sostegno economico pubblico per arrivare a toccare una platea molto più   vasta     ed estesa, seppur definita da criteri oggettivi;
    2. Nonostante la complessità delle procedure seguite, il Comune di San Giovanni in Fiore, non ha lasciato solo nessuno, riuscendo, primo in Calabria tra i Comuni superiore ai 15mila abitanti, ad evadere tutte le domande di chi aveva dichiarato reddito zero in pochi giorni per poter consegnare i buoni spesa prima di Pasqua;
    3. Si smentisce categoricamente l’erogazione di buoni spesa “doppioni”, in quanto pur essendoci a San Giovanni in Fiore diverse omonimie, l’identificazione degli aventi diritti si è basata sui dati anagrafici del comune e rispettivi codici fiscali.
    4. L’amministrazione comunale è certa di aver seguito correttamente le procedure e di aver operato nel giusto e con trasparenza. Si ricorda, comunque, che si è valutato sulla base di autocertificazione presentata dal richiedente, rispetto alla quale gli uffici, contrariamente a tutti gli altri atti di sostegno, non erano in possesso di dichiarazioni reddituali su cui basarsi, perchè la fotografia attuale di chi non lavora da due mesi non può risalire all’Isee del 2018. Proprio per questo motivo, sin da subito si è deciso di consegnare la graduatoria finale alla Guardia di Finanza per gli accertamenti del caso. Cosa che è stata fatta dal Sindaco, proprio nei giorni scorsi.

    Chiarito quanto ritenuto necessario e doveroso rispetto  alle procedure ed  ai criteri seguiti per l’erogazione dei Buoni Spesa, l’Amministrazione Comunale condanna senza se e senza ma il gesto ignobile di quanti hanno diffuso l’elenco dei beneficiari dei Buoni spesa.

    Un episodio spregevole che ha messo a dura prova la tenuta sociale della comunità, facendo emergere contrasti sul bisogno.

    Rispetto a ciò il sindaco, Pino Belcastro e tutti gli assessori comunali si dichiarano completamente estranei ai fatti; e non poteva essere altrimenti visto che le ricadute negative della diffusione della graduatoria, che peraltro era provvisoria ed incompleta,ha nuociuto pesantemente su tutti loro, oltre che aver leso, ovviamente, il diritto di privacy delle persone facenti parte della lista di nomi divulgata.

    A questi ultimi gli amministratori florensi esprimono vicinanza e solidarietà.

    Sull’episodio, comunque, pende ora una denuncia presentata dall’avvocato del Comune e responsabile del servizio, a tutela degli stessi dipendenti comunali e nello specifico dei servizi sociali,che da oltre quarantanni prestano la loro opera con responsabilità e correttezza, ben sapendo, peraltro, cosa significa la divulgazione di dati sensibili che prevede, tra l’altro, anche  la possibilità di perdere addirittura il posto di lavoro.

    Tant’è che mai è accaduto, in questi ultimi 5 anni,che siano stati divulgati i nomi di chi è stato sostenuto attraverso il cosiddetto “buono” una tantum o i buoni natalizi se non in alcuni casi previsti dalla legge  e solo con le iniziali puntate.

    “Il bisogno non sarà mai merce di scambio per quest’amministrazione – hanno affermato gli amministratori florensi –  e mai si concederà a nessuno di poterlo fare.

    I processi alla Ponzio Pilato, in cui il giudizio ed il pregiudizio legittimano la sentenza, non appartengono al nostro tempo men che meno alla nostra linea d’indirizzo politico e morale”.

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