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Unical. ‘Con Crisci agibilità democratica ridotta al minimo’

J'accuse al rettore di Perrelli (in foto) e Veltri. Ed ecco le dichiarazione di voto sul bilancio consuntivo rilasciata nell'ultima riunione di senato accademico

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    “Signor Rettore, cari Colleghi, mentre si avvicina la pausa estiva per i lavori del Senato Accademico, non ci è possibile non ricordare le numerose inadempienze di chi presiede questo consesso in materia di spazio politico assegnato alla discussione su temi di rilievo sistemico nella vita dell’Ateneo. Alle numerose richieste di convocazione di senati straordinari non si è risposto affatto o si è risposto con argomentazioni speciose miranti a escludere le questioni poste sul tavolo. I senati accademici straordinari richiesti non sono stati convocati: i singoli punti sono stati, non tutti peraltro, portati in discussione all’interno di ordini del giorno lunghissimi, nell’ambito di adunanze ordinarie, quasi sempre tra le ultime posizioni. Oltre a ledere il diritto dei singoli senatori accademici a essere parte proponente nel processo costitutivo della disciplina degli argomenti da discutere, questo stile accademico e politico ha esautorato il senato dalle sue principali prerogative, riducendolo a organo di mera ratifica amministrativa di decisioni prese altrove e la cui logica è, spesso, risultata oscura. Restano sul terreno, ancora oggi irrisolte e indecise, numerose questioni che di seguito ricapitoliamo, alle quali è da aggiungersene una recentissima, che si configura come l’ennesima prova di un mancato riconoscimento del ruolo strategico del senato accademico nell’individuazione delle linee di sviluppo della ricerca e della didattica. Parallelamente alla costituzione dei tavoli d’Ateneo sui PON si è costituita un’Agenzia regionale per l’Innovazione, destinata a incidere significativamente su molti settori dell’università. L’Ateneo è stato ascoltato su questi temi? Ha avuto un suo ruolo? E, se è stato ascoltato, perché non se ne è mai discusso nelle riunioni di senato? Vige la stessa caligine che governa la ratio costituiva dei tavoli d’Ateneo sui PON, dai quali intere aree dell’università sono risultate escluse. Insomma, sempre più spesso si ha la sensazione che questa università, in luogo di introdurre nuove e migliori pratiche nella vita pubblica calabrese, stia introiettando i modelli di opacità della vita politica regionale. Per questo riteniamo necessario riportare all’attenzione del rettore e dei colleghi i principali temi che, pur oggetto di specifiche richieste di inserimento all’Ordine del Giorno (quando non di convocazione di Senati Accademici dedicati), sono stati sottratti alla discussione dell’Organo, costituendo un’ideale rassegna dei colpevoli silenzi e dei problemi non affrontati in questo anno accademico: 1. Discussione del testo statutario attualmente vigente in merito alla elettività del CdA e alle procedure di modifica dello Statuto; 2. Questione punti organico e pratica delle anticipazioni; 3. Stato di benessere degli Studenti dell’Università della Calabria; 4. Politiche relative al Personale Tecnico e Amministrativo; 5. Discussione sulle argomentazioni addotte dal Prof. D’Ignazio come motivazione delle sue dimissioni ovvero sulla percezione diffusa nell’Ateneo che l’università della Calabria stia conoscendo un inarrestabile declino; 6. Prospettive per gli abilitati in attesa di concorso; 7. Ingresso in ruolo di nuove forze sia nel campo dell’attività di ricerca sia in quello del PTA. 8. Ruolo del senato accademico nelle politiche di ricerca dell’Ateneo (PON et similia). 9. Stato dell’istituzione/attivazione del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria a Reggio Calabria. A queste 9 questioni, tutte riconducibili a uno stile di governo che non serba memoria delle tradizioni di cultura democratica del nostro Ateneo, con ciò impoverendone l’immagine di luogo di scienza e cultura, chiediamo sia data risposta”. Qui terminava la nostra precedente interrogazione, presentata nel corso della seduta del 24 luglio, recepita e rimasta priva di risposte in attesa della seduta ordinaria prossima ventura, che avrà luogo, è stato detto, l’11 settembre. Nel frattempo, al difficile clima denunciato in quella interrogazione si sono aggiunti altri episodi. Il 24 e il 26 luglio ha avuto luogo una lunga seduta di senato (con sospensione e aggiornamento), durante la quale è stata trattata circa la metà dei punti all’ordine del giorno. Il 26 pomeriggio il rettore ha preteso di iniziare la seduta in assenza del segretario verbalizzante, il direttore generale. Confessiamo di non esserci accorti subito della sua assenza, ma solo quando il medesimo è arrivato. Dopo il suo arrivo, di fatto, la seduta è ricominciata. Siamo stati, pertanto, spettatori e, in parte, complici (non essendoci accorti dell’assenza del direttore generale) involontari di uno stile di conduzione degli organi collegiali non del tutto attento a dati che il rettore sembra ritenere marginali (fondiamo questa deduzione sulla sua pratica di segnalare come speciose queste osservazioni), quali: costituzione del numero legale e presenza del segretario verbalizzante. Il pomeriggio del 26 il rettore ha lungamente, e con successo (hanno votato contro Stancati e Perrelli e si sono astenuti, con motivazioni diverse, Greco, Migliori, Veltri), insistito perché fosse approvato il master in ”Intelligence”, nonostante i numerosi rilievi formali e sostanziali avanzati da diversi membri del senato, rilievi formali e sostanziali che avrebbero reso opportuno per lo meno un secondo passaggio in dipartimento. La risposta del rettore è stata che gli altri master, nelle precedenti sedute, erano stati approvati alla “viva il parroco”(l’espressione, ovviamente, è nostra), come diceva Gianni Brera, e non era il caso di essere così fiscali solo su questo. Dunque, la preoccupazione egualitaria ha prevalso su quella legittimista (stiamo scherzando). V’è da dire che le pressioni esercitate dal rettore, in questa come in altre occasioni, sono pesanti e molti direttori sono oggetto di un’ulteriore trazione nei dipartimenti a causa della questione degli abilitati. La reiterata mancanza di regole certe nell ’attribuzione dei punti organico (in particolare della quota nella disponibilità del cda) favorisce queste pressioni e concorre a diffondere una cultura dello scambio in luogo delle buone pratiche della programmazione. Ogni volta che si sollevano questioni di legittimità, in luogo di una risposta rassicurante, si assiste allo squadernamento di argumenta ad hominem, con tanto di processo alle intenzioni. Mentre il senato del 24 era in corso, è giunta la comunicazione, da parte del rappresentante degli studenti in cda, di una sua legittima richiesta in merito ai tempi di costituzione del numero legale relativamente alla riunione del cda del 12 luglio. Anche in questo caso, quando il problema è stato sollevato in senato, la risposta del rettore è stata: “Aspettate il verbale”. A un quesito del genere si deve invece una risposta immediata, non meditata e dilazionata nel tempo. La riunione del cda del 12 luglio sarebbe stata differita a causa di concomitanti impegni del rettore. Benissimo (tralasciamo adesso il fatto che il rettore ha un prorettore che può sostituirlo): ma l’importante è sapere se la dilazione è giunta a numero legale costituito o mancante. Chiunque capirebbe che c’è una grande differenza tra le due circostanze. Sentiamo perciò il dovere di segnalare una progressiva e forte caduta delle pratiche di legittimità e legalità per quanto attiene agli organi collegiali presieduti dal rettore: peraltro, nel corso del senato del 26, un membro del senato era senza voce e ha chiesto a dei colleghi senatori di leggere una parte delle cose che avrebbe voluto dire, in merito all’approvando master in “intelligence” ma il rettore ha impedito che questo avvenisse – lo ha consentito solo una prima volta – dicendo pressappoco che se un membro del senato non aveva voce era un problema suo, mentre lui la voce la aveva e poteva parlare. Dunque, se qualcuno avesse avuto un problema di deambulazione egli avrebbe risposto che lui le gambe le aveva e se qualcuno non riusciva a raggiungere l’aula del senato erano problemi suoi? Perché questa articolessa? Per spiegare che la situazione è difficile, che non c’è cultura delle regole, insomma che siamo diventati pressappoco così e che essere ‘istituzionali’ (come ambirebbe a essere qualche collega e amico senatore) in questo momento significa essere ‘eversori delle istituzioni’. E nel contempo che bisogna proseguire, arrivare alla fine di questa esperienza e stare assieme con i colleghi senatori per resistere alle pressioni che subiamo. Sappiamo che è difficile, ma questa è la vera partita: il rettore governa l’Ateneo amministrando l’interesse dei singoli e riducendo al minimo lo ‘spazio regolato’. La vera scommessa sta nella rottura di questa cattiva pratica. Per questi motivi, di fronte all’ennesima burocratizzazione di un atto politico e di visione dell’Ateneo, quale l’approvazione del bilancio consuntivo, consumata nello splendore di un pomeriggio di luglio/agosto (la scadenza per la presentazione al senato era il 30 aprile) senza alcun riferimento ai grandi temi della politica universitaria: il rapporto tra ricerca e didattica, tra aree bibliometriche e non bibliometriche, il perseguimento di politiche di equità nel finanziamento della ricerca di tutte le anime dell’università, la ricerca di punti di equilibrio nuovi tra accesso libero degli studenti e tutela delle loro carriere e l’avvio di una politica di spending review che si rende sempre più urgente, esprimiamo il nostro voto contrario, riservandoci ulteriori specifiche interrogazioni nel dettaglio”.

    Raffaele Perrelli Paolo Veltri  

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