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IL COMMENTO Cosenza, il muro del (rim)…pianto

Tanto il muro, quanto il rimpianto hanno il volto di “San” Pietro Perina (di Carmine Calabrese)

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    Il pipelet rossoblù, in questa affascinante post season, sta dimostrando di avere una condizione psico-fisica davvero stupefacente. Quasi fosse un candidato al “pallone d’oro”. Come del resto ha fatto per tutta la stagione regolare. Ieri, però, dopo aver detto “no” ai tanti tentativi dei “ramarri”, strozzando ad Arma e company l’urlo del gol in gola, il portierone silano non è riuscito a respingere l’ultimo assalto di Semenzato che, solo al 97′, ha trovato l’angolino giusto. L’1-0 con cui il Pordenone s’aggiudica il primo round dei quarti di finale di Lega Pro, è un uppercut che non mette alle corde il Cosenza che, domenica, sfruttando l’atmosfera del “Marulla” e la voglia di riscatto, potrebbe mettere ko le velleità di promozione dei “ramarri”. La sconfitta non spegne né la luce sui sogni dei Lupi, né “affievolisce” la passione di un’intera città, pronta ad accendersi e ad accendere l’ennesima notte magica. Colorata di rossoblù. Il Pordenone, spingendo sull’acceleratore e sfruttando la perfetta organizzazione tecnico-tattica dei suoi reparti, ha davvero stretto d’assedio la retroguardia silana. A differenza di Matera, al Cosenza non tutto è riuscito. Soprattutto non sono riuscite le ripartenze, così come il turbo di Statella non si è acceso. Ma, questo, poco importa. Lo “schiaffo” di Pordenone è anche un ceffone in pieno volto al buon senso, al fair play e alla sportività. Il gol, infatti, nasce in seguito al grave infortunio occorso a Baclet (Forza Allan, sei un Lupo, degno di questo “branco”, ndr). Un gol, “viziato” da un fuorigioco clamoroso di arbitro e assistente di linea, ma anche di alcuni calciatori avversari che, avrebbero dovuto e potuto fermare il gioco e restituire palla al Cosenza. Prendersela solo con una “svista” collettiva sarebbe deontologicamente scorretto anche per noi cronisti. E, anche noi, correremmo il rischio di essere antisportivi. Certo, ragionando con i se, i ma e i però, riavvolgendo il nastro della partita, se D’Anna, solo davanti al portiere avversario, non si fa “ipnotizzare” da Tomei, forse ora racconteremmo un altro finale. Quel che è certo è che questa squadra, nonostante i suoi limiti tecnici, nonostante le sue amnesie tattiche, nonostante le sue fragilità caratteriali, nonostante i suoi blackout psicologici, sta dimostrando di essere una squadra di uomini veri prima e di calciatori dopo. Questa squadra sta costruendo un’impresa. Forse folle, forse impossibile, forse incredibile. Ma entusiasmante. Un’impresa di cuore, di testa, di gambe, di pancia, di grinta e di passione. Rossoblù. E, comunque vada, il grido è “TuttialMarulla”. Un grido di battaglia, rossoblù.

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