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Il Cosenza è malato di ‘anoressia’ e ‘masochismo’. Fontana sempre più a rischio

Il Siracusa si diverte e ringrazia i Lupi

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    Cosenza bello e i…nsignificante. Anche la trasferta di Siracusa, programmata, pensata, voluta, studiata per essere la gara della svolta e anche un po’ della vita, ha emesso un altro pesante verdetto di condanna, inappellabile, nei confronti del Cosenza, apparso troppo “immaturo” per rimettere a posto il suo campionato. Lo score finale, se da un lato penalizza oltremodo il Cosenza, punito dalle sue solite ingenuità e dalle ormai croniche amnesie singole e collettive, dall’altro esalta la verve e la caparbietà dei padroni di casa che, nonostante gli “schiaffi” di inizio gara, rimette in piedi una partita, utilizzando grinta, volontà e cuore. Esattamente tutto quello che, sin dall’inizio della ripresa, è mancato alla squadra di Fontana, troppo “acerba” nonostante la presenza in campo di gente che, almeno sulla carta, dovrebbero avere dalla sua il “marchio” dei veterani. Il lampo di Mendicino e la prodezza balistica di Mungo, gli unici due lampi in una partita che, per quello che si è visto in campo, consegna al campionato un Cosenza più buio che luminoso. Più vittima che carnefice, soprattutto di se stesso. La classifica, dopo l’ennesima batosta, si fa davvero pericolosa. Il Cosenza, infatti, è penultimo, relegato a due punti, con dieci gol sul groppone e appena 4 messi alle spalle del portiere avversario. Continuando di questo passo, non si va da nessuna parte. Anzi, si imbocca l’uscita per l’inferno dei dilettanti. Tra l’anonimato e il rischio di tornare tra i campi di periferia e di terra battuta. Il 4-2 finale, rimette a rischio la panchina di Fontana, ancora una volta “tradito” dai suoi uomini. Ancora una volta, lasciato solo a cercare nella nebbia più fitta una via d’uscita. Il Cosenza, soprattutto nel secondo tempo, è crollato. Non tanto fisicamente, ma caratterialmente, moralmente e agonisticamente. Troppo brutta, ancora una volta, questa squadra per “ululare” la sua forza al campionato. La rovinosa caduta tra le colonne dei Templi, fa male, come e più della “scivolata di Monopoli, come e più dello “sciopero bianco” deciso dai Lupi contro la Paganese, come e più dell’inutile e “miracoloso” 1-1 casalingo contro l’Andria. Il punto di Matera, efficace come un “brodino” non è servito a nulla, non ha permesso ai Lupi (?) di rafforzare le proprie difese immunitarie. Grinta, cuore, determinazione, cattiveria, agonismo, opportunismo, volontà, sacrificio il Cosenza li ha “schierati” a sprazzi. In serie C, in questi campionati la bellezza non paga, non serve e non aiuta. Ci vuole testa e fisico, ci vuole fame di vittorie. Ma, questo Cosenza di fame non ne ha. Ha una forma di inappetenza che rischia di diventare cronica, determinando un’”anoressia” di punti che spaventa. A Fontana (sempre che il patron Guarascio già tra stasera e domani, non gli presenti il conto, salatissimo) e a Trinchera (finito anche lui nel tritacarne della tifoseria. Dov’è finito l’effetto magico di Francavilla?) o a chi per loro, tocca trovare una cura. Al più presto, prima che sia troppo tardi. Il mercato per “riparare” eventuali danni commessi in fase di costruzione di questa squadra, strana, distratta, senza idee, senza anima, senza mordente, senza personalità e senza un leader, è troppo lontano. E, di certo, il campionato non incrocerà le braccia per aspettare che il Cosenza, lentamente, si riprenda dalla sua apatia.

    Carmine Calabrese

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