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Il Cosenza sfoglia la margherita e spera di ‘pescare’ il petalo vincente

L'arrivo dell'autunno caldo, non solo dal punto di vista meteorologico, soffia, come un vento di incertezza, sulla squadra, frastornata dal fallimento progettuale di Gaetano Fontana

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    La margherita ha perso i petali e non germoglia certezze. L’arrivo dell’autunno caldo, non solo dal punto di vista meteorologico, soffia, come un vento di incertezza, sul Cosenza, frastornato dal fallimento progettuale di Gaetano Fontana; disorientato da un avvio di stagione da incubo e con all’orizzonte tante nubi sul suo immediato futuro. La società sfoglia la margherita, spellandola di petali e domandandosi “lo scelgo o non lo scelgo?”, “è l’uomo adatto nel momento giusto o è l’uomo giusto nel momento sbagliato?”. E, ancora. Tante domande, tanti dubbi, tante perplessità. Dalle 16 di ieri pomeriggio, quando il patron Guarascio e il diesse Trinchera hanno, dopo una due giorni di “confessionali” segreti, deciso di strappare l’accordo contrattuale e progettuale con l”ex tecnico della Juve Stabia, sono iniziati a “casting” per scegliere il futuro inquilino a cui dare le chiavi della panchina silana. Come in flipper di nomi e di sostituti, il massimo dirigente silano e l’operatore di mercato rossoblù, si sono messi a stilare classifiche, a concordare audizioni, a selezionare profili, a vagliare scelte. Sia vincenti che convincenti, mantenendo sempre un occhio al budget e un altro alle pressioni di piazza. Aimo Diana, Pippo Pancaro, Piero Braglia, Luca D’angelo, Giovanni Pagliari, Massimo Drago, Karel Zeman, Davide Dionigi, Giorgio Roselli, Nanu Galderisi, sono sfilati davanti al patron Guarascio ma, nessuno di loro, ha mostrato il suo “X factor”. Chi per questioni di inesperienza, chi per ragioni di costo, chi per richieste di progettualità a lungo termine (leggi contratto biennale, con potenziamento della squadra tra le “bancarelle” gli svincolati e il mercato di riparazione di gennaio, ndr). Nell’elenco dei “papabili” sono finiti anche Roberto Occhiuzzi e Danilo Angotti, uomini della società e patrimonio del club. La scelta, certo, non è semplice. L’ambiente, “scaricato” Fontana, vuole un nome di prestigio, vuole un tecnico che dia garanzie alla squadra, che dia una struttura caratteriale, tecnica e tattica all’undici orfano del tecnico catanzarese e dia una scossa d’orgoglio e d’appartenenza alla classifica dei silani, penultimi e solitari in fondo alla classifica. La società, “paralizzata” dalla paura di non poter, dover e voler più sbagliare, pondera bene le scelte e mantiene in equilibrio rischi e calcoli, costi e benefici, pro e contro. La squadra, invece, “orfana” del timoniere, si ritrova ad affrontare un viaggio in piena burrasca, tra fredde raffiche di contestazione e un mare, forza nove, di critiche e improperi. La tifoseria, “tradita” da Fontana, “ingannata” dalla squadra, “bluffata” dalla società, di costi, benefici, parsimonia economia, pro e contro, non ne vuole sapere, né sentire parlare. Vuole solo che il Cosenza, torni ad “ululare” al campionato. E, a cominciare dall’attesa sfida con il Catania, “sbrani” gli avversari mostrando i denti e la fame. Di sangue, di vittorie e di punti.

    Carmine Calabrese

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