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Cosenza, ora Braglia deve guarire i Lupi

Il tecnico toscano pensa ad un cambio di modulo e di uomini. A Carpi con delle novità?

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    Vittima e carnefice. Di se stesso. Il Cosenza, sembra essere affetto da una sindrome strana, una sindrome, piscologica e caratteriale, che intacca il “midollo” della sua stessa identità. Tecnica-tattica e comportamentale. A tratti di gara perfetti, in cui il predominio territoriale è quasi totale, la fluidità di manovra è perfetta, il sincronismo tra i reparti è magistrale e la facilità di arrivare in porta è esemplare, si frappongono, lunghi momenti di incertezza e confusione che annullano tutto quello che di buono si è costruito, esponendo il Cosenza a fragilità e figuracce. Poi, se ci mettiamo, anche, qualche “cecità” arbitrale, qualche peccato di inesperienza e un calo generale di concentrazione, viene fuori il perché di tante occasioni sprecate e i soli 3 punti in cinque partite. Sei, calcolando anche quella contro il Verona. Anche ieri, contro l’incerottato Perugia, tutto questo si è, nuovamente, ripetuto. E, i Lupi, usciti dal “Marulla”, tra fischi di disappunto e applausi d’incoraggiamento, hanno dato, per l’ennesima volta, una “spallata” alla prima vittoria. Nell’immediato dopo-gara, Piero Braglia, non si è sottratto alle critiche e alle domande e ha “inchiodato” i suoi giocatori alle proprie responsabilità.

    Braglia, esperto conoscitore, come pochi, del calcio e delle sue infinite variabili, sa bene che la sua non è una squadra, costruita per “ammazzare” il campionato, ma, non è nemmeno, un manipolo di brocchi, incapaci di tenere alta l’asticella della concentrazione e dell’agonismo. E allora? Allora, toccherà, proprio a lui, trovare l’antidoto giusto per “guarire” i Lupi. Un primo “antibiotico” potrebbe essere una rivisitazione tattica del modulo. Il 3-4-3, così come il 3-5-2 (modulo vincente e convincente della cavalcata dei play off, ndc) sembra non diano più garanzie. Lo stesso tecnico toscano, anche alla luce di quanto visto ieri, sta pensando al modulo più coperto del 4-4-2. Ieri, ad esempio, alla solidità difensiva di Legittimo, si è contrapposta la lentezza di Saracco nel far ripartire l’azione, lo strano nervosismo di Dermaku e la precipitosità di Capela (tra l’altro messo ko da un brutto infortunio che, almeno secondo le prime valutazioni mediche, lo terrà fuori dalla lista dei convocati per almeno un mese, ndc).

    Così come la poca fluidità di D’Orazio, apparso affaticato e in debito d’ossigeno, e di Corsi, penalizzato da alcuni passaggi sbagliati, più per frenesia che per deconcentrazione. Anche il centrocampo, soprattutto dopo il gol e per buona parte della ripresa, ha sofferto. Palmiero, ottimi piedi, gran visione di gioco e buon dinamismo, spesso è apparso lento in fase di costruzione. Stessa cosa dicasi per Mungo. Menzione particolare per Garritano. Ha dimostrato di avere una marcia in più. Forse, se riuscisse a tentare più spesso la via della rete, anche dalla distanza, potrebbe risolvere più di un problema alla sua squadra. L’unica nota lieta dell’attacco è Maniero. Se ha la palla buona, non sbaglia. Anche quello di ieri, come già successo ad Ascoli, è un gol di rapina. E’ un gol di opportunismo, di precisione, di precisione. Peccato, per quel leziosismo di troppo che gli è costato il gol della doppietta. Se, non avesse cincischiato troppo, oggi, così come ieri, racconteremmo un’altra storia.

    Tutino, invece, ieri  apparso scarico nell’inventiva, nella velocità e nella pericolosità. La tirata d’orecchie di Braglia, a conti fatti, gli ha fatto più male che bene. Il Tutino di oggi, è lontano parente di quello che ha fatto ammattire le difese avversarie nel più recente ieri, di quello che ha inventato gol pazzeschi, di quello che ha fatto reparto da solo. Identico discorso anche per Perez. L’ex Ascoli, forse per eccessiva voglia di fare, ha finito per non fare nulla. Se non, commettere falli in attacco ed essere, sovente, in fuorigioco. La soluzione, allora, potrebbe essere Baclet? Chissà. Braglia, sicuramente inizierà a pensarci. Da domani, si inizierà a preparare la trasferta di Carpi. Gli emiliani, sconfitti a La Spezia, hanno un punto in più dei Lupi. Contro il Carpi, servirà un Cosenza diverso, più esperto, più convinto e più convincente. Anzi, meglio, vincente.

    Carmine Calabrese

     

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