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Gol sbagliato, gol preso: il Cosenza cade a Foggia

Mungo, si divora due gol. La squadra gioca, corre, lotte ma, non sa segnare. Sabato arriva il Brescia. E, bisogna vincere

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    Puniti. La, spietata, legge del calcio, non perdona. E, non fa sconti. A nessuno. Poco gliene importa, dell’ardore, dell’impegno, del bel gioco, della determinazione e del cuore viene messo in campo. Se sbagli, paghi. Spesso, a caro prezzo. E’ così che si può spiegare la scivolata del Cosenza a Foggia. Un Cosenza, a tratti bello, a tratti convincente che ha tenuto bene il campo e dominato per quasi tutta la gara ma che, al momento di finalizzare, si smarrisce, si perde e si divora gol, già fatti. Prendersela solo con la legge del calcio, sarebbe, fin troppo, semplicistico. E, antisportivo. Il Cosenza, rivisto da Braglia nel modulo tattico e nello schieramento in campo, ha perso, mettendoci tanto del suo. Mungo, a d esempio, si è “divorato” due gol. Uno, soprattutto, quello calciato alle stelle a porta vuota, grida ancora: “Scandalo”. Anche Garritano, “promosso” con i gradi di capitano, ancora una volta, non ha mostrato tutte le qualità tecniche e balistiche che possiede. Forse, questa maglia la sente troppo addosso, forse, la voglia di strafare, lo condiziona. Forse, forse, forse. Fatto sta che, escludendo la perfetta elevazione casalinga contro il Padova che ha permesso ai Lupi di “matare” i veneti, il golden boy rossoblù, nato e cresciuto tra i palazzoni vicino al “Marulla”, non ha, quasi, mai elevato il tasso qualitativo e tecnico dei Lupi.

    Anche Baez, posizionato a fare il quinto di centrocampo, in una posizione per lui innaturale, ha sofferto. Così come Maniero. Da lui, bomber di razza, ci si aspettavano gol a grappoli. E, invece, escluse le tre segnature e qualche buon assist, l’ex Novara, strappato ad un’agguerrita concorrenza, non è riuscito a diventare un “cecchino”. Anche Litteri, arrivato sul gong del mercato di riparazione, non ha acora “brindato” sotto porta. Certo, il ritardo di condizione dell’ex Venezia, l’infortunio che ha, per qualche settimana, tenuto in “borghese” Maniero, potrebbero valere come “attenuanti” generiche. Ma, essere utilizzati come alibi di circostanza, non servono a nulla. Soprattutto perché, non portano punti. L’1-0 di Foggia, è ingiusto. C’è anche tanta sfortuna. Quel “ping pong” di rimbalzi che è finito sul piede di Dermaku, punisce oltremodo il Cosenza. Resta il rammarico. Tanto rammarico. Per quello che poteva essere e non è stato. Al triplice fischio finale, sul banco degli imputati, oltre ai già citati calciatori, è finito anche il tecnico Braglia, reo di aver fatto accomodare in panca, Bruccini e Sciaudone, apparsi in uno stato di forma eccellente. Esigenze di turno over, necessità di riposo, rotazione dei calciatori. E’ così che il tecnico grossetano ha spiegato le sue scelte.

    Certo, pretendere obiettività dai tifosi, non è possibile. Un tifoso, indipendentemente dall’avversario di turno, dalle condizioni climatiche, dalla scelte tecniche e da tutto il resto, vuole vincere. Sempre. Anche perché, se Mungo non fallisce il rigore il movimento, il Cosenza passa in vantaggio e ieri, così come oggi e fino alla gara interna di sabato contro il Brescia, tutti, proprio tutti, avrebbero e anche noi cronisti, esaltato la bravura e l’intelligenza tattica di Braglia. Purtroppo, però, non è andata così. Il tecnico grossetano, non ha mai fatto mistero di non considerare il suo Cosenza diviso tra “titolarissimi” inamovibili e seconde scelte. In campo, va chi offre in quale momento maggiori garanzie. Ieri, purtroppo, è andata così. Peccato. La sconfitta, per fortuna, non “terrorizza” il Cosenza, posizionato in una zona tranquilla, lontana dalla zona rossa del pericolo play out. Sabato, intanto, arriva il Brescia, prima forza del campionato. Oggi, le rondinelle sfideranno il Cittadella che, come i Lupi, ha 33 punti. Contro i lombardi, servirà l’ennesima gara perfetta. L’obiettivo del Cosenza, è sempre lo stesso: centrare quanto prima la salvezza. Poi … si penserà ad altro. Forza Lupi, sempre e comunque.

    Carmine Calabrese

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