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Che fine ha fatto Davide Cozza?

Il barista è scomparso dal 2013

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    Piano Lago (Cs), Carmine Calabrese

    Tante piste possibili, un’infinità di indizi analizzati e da analizzare e una domanda sempre più ricorrente: dov’è Davide Cozza? E che fine ha fatto?. C’è sempre uno spiraglio di luce sulla delicata inchiesta giudiziaria riguardo la misteriosa scomparsa di Davide Cozza, il barista di Piano Lago, di cui non si hanno più notizie dall’ottobre del 2013. A riaccendere la luce dei riflettori sul caso, sono state le individuazioni di tracce molecolari “fiutate” dai cani, successivamente, nelle campagne di Torano Castello, venne ritrovato un braccialetto con su scritto “Davide”. Le tracce ematiche, “rintracciate” in una zona di fitta vegetazione tra Figline Vegliaturo e Piano Lago, sono state campionate e prese in consegna dagli esperti dei Ris. Ancora gli esperti del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri non hanno prodotto risultati soddisfacenti. Tutte quelle tracce, ritrovate e repertate, infatti, esposte alle intemperie del tempo, alle mutazioni delle stagioni e al passare delle settimane, potrebbero non dire, con assoluta certezza, se appartengono al 47enne, inghiottito misteriosamente nel nulla. I detective dell’Arma del Savuto, unitamente ai carabinieri del comando provinciale di Cosenza, nel corso di questo lungo periodo, infatti, hanno effettuato controlli nell’area, alla ricerca di qualche altro ed eventuale indizio utile per risolvere il rebus. Già il rebus. Un enigma investigativo, reso ancora più intricato dalla presenza di una supertestimone, poi smentita. Una donna, infatti, di cui non è mai stata resa nota l’identità, nel corso delle prime indagini, ascoltata dai carabinieri, dichiarò che il giorno della scomparsa, Davide non era nelle vicinanze della sua abitazione. Ma, in seguito, le risultanze investigative, hanno finito per smentire la donna, dando così vita ad un doppio giallo: la testimone inattendibile e il barista scomparso. Un giallo, che inizia in un normale pomeriggio di autunno. E’ esattamente il 3 ottobre del 2013, quando parenti, amici e conoscenti di Davide, perdono ogni traccia di lui. Il 47enne, slegato da ambienti a rischio, gestiva, insieme alla moglie, un bar. Un piccolo esercizio commerciale, sito a Piano Lago. Un bar mai finito sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine o della magistratura. Davide Cozza, alto 175, occhi e capelli castani, il giorno della sua scomparsa, indossava una polo verde chiaro a mezze maniche, pantaloni neri e scarpe da ginnastica “Nike”. Di lui si interessò anche la popolare trasmissione “Chi l’ha visto”. I familiari, non hanno mai pensato ad un allontanamento volontario. Il loro congiunto, infatti, hanno sempre ribadito, non manifestava disagi, comportamenti strani o altre situazioni d’allarme. Non hanno mai pensato ad una “fuga” o ad una scelta di “cambiare aria”. Qualora, secondo loro, fosse stata una scelta consapevole e studiata a lungo, i familiari di Davide Cozza, conoscendolo bene e sapendo il suo forte attaccamento ai suoi affetti, hanno sempre ribadito che il barista di Cellara, in un modo o in altro, si sarebbe fatto sentire, spiegando il perché di quel mistero. Ma, invece, nessun segnale, nessuna notizia. Prima di segnalare la scomparsa, la moglie e i fratelli, cercarono di contattare ripetutamente il 47enne sul cellulare, ma senza alcun successo. Il telefonino, infatti, risultava “irraggiungibile”. Non solo, nelle ore successive al lancio dell’sos, amici e parenti si misero alla ricerca di Davide, controllando gli ambienti che frequentava e percorrendo e ripercorrendo per ore e giorni, la strada che Davide faceva da casa al lavoro e viceversa. Nulla. Nessuna traccia. Per intensificare l’intensità delle ricerche, i carabinieri utilizzeranno ancora sia i cani molecolari, sia un sofisticato geo-radar, capace di “segnalare” eventuali presenze, in quel tratto di fitta vegetazione, di ossa umane. La convinzione degli inquirenti, infatti, è che il 47enne o meglio i suoi resti potrebbero essere stati “nascosti” sotto terra. Cresce, infatti, l’ipotesi che l’esercente di Cellara, possa essere stato vittima di uno spietato caso di lupara bianca. Ma, deciso da chi? E perché? Sono questi gli interrogativi principali a cui si cercano risposte. Per la legge, Davide Cozza era “immacolato”. Un lavoratore onesto, tutto lavoro e famiglia. Una personalità tranquilla. Apparentemente senza problemi. Le indagini proseguiranno anche inseguendo le tracce del suo telefonino. Prima di sparire, infatti, il cellulare del 47enne “agganciò” una cella posta nel territorio di Luzzi, centro della Media Valle del Crati, distante una cinquantina di chilometri dalla zona del Savuto. Né la moglie, né i fratelli, né il suocero, né gli altri familiari di Davide Cozza, ascoltati a lungo dai pm, così come dai carabinieri, hanno mai saputo spiegare il perchè di quella “traccia” di Luzzi. Lì, Davide non aveva interessi, forse non aveva nemmeno amici. Troppi forse, troppi se, troppi dubbi. Ma in questo “groviglio” di incertezze, gli inquirenti sono convinti che Davide non sia sparito per mano della criminalità organizzata. Il 47enne potrebbe essere stato “fatto fuori” per questioni personali. Questioni, purtroppo per i familiari, non ancora chiare. L’inchiesta è ancora aperta, classificata come “caso irrisolto”, a dare la svolta potrebbero tutte le analisi su quelle tracce di sangue e su tutti gli indizi ritrovati e repertati. Sperando, che il bosco, “parli”. E dica la verità. La sua verità. Finalmente.

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