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Animali a due e a quattro zampe

Sangineto si prepara alla manifestazione nazionale del 26 novembre in memoria del cane Angelo

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    La situazione rischia di degenerare. Per il 26 novembre è prevista una manifestazione a Sangineto in difesa della memoria del cane Angelo, barbaramente impiccato da quattro balordi per puro divertimento. Su facebook sono più di uno i gruppi che stanno organizzando pullman da molte regioni d’Italia, tra cui la Calabria, al nome di L’Urlo di Angelo. La lista delle adesioni si aggiorna continuamente. Si tratta, per lo più, di sigle e associazioni animaliste, in testa l’Oipa, Organizzazione Internazionale Protezione Animali, ma anche tanti semplici cittadini. I responsabili sono in attesa di giustizia. E l’obiettivo dei manifestanti sarà proprio quello di ottenere un inasprimento delle pene per loro e per tutti coloro che maltrattano o uccidono animali. Gli organizzatori della manifestazione hanno già fatto pervenire una formale istanza alle prime tre cariche dello Stato e ai relativi gruppi parlamentari; gruppi spontanei hanno avviato la raccolta di firme, allestendo banchetti in alcune città italiane, tra cui Roma. Le associazioni animaliste di Viterbo e provincia, ad esempio, hanno indirizzato una lettera al Ministro della Giustizia, in cui si legge, tra le altre cose, il desiderio che “Angelo, ovunque sia, possa vedere i suoi aguzzini puniti e non sia ucciso una volta di più, anche nella memoria, perso tra rimpalli di responsabilità, sottovalutazione, menefreghismo, omertà strisciante e burocratica amministrazione della legge. Ribadisca, invece, a tutti, italiani e stranieri, che in Calabria non esiste solo la legge della ‘ndrangheta, ma quella prevalente della Repubblica Italiana”. Una reazione per molti imprevedibile, a fare le spese del vile gesto ora è tutta la comunità di Sangineto. Parlando con alcuni cittadini del paese tirrenico, le prime conseguenze si sono già viste la scorsa stagione estiva, con un calo evidente delle presenze turistiche. Un contraccolpo dovuto con ogni probabilità allo scalpore mediatico della notizia, soprattutto dopo il servizio de Le Iene. E a proposito di questo, chi abita a Sangineto ha incassato malvolentieri il colpo, accusando il programma di aver costruito ad arte quel reportage. Come? Intervistando numerosi cittadini, salvo poi mandare in onda i più semplici e sprovveduti, dando quindi del paese e della sua gente una immagine non rispondente completamente alla realtà. Inoltre, sono state filmate case disabitate, lasciando invece intendere che i loro legittimi proprietari non si fossero affacciati per omertà. Da giorni campeggia su molte strade – quello nella fotografia è a Belvedere M.mo – un cartellone con su scritto: “Tutta Italia chiede giustizia per Angelo, il cane barbaramente ucciso a Sangineto da quattro bestie a due zampe”. Lo slogan iniziale era addirittura “Assediamo Sangineto”. In poche parole, pur rimanendo tutta intera la verità di un gesto ignobile, forse è giunto il momento di ristabilire la correttezza e l’onestà dell’accaduto, ponendo qualche semplice domanda. La comunità di Sangineto merita di essere messa interamente alla gogna per le responsabilità di quattro balordi? Cosa succederà il 26 novembre prossimo? È giusto prendere solo le distanze dal vile gesto oppure adoperarsi fattivamente affinché questo non si ripeta, con azioni concrete, ad esempio, contro il randagismo, azioni umanitarie e non bestiali, appunto? Quello del randagismo non è un problema secondario nei nostri paesi, soprattutto i cani sono fatti vittima di scherzi o violenze più o meno gravi, ma anche di tanto affetto di singoli, che provvedono a sfamarli o ad adottarli. Dai dati reperiti online, i canili a Cosenza e provincia sono cinque, a Tortora, Mendicino, Villapiana e Cosenza, a Fuscaldo, municipali o afferenti all’Azienda sanitaria provinciale. In quello di Fuscaldo, ad esempio, ricovera i randagi il comune di Santa Maria del Cedro, per una spesa annua di 15.000 euro. A Rossano, più che un canile, esiste un rifugio capace di ospitare fino a 90 animali. Dal web non risulta però quali di questi ricoveri per cani siano ancora attivi e quali no, incorsi magari nel frattempo in ordinanze di chiusura, come successe a quello di Paola qualche anno fa. Su facebook, tra i post più meno sentiti e quelli più o meno deliranti, si legge anche “La vera Calabria è sgomenta, la vera Calabria è indignata, la vera Calabria è arrabbiata, la vera Calabria pretende giustizia”. Prendere atto di questo moto di ribellione è prendere atto che è ancora presente in Calabria la reazione ad azioni vili e criminali. Se non fosse che si manifesta con maggiore coinvolgimento e partecipazione quando le vittime sono gli animali, in questo caso il povero cane Angelo, diventato, suo malgrado, il simbolo di una battaglia collettiva e, nello stesso tempo, la cartina di tornasole di una realtà ancora fin troppo omertosa e cieca e insensibile nei confronti delle brutture che deturpano il nostro paesaggio, delle ingiustizie che i subiscono i cittadini, della violenza, di cui sono fatti oggetto donne e uomini. Insomma, occorre dimostrare, forse, per davvero, che la Calabria non è “solo” terra di n’drangheta, perchè sa rimanere sgomenta, indignarsi, arrabbiarsi, scendere in piazza anche quando si deve difendere la memoria di una persona. Ancora una volta però siamo arrivati in ritardo, la reazione è giunta dopo uno stimolo: Pavlov ci ha insegnato la teoria del riflesso condizionato proprio grazie ai suoi cani. Il cane Angelo ci ammonisce, invece, a non attendere un input che ci spinga a ristabilire giustizia e onestà, ma adoperarci a prevenire, ristabilendo norme e umanità.

    Tania Paolino

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