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“Ci prendono in giro da 27 anni”

Parole dure della sorella di Bergamini nella giornata dedicata al calciatore sulla cui morte non si è ancora fatta chiarezza

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    “Dopo 27 anni di bugie, depistaggi, assurde archiviazioni, qui c’è un solo eroe: Denis Bergamini!”. Parole e musica dell’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Bergamini, presente alla giornata del ricordo del calciatore scomparso sulla strada statale 106 Jonica nei pressi di Roseto Capo Spulico il 18 novembre 1989. Sui monti della Sila, a San Giovanni in Fiore, a dar sostegno alla sorella Donata, anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. Due sorelle “battagliere e mai dome” alla ricerca di verità e giustizia. L’iniziativa “9862 passi per Denis” è stata organizzata dall’Associazione Verità per Denis, con il patrocinio dell’amministrazione comunale di San Giovanni in Fiore e la partecipazione dello Sci Club Montenero, fiore all’occhiello dello sci nordico calabrese, con la collaborazione del Cosenza Calcio, della Scuola Calcio Denis Bergamini Football Team, delle associazioni Gunesh, La Terra di Piero e Cosenza nel Cuore, degli Anni80, della Curva Sud Cosenza, del Club “Via Popilia c’è” e della Cooperativa La Comune Sangiovannese. Il maltempo ha disturbato e non poco il programma dell’iniziativa, con l’annullamento della passeggiata con lo Sci Club Montenero al Centro Fondo Carlomagno, e lo spostamento del gruppo nel centro storico florense, con la visita al Centro Internazionale di Studi Gioachimiti e all’Abbazia Florense, accolti dal presidente Riccardo Succurro. Un viaggio nella vita e le opere di Gioacchino da Fiore, che si è conclusa con la splendida visione dei Cori Notturni del complesso abbaziale ed una premiazione di Donata Bergamini ai ragazzi dello Sci Club Montenero e al Centro Studi Gioachimiti. Giornata che è proseguita con “A tavola insieme…”, un “prelibato” pranzo alla Pizzeria-Osteria Dolce Bacco, nei pressi dello Stadio “Valentino Mazzola”. Ma il “piatto forte” della giornata del ricordo di Denis Bergamini è stato il convegno del pomeriggio, “27 anni in attesa di Verità e Giustizia”, che si è svolto nella sede della Biblioteca comunale a Palazzo De Marco. Convegno, moderato dal giornalista sangiovannese Francesco Oliverio, che ha visto la presenza di Claudio Dionesalvi (Mediattivista e collaboratore de “Il Manifesto”), di Francesco Ceniti (Giornalista Gazzetta dello Sport e autore del libro “I grandi gialli del calcio – Dodici misteri intorno al mondo del pallone”) e Gioacchino Criaco (autore della prefazione al libro e di “Anime Nere”), dell’avvocato Fabio Anselmo (legale della Famiglia Bergamini), di Donata Bergamini, sorella di Denis. Un incontro “cadenzato” dalle letture di alcune pagine del libro di Ceniti, da parte dell’attore e regista teatrale Salvatore Audia, che ha visto la presenza tra gli altri del D.S. del Cosenza Massimo Cerri. È stata un’emozionata Donata, ad aprire il convegno, ricordando come “il corpo di mio fratello parla e racconta una differente verità, rispetto a quelle raccontate nelle aule dei tribunali. Stiamo lottando, io e mio padre, perché sin dal primo momento in cui abbiamo visto il corpo di mio fratello, senza un livido, appariva chiaro che non poteva essere stato trascinato per sessanta metri da un tir carico di arance”. Ventisette anni in cui “siamo stati presi in giro, ma non ci siamo mai arresi ed oggi sappiamo che a breve ci saranno delle novità importanti”. Il giornalista Francesco Ceniti ha spiegato come risolvere il caso Bergamini “rappresenti una questione di civiltà, perché quello che è capitato alla famiglia Bergamini potrebbe tranquillamente capitare a noi e quando dovessimo chiedere aiuto, troveremmo davanti a noi il vuoto”. “Purtroppo al sud – ha proseguito – a volte ci si trova difronte a leggi scritte e non scritte, come ha ben raccontato Criaco nel suo libro, ma vedere che proprio qui da anni si è alzato un movimento che sostiene la famiglia, è un segnale positivo di reale cambiamento, perché non è facile sostenere un peso così gravoso e bene hanno fatto i Bergamini a scegliere la strada della battaglia civile, dove ciascuno di noi, nel suo piccolo, può dare il suo significativo contributo”. Claudio Dionesalvi, nel suo intervento ha parlato di “post-verità” che è qualcosa “costruita su fatti artefatti da circostanze diverse e che arrivano a convincere migliaia di persone come se si parlasse di verità conclamata”. Per il mediattivista cosentino “la vicenda di Denis entra a pieno titolo nella post-verità e per farsene una ragione, basta leggere il dispositivo dell’ultima sentenza emessa dal Tribunale di Castrovillari, dove la Procura parla di essersi attenuta ai “fatti, perché a noi la verità storica non interessa. Ma come si fa a scindere gli avvenimenti accaduti quel 18 novembre del 1989 dalla verità storica? Non si sarebbe certamente arrivati alla sentenza del caso Aldrovandi senza avere analizzato la verità storica in cui la vicenda è maturata. E così si potrebbe arrivare ai grandi misteri italiani come Ustica, Piazza Fontana ecc. dove la verità storica è basilare per ricostruire i fatti accaduti”. Per Gioacchino Criaco, “la vicenda Bergamini è una delle tante storie di ingiustizie che abbiamo nel nostro Paese, dove chi ne è vittima, può reagire con un carico d’odio, oppure con la fierezza di portare avanti una battaglia di civiltà come fanno in tanti in Italia”. A concludere l’iniziativa l’avvocato Fabio Anselmo, che dopo aver lavorato ai casi Aldrovandi, Uva, Cucchi, si è imbattuto in quello “di Bergamini, che all’apparenza era del tutto diverso. Man mano che ho iniziato a leggere l’incartamento, mi sono trovato a convincermi sempre di più che per Bergamini si possa parlare di delitto di Stato. Perché si iniziato con il criminalizzare la vittima, poi si è passati a non tenere conto della verità storica di cui parlava Dionesalvi, e poi a trattare con superficialità tutto quello che l’evidenza dei fatti raccontavano”. Il legale ferrarese infine ribadisce come “la legge deve essere uguale per tutti e lo deve essere anche per coloro che sono responsabili della morte di Denis Bergamini e dobbiamo dirlo. Io penso che ci siamo vicini e nei prossimi giorni ci saranno sviluppi, ma non ci sono e non dovrebbero esserci eroi ma, in questo caso purtroppo, ci sono perché le cose non hanno funzionato per come dovrebbero. Per questo ci troviamo – conclude Anselmo – davanti ad un eroe che non avrebbe voluto esserlo: Denis Bergamini”. Cala così il sipario sulla “giornata del ricordo di Denis” tra emozioni forti e speranza. Una speranza nella “verità e giustizia”!

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