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Oggi giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Soraya e la scelta della libertà

LE STORIE ESCLUSIVE DI CONSENZAINFORMA.IT Una rinascita spirituale e fisica. Da occidentale e cristiana. Solo per amore

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    Una convinta conversione. Una rinascita spirituale. Di fede e, per amore. La rinascita, soprattutto, interiore, nonché spirituale è quella di Soraya, un’affascinante 28enne iraniana, “disconosciuta” dalla sua famiglia perchè diventata troppo occidentale e troppo appassionata di studi e di cultura. Soraya, cresciuta da sola e costretta a diventare grande prima della sua reale età anagrafica, prima a Roma, poi a Bologna e Firenze e ora a Cosenza, ha trovato la sua nuova dimensione umana, personale e religiosa. Suo padre Amir, infatti, non ha mai approvato la scelta di sua figlia di andare a scuola e frequentare l’Università. Ma, Soraya, pur di realizzare i suoi sogni, ha “sfidato” l’integralismo religioso e mentale di suo padre che, per colpa di quei libri e della passione per l’oftalmologia, ha bollato sua figlia come grande disonore della sua famiglia. Ma, per Amir sua figlia ha fatto anche di peggio, decidendo di amare un italiano e non assecondando le volontà della famiglia che aveva scelto, sia dalla culla, Faraz, come l’uomo giusto per Soraya. L’unico in grado, anche per volontà di Allah, di prendere in sposa Soraya. Ma, nonostante tutto, la 28enne non ha mai “chinato” la testa a suo padre. Né in segno di reverenza, né come atto di rispetto e sottomissione. Come la sua cultura impone. A peggiorare la situazione, si c’è messo anche Behrang, suo fratello, di due anni più grande. Per Behrang, sua sorella con il suo comportamento e la sua ostinata fermezza, stava peccando e imprecando contro suo padre e contro Allah. Solo sua sorella Azara, pur mantenendo un atteggiamento di ascolto e devozione alla famiglia, ha fatto il tifo per Soraya, sperando che lei ce la facesse. Sperando che sua sorella, riuscisse a riprendersi in mano la sua vita. Tramite Amira, un’amica di famiglia, considerata da tutti una donna equilibrata e giusta, la 28enne è riuscita a trovare il modo di partire e il coraggio di cambiare. Quella ristrettezza mentale, quelle limitazioni religiose, quegli ostacoli sociali e quelle tanti, troppi no e atteggiamenti di chiusura e riverenza, non riusciva più ad accettarle. Soraya stava cambiando fuori, ma era maturata, molto prima, dentro. Nella testa, nell’anima e nel cuore. In appena sei giorni, ha ridisegnato, progettato e preparato la sua nuova vita, puntando tutto sull’Italia. Il Paese delle scommesse su se stessi, il posto dove crescere, dove studiare e dove vivere. L’iraniana è arrivata a Roma, con tre trolley carichi di vestiti, speranze e libri. Ma, senza passato. Quello l’aveva lasciato in Iran, l’aveva lasciato nelle mani di suo padre Amir. Come un gesto di sfida, come un “grido” di ribellione, come un urlo di libertà. A Roma, Soraya ha studiata e si è laureata in oftalmologia, con specializzazione anche nelle malattie della cornea e della retina. A Roma, la ragazza non solo cresce personalmente e professionalmente, ma si apre al mondo, quello occidentale, quello cristiano, quello libero. Esattamente proprio quello che per tanto tempo, suo padre le aveva impedito di scoprire e, perfino, di studiare. Poi, lasciata Roma, Soraya ha vissuto a Bologna e Firenze. Nuove città, nuove occasioni per crescere, per maturate e per trovare sempre più una sua nuova dimensione. Una sera, passeggiando per il centro di Firenze, ha incontrato Attilio, 32enne cosentino, laureato in Scienze Politiche e appassionato di cultura medio orientale. Tra i due, il colpo di fulmine è stato immediato. Un “dono” di Dio, come lo definisce Soraya. Attilio parla sempre di Cosenza, la sua città la porta dovunque. Pure a tavola. E, Soraya, s’innamora sempre di più. Di questo ragazzone dagli occhi verdi, dai capelli castano chiari, dal fisico atletico e dalla bravura ai fornelli. Soprattutto per la pasta e patate. Ara tieddra. Cosenza è l’ultima tappa di questo viaggio. Soraya segue Attilio e, per amore suo, decide anche di convertirsi. Facendosi battezzare come cristiana e ribattezzare, con l’acqua benedetta, come donna a nuova vita. Soraya trova anche lavoro, in un centro specialistico di ortottica e oftalmologia. La 28enne, con l’aiuto di Sonia, mamma di Attilio, si rinnova il suo guardaroba e si sente più donna, più vera. Più vicina a se stessa. Soraya fa volontariato, aiuta chi ha più bisogno (frequenta un gruppo di sostegno sociale e si occupa di bambini abbandonati e donne maltrattate, ndc) e ha anche imparato a cucinare. “La pasta e patate ara tieddra – racconta sorridendo e in un italiano ancora influenzato da cadenze lessicali arabe – non l’ho imparata a fare. Ma so fare tante altre cose. Mi piacciono – continua, sorridendo anche con gli occhi – i “vruacculi”. Non mi manca nulla della mia vita precedente, ho solo tanta nostalgia di mia sorella, costretta, per volontà di mio padre e per salvare il buon nome della famiglia, a sposare Faraz. Che non ama, ma che rispetta e gli vuole bene. Sogno spesso di andarla a prendere. Glielo devo. Se oggi sono qui, se oggi sono sorridente, se oggi mi sento donna e libera, lo devo ad Azara. Cosenza è una città straordinaria. Con le persone ho instaurato un bel rapporto. La famiglia di Attilio mi ha accolta e fatta sentire una di casa. E, nonna Gemma, ogni sera mi fa lezione. Di cosentino, di cucina e di vita”.

    Carmine Calabrese

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