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EDITORIALE. L’amore è dono meraviglioso. Trattiamolo come tale

Fin quando ci saranno uomini che scambieranno la gentilezza di una carezza per un “marchio” d'appartenenza, allora l'amore perderà il potere benefico della sua magia (di Carmine Calabrese)

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    Quella deflagrazione di possessività che fa detonare gli istinti. Quelli più animaleschi. La cronaca nera, con annessi risvolti giudiziari, è piena zeppa di storie di uomini che “posseggono” donne, di storie di uomini, di ogni età e di diversa condizione sociale e culturale, che non cercano solo una donna da amare, ma, spesso, purtroppo, vogliono qualcuna da “avere”. Tutta per loro. Ogni giorno il fenomeno dello stalking è molto più simile ad un “bollettino di guerra” che ad un’istantanea della e sulla realtà. Il “giallo” simbolo dell’8 marzo appena trascorso è stato “macchiato” dal sangue innocente di Antonella Lettieri, la 42enne di Cirò Marina, brutalmente assassinata nel giorno delle donne, “santificato” dal calendario e dalle mimose. E, sempre in questo giorno che “esalta” le donne e “festeggia” la gentilezza e la femminilità, da Cosenza arriva la storia di uno stalker, denunciato dalla polizia per l’ennesima intrusione, non autorizzata, nella vita e nell’intimità affettiva di una professionista. Una donna, sposata e realizzata che, da tempo, deve fare i conti con un persecutore “emozionale” e un “cacciatore” affettivo, che s’è invaghito di lei. Perdutamente. Così da convincersi di poterla “possedere” nella sua mente, di poterla “controllare” con i suoi occhi, di poterne “abusare” con l’istintività animalesca e perversa della sua mente. E, le storie, sono tante, sono altre, sono raccapriccianti. Fin quando ci saranno uomini che scambieranno l’esigenza d’amare con il bisogno di possedere, a tutti i costi, parlare ancora d’amore non avrà senso. Fin quando ci saranno uomini che sostituiranno la dolcezza di un “ti amo”, con la brutalità di “tu sei solo mia, devi essere solo mia”, fin quando ci saranno uomini che scambieranno la gentilezza di una carezza, per un “marchio” d’appartenenza, allora l’amore perderà tutto il suo fascino e anche il potere benefico della sua magia. Ogni giorno, in ogni angolo del mondo, in ogni corso cittadino, davanti ad un qualunque tramonto o vicini ad un qualsivoglia paesaggio, se anche un solo uomo penserà o “pretenderà” di possedere l’amore e anche la vita di chi dice di amare, il mondo, soprattutto, quello maschile, ne uscirà sconfitto. Irrimediabilmente sconfitto. La cronaca quotidiana ci riferisce di stalking, di amori sbagliati, di amori malati, di botte e schiaffi, pedinamenti e ossessioni. E, ogni volta, ogni storia, ogni rigo scritto, ogni appunto letto, diventa come uno schiaffo che prende in pieno volto chi ne scrive e chi legge, diventa come un pugno diretto alla bocca dello stomaco, diventa come un gancio ben assestato tra le costole. Sarebbe semplicistico e forse anche terribilmente ingiusto, nei confronti delle donne, dire che chi cerca di “possedere” l’amore, lo fa solo perché malato o per un deficit d’attenzioni e carezze che si porta dietro da chissà quanto. Pretendere d’amare e di essere identicamente amati e ricambiati, non è amore. Nemmeno si ci avvicina. E’ un surrogato d’amore, ma uno di quelli esposti, a buon mercato, tra gli scaffali dell’affetto. L’amore è un dono meraviglioso. Abbiamo il dovere di trattarlo come tale. Dobbiamo prendercene cura. Dobbiamo proteggerlo. Abbiamo il diritto di amare, ma senza imporlo l’amore, senza dettare condizioni, senza costruire recinti, senza nasconderlo in labirinti. L’amore è un dono e come tale va regalato. Prima a chi amiamo, davvero, poi a noi stessi. L’amore, quello vero, quello tenero che abbiamo imparato da piccoli, quello romantico di cui abbiamo sentito parlare, quello energizzante che vorremmo provare e quello salvifico che desideriamo trovare, esiste e non è solo un’invenzione delle favole. L’amore è paziente, l’amore è perdono, l’amore è la più grande esaltazione della vita e per la vita. Raccontando la realtà, vivendola, respirandola, annusandola, studiandola, osservandola, vivisezionandola, fotografandola ci si rende conto delle tante, troppe, forme di disagio, non strettamente economiche, sociali e occupazionali, ma anche comportamentali, relazionali e affettive, che caratterizzano la nostra contemporaneità. Ci si rende conto che ci sono uomini, ci sono ragazzi, ci sono storie, ci sono spaccati di vita affettiva che sono “incancrenite” e sono piene di “metastasi” passionali di possessività, ci si rende conto che sono anime disperate, bisognose di “trasfusioni sentimentali” per sentirsi vivi, per sentirsi bene, per sentirsi forti. Ci si rende, quotidianamente, conto che quando l’amore diventa ossessione, diventa scelta di possesso, diventa logica di predominio, diventa malattia, diventa imposizione, diventa incubo, allora le vittime sono due: le donne e lo stesso amore. E, spesso, entrambi si macchiano del colore nero e del colore rosso della cronaca.

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