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Processo “Nepetia”: la Cassazione assolve definitivamente l’appuntato della guardia di finanza Domenico De Luca

Dichiarato inammissibile il ricorso della procura generale

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    Assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. Così, di fatto, si è espressa nei confronti dell’appuntato scelto della guardia di finanza, Domenico De Luca, la seconda sezione penale della suprema Corte di cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla Procura Generale di Catanzaro avverso l’assoluzione nel merito con la più ampia formula pronunciata dalla Corte di Appello di Catanzaro Prima Sezione Penale. Una decisione che accoglie integralmente le tesi difensive sostenute dall’Avv. Gregorio Barba, del foro di Cosenza, e ora diventa definitiva restituendo serenità e onore al militare in questione, che era stato coinvolto nell’operazione “Nepetia” del dicembre 2007, eseguita dalla stessa Guardia di Finanza al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Un’operazione che portò al fermo di 39 persone e di numerosi esponenti delle consorterie mafiose amanteane Domenico De Luca è stato tratto a giudizio per rispondere dei reati di associazione mafiosa e di rivelazione di segreti d’ufficio perché, secondo l’accusa, in violazione dei propri doveri e abusando della sua qualità avrebbe effettuato ricerche sul conto e per conto di alcuni soggetti di vertice e affiliati al predetto sodalizio criminale utilizzando gli apparati informatici della Procura della Repubblica di Catanzaro, presso cui prestava servizio, al fine di renderli edotti dell’esistenza e dello stato di un procedimento penale eventualmente pendente nei loro confronti o sul conto di sodali dell’organizzazione di tipo mafioso in questione. All’esito del giudizio di primo grado, celebrato con le forme del rito abbreviato, il G.u.p. presso Tribunale di Catanzaro aveva assolto il finanziere De Luca dal reato di associazione mafiosa e lo aveva condannato, invece, per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio. In accoglimento del gravame proposto dall’imputato, la Corte di Appello di Catanzaro aveva poi assolto l’appuntato De Luca da quest’ultimo reato. Ma il procedimento penale non si concludeva, poiché la Corte di Cassazione, investita dalla Procura Generale di Catanzaro, aveva successivamente annullato tale sentenza assolutoria con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Catanzaro, che assolveva poi De Luca dal di rivelazione di segreto d’ufficio, ritenuta mancante la condotta di esternazione del segreto, riqualificando però i fatti nel diverso reato di accesso abusivo a sistema informatico e per il quale l’imputato veniva condannato. Il lungo iter giudiziario vedeva successivamente, su ricorso proposto dalla difesa di Domenico De Luca, la Corte di Cassazione annullare l’anzidetta sentenza di condanna con ulteriore rinvio ad altra sezione della medesima Corte territoriale per un nuovo esame. Si è così pervenuti al giudizio di rinvio, a conclusione del quale la Corte di Appello catanzarese ha disatteso la richiesta del Procuratore Generale di definizione del processo per prescrizione del reato nel contempo maturata e, condividendo invece le tesi difensive svolte nell’interesse dell’imputato dall’avvocato Barba, all’esito di una attenta valutazione di merito e delle prove valorizzate dallo stesso difensore, aveva assolto Domenico De Luca con la più ampia formula “perchè il fatto non sussiste”. Nondimeno, tale sentenza è stata nuovamente impugnata dalla Procura Generale di Catanzaro ma la Corte Suprema di Cassazione, in accoglimento dei rilievi difensivi prospettati dall’avvocato della difea, ha ora dichiarato inammissibile il ricorso della pubblica accusa. Si conclude così e definitivamente, con sentenza passata in giudicato, l’annosa vicenda giudiziaria del finanziere De Luca , a distanza di dieci anni dalle operazioni relative al procedimento “Nepetia”, che rimane una delle inchieste antimafia più pregnanti svolte sul Tirreno cosentino.

    Rino Muoio

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